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Amato da pochi, odiato da molti, dimenticato per anni e alla fine riabilitato (almeno in parte). La parabola politica di Benedetto Craxi detto Bettino è forse tutta qui. Per anni è stato il politico decisionista per antonomasia, l'uomo forte del socialismo italiano, il leader intenzionato a rompere l'immobilismo della politica italiana.
La sua carriera parte dalle organizzazioni giovanili. Nel 1957, a soli 23 anni, è eletto nel Comitato centrale del Partito socialista. Dal 1960 al 1970 è anche consigliere e poi assessore del Comune di Milano. Nel 1965 entra nella Direzione del Psi e tre anni più tardi, il 19 maggio del 1968, viene eletto per la prima volta deputato nel collegio Milano-Pavia con 23.788 voti di preferenza. Craxi sarà deputato fino al 1992.
L'ascesa alla leadership socialista si consuma nel luglio del 1976 in un drammatico congresso all'Hotel Midas di Roma. A 42 anni, Craxi diventa segretario del Psi in sostituzione di Francesco De Martino.
Bettino impone una virata assai brusca al Psi che fino ad allora aveva sostenuto in pieno il compromesso storico tra Dc e Pci e aveva pagato questa linea scendendo al di sotto del 10 per cento. Craxi non vuole essere un comprimario. Comincia a recitare un ruolo a sé durante il sequestro Moro. Mentre Berlinguer ed Andreotti sono per la linea dura, Craxi sostiene il dialogo con le Br. Dopo la tragica conclusione di quella vicenda, comincia a lavorare per la fine dell'unità nazionale.
Nel 1978 Craxi avvia una feroce polemica ideologica con il Pci. Mentre Berlinguer opera lo strappo dei comunisti italiani dall'Urss Craxi abiura Marx ed esalta il pensiero di Pierre Joseph Proudhon. Riesce a far cambiare anche il vecchio simbolo del suo partito (falce e martello su libro e sole nascente) con un garofano rosso. Nel 1979 i comunisti lasciano il governo e non vi torneranno più. L'anno cruciale della politica craxiana è il 1980. Vince il congresso battendo la fronda guidata da Claudio Signorile. Nel frattempo, a gennaio, il congresso Dc si conclude con un "preambolo" che di fatto chiude le porte a qualsiasi accordo con il Pci.
La lunga marcia di Craxi verso il potere culmina il 21 luglio del 1983, quando viene nominato Presidente del Consiglio sulla scia delle elezioni che hanno dato al Psi "appena" l'11,4 per cento. Ma ormai Craxi è riuscito ad accreditarsi come "ago della bilancia" della politica italiana e la sua ascesa a Palazzo Chigi sembra un esito scontato.
Quello di Craxi è il primo governo a guida socialista (un pentapartito) della storia repubblicana. Nei primi tre anni di vita, l'esecutivo conclude con il Vaticano l'accordo di revisione del Concordato. Nel settembre 1985 si verifica il grave incidente diplomatico con gli Stati Uniti: nell'aeroporto di Sigonella, in Sicilia, atterra il jet che trasporta i dirottatori palestinesi della motonave "Achille Lauro", arrestati dopo aver ucciso a sangue freddo un cittadino americano handicappato di fede ebraico. Circondato dai marines americani che vogliono arrestare Abu Abbas, capo dei sequestratori, l'aereo viene fatto ripartire da una decisione di Craxi.
Un altro caso eclatante è il taglio di quattro punti della scala mobile il 14 febbraio 1984. Opposizione e sindacati insorgono non tanto per la decisione in sé, quanto per il fatto che Craxi ha operato senza consultare le parti sociali, agendo al di fuori della concertazione. Il Pci raccoglie le firme per il referendum che si celebra nel giugno 1984. Vincono i no e Craxi incassa un altro successo.
Nei mesi successivi una crisi si risolve con il reincarico a Bettino: il nuovo governo, entrato in carica il 1° agosto 1986, durerà fino al 17 aprile dell'1987. E bettino stabilisce il record di permanenza a Palazzo Chigi.
L'8 dicembre 1989 l'allora segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Perez de Cuellar, nomina l'ex presidente del Consiglio suo rappresentante personale per le questioni del debito dei Paesi in via di sviluppo. Il 24 ottobre del 1990 riceve anche l'incarico Onu di Consigliere speciale per i problemi dello sviluppo e per il consolidamento della pace e della sicurezza.
All'inizio degli anni Novanta si prepara alla "Grande Riforma". Vuole il presidenzialismo e si allea con Forlani e Andreotti in vista di una spartizione delle cariche fondamentali (il famoso Caf). Ma prima arriva il voto del 1992 che sconfigge Psi e Dc, poi esplode Tangentopoli.
Travolto dagli scandali giudiziari e inseguito dai mandati di cattura del pool Mani Pulite di Milano, Craxi decide di non affrontare i processi e nel 1994 fugge nella sua villa di Hammamet, in Tunisia, presso la quale capi di Stato e politici di tutto il mondo amavano un tempo farsi ospitare. Per sei anni l'Italia fa finta di scordarsi di lui: pochi i politici - e gli amici - che gli fanno visita. Muore in Tunisia il 20 gennaio 2000. Per gli amici ed i parenti era un esiliato. Per la giustizia italiana un latitante.
Dicono di lui Enrico Berlinguer (nel 1983): "Craxi? Un abile giocatore di poker".
Luciano Violante: "E' una figura controversa, con meriti e demeriti".
Giulio Sappelli (storico): "Quello di non saper scegliere tra la destra e la sinistra in forma esplicita e non surrettizia, sarà in seguito il fallimento di Craxi. Fa il tattico ma non lo stratega. Fa il politico nazionale ma non lo statista. Ed è questo suo oscillare che ha posto una delle basi della crisi della mediazione, allorché ha definitivamente scelto il patto con Andreotti, mentre la situazione internazionale irreversibilmente mutava e quindi quel patto medesimo, dopo l'89, veniva inteso dall'alto capitalismo come un prezzo che non era necessario, come un tempo, pagare".
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