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La conferenza di Bonn lo ha scelta come premier provvisorio del governo afghano. Di etnia pashtun, 46 anni, Hamid Karzai non era presente al vertice delle etnie afghane in Germania perché impegnato nell'assedio a Kandahar come comandante delle truppe filo monarchiche del Sud. Proviene da una famiglia saldamente legata alla casa reale. Molti suoi antenati sono stati alti funzionari pubblici dell'Afghanistan. E' il capo carismatico della tribù meridionale dei Popolzai e negli ultimi mesi è stato uno dei sostenitori più convinti del ritorno sulla scena politica dell'ex re Mohammad Zahir Shah.
Karzai spenda buona parte degli anni Ottanta negli Stati Uniti. La sua famiglia crea infatti una catena di ristoranti tradizionali afghani a Chicago, San Francisco, Boston e Baltimora. Partecipa alla guerra contro gli invasoti sovietici a partire dal 1982 (i russi erano netrati nel Paese nel 1979) comandando la resistenza nel Sud del Paese e impegnandosi nella ricerca di armi e di finanziamenti per le tribù pashtun.
Con il crollo del regime di Najibullah (1992) diventa viceministro degli Esteri nel governo dei mujaheddin. Mantiene la carica fino al 1994, quando il protrarsi della guerra civile lo convince ad abbandonare ogni responsabilità politica.
Nel 1994 guarda con favore all'ascesa dei Talebani. Conosce molti dei leader del nuovo movimento ed è convinto che i seguaci del Mullah Omar siano gli unici in grado di riportare ordine nel Paese e di difendere gli interessi dell'etnia pashtun dall'egemonia dei gruppi etnici del Nord (tagiki e uzbeki). Bastano però pochi mesi di governo dei Talebani per fargli cambiare opinione. Comincia a "notare strane facce" agli incontri politici a cui viene regolarmente invitato a Kabul. Dirà in seguito: "Mi accorsi che i Talebani non erano altro che la longa manus dei servizi segreti del Pakistan.
Comincia a denunciare la presenza di campi di addestramento per estremisti islamici stranieri: "Sono venuti qui per imparare a sparare e gli obiettivi su cui si esercitano sono le donne e i bambini afghani. Dobbiamo buttarli fuori". Costretto all'esilio nel 1997 nella città pakistana di Quetta, continua la sua propaganda anti talebana insieme al padre Abdul Ahad Karzai, ex senatore, ucciso una sera del luglio 1999 al ritorno dalla Moschea. E' quasi certo che i mandanti dell'omicidio siano proprio i Talebani.
L'8 ottobre 2001, il giorno dopo l'inizio dei bombardamenti Usa, Karzai rientra clandestinamente in Afghanistan per organizzare la rivolta delle tribù pashtun del Sud contro i Talebani. Riesce a sfuggire all'agguato in cui cade Abdul Haq, altro leader monarchico rientrato in Afghanistan con l'appoggio degli Usa.
E' sempre stato in contatto telefonico con la conferenza di Bonn, ed era anche intervenuto via satellite invitando tutti i delegati all'unità nazionale e alla riconciliazione. "Noi siamo una sola nazione, una sola cultura, noi siamo uniti e non divisi".
Sposato, senza figli, ha sette fratelli e una sorella. Parla un inglese fluente e ama vestirsi all'occidentale. Lui stesso si descrive come un musulmano moderato. Appassionato di buzkashi (lo sport nazionale afghano), Karzai è un misto di tradizione e innovazione che piace agli osservatori occidentali e non scontenta i pashtun, la principale etnia dell'Afghanistan.
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