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Com Massud, morto il 13 settembre (in seguito alle ferite riportate in un attentato del 9 settembre)esce di scena un personaggio leggendario dell'Afghanistan contemporaneo. E' stato il capo carismatico dell'opposizione ai sovietici prima e ai Talebani poi. Le truppe dell'Alleanza del Nord entrate a Kabul il 13 novembre 2001 espongono suoi ritratti sui tank e sui camion.
Di etnia tagika, Massud è nato nel 1953 nel villaggio di Jangalak, nella regione del Panshir, a Nord di Kabul. Di buona famiglia, il padre militava come ufficiale sotto il re Zahir Shah. Per decisione del padre il giovane Massud frequenta il Licèe francese di Kabul, la scuola "bene" dell'Afghanistan di allora, e poi il Politecnico. Tra le sue letture Mao e Che Guevara. Nel 1975 fonda il suo primo gruppo armato e quando nel 1979 l'Unione Sovietica invade l'Afghanistan diveta uno dei leader della resistenza islamica dei mujaheddin.
In questi anni gli viene attribuito il soprannome di "leone del Panshir". Per sette volte i russi tentano di conquistare la regione da lui difesa e per sette volte sono respinti. Massud combatte per il suo popolo e per la democrazia. Nel 1992 il colpo definitivo all'influenza sovietica, la destituzione del governo filorusso di Najibullah. Massud consegna il Paese al professore teologo Burhanuddin Rabbani, che guida il partito democratico Jamiat Islammi. Rabbani è fautore di un governo progressista, anche se islamico.
E' a questo punto che l'Afghanistan implode in una guerra senza quartiere tra gli artefici della sconfitta del governo filosovietico. Massud, vicepresidente e ministro degli esteri, è bersagliato in prima persona dalla rivalità e dall'odio etnico di Gulbuddin Hekmatyar, capo del partito di opposizione Herzbi Islammi. La lotta spiana la strada ai Talebani che nascono come forza politica nel 1994 sono già padroni del Paese.
Hakmatyar bombarda tutti i giorni Kabul, riducendola ad un cumulo di macerie. Nel 1996 l'ascesa dei Talebani costringe Massud a ritirarsi nella valle del Panshir. Ha tra i 15 e i 20 mila combattenti e controlla circa il 10% dell'Afghanistan. Stringe alleanza con l'ex nemico Dostum, il generale uzbeko, rientrato Afghanistan dopo quattro anni di esilio in Turchia. E' così che nasce l'Alleanza del Nord. Una coalizione eterogenea, tenuta insieme dal carisma e dall'abilità politica di Massud.
Nel 1999 compie un "giro diplomatico" in Europa, cercando di sensibilizzare i Paesi occidentali al dramma afghano. Denuncia le connessioni tra Talebani e Osama Bin Laden. "Quello che accade a Kabul potrebbe diventare presto un problema mondiale", avverte. Ma nessuno lo ascolta.
La lotta di Massud è disperata. I Talebani si ripromettono di conquistare anche quello spicchio di Afghanistan fuori dal loro controllo. Massud deve affrontare l'emergenza dei profughi che scappano dai Talebani. Migliaia di persone stipate in campi fatiscenti, in condizioni sanitarie spaventose. Ma il "Leone" si difende con le unghie e nelle interviste che rilascia ai pochi giornalisti occidentali che si avventurano nel Panshir si mostra fiero e determinato.
Massud è ferito il 9 settembre del 2001 in un attentato suicida commesso da due arabi che si fingono giornalisti, in possesso di passaporti belgi contraffatti. I due riescono ad avvicinare Massud e durante il colloquio avevano fanno esplodere una bomba nascosta in una telecamera. L'attentato sarebbe maturato grazie a una triangolazione tra talebani, servizi segreti pakistani e l'onnipresente Bin Laden. Qualcuno sospetta che l'omicidio sia un segnale per i kamikaze pronti in Usa.
Due giorni dopo tutto il mondo è costretto a imparare chi sono i Talebani e cosa succede in Afghanistan. Per qualche giorno la notizia del ferimento di Massud è smentita. Poi il 14 l'Alleanza ammette la morte del Leone.
Il 16 settembre 2001 migliaia di persone si radunano a Jangalak per i funerali di Massud. Nel corso di tutta la cerimonia funebre si alzano al cielo le grida di rabbia e dolore dei suoi seguaci, che lanciano anche slogan come "Morte a Bin Laden", "Morte ai talebani" e "Morte al Pakistan". Dicono di lui: Massud (di se stesso):"Io mi considero una persona che ha dedicato la sua vita alla liberazione del suo Paese e del suo popolo. E' per questa che stiamo combattendo".
Ettore Mo (Inviato di guerra): "Ho incontrato varie volte Massud. Con lui l'Occidente ha perso un valido punto di riferimento nello scacchiere afghano".
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