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Quando guida il golpe - incruento - del primo settembre 1969 che scalza il vecchio re Idris di Libia non ha ancora 28 anni. E' il più giovane capo di Stato del mondo.
Appena dieci giorni prima della rivoluzione è tenente. Quindi da vero self made man si autopromuove colonnello. Ma non basta: alla carica di presidente del Consiglio rivoluzionario (massimo organo esecutivo e legislativo del regime) aggiunge quelle di Primo ministro, ministro della Difesa e di presidente del Consiglio nazionale della difesa. Nel 1977 diverrà poi presidente della Libia.
Per arrivare al potere si avvale della collaborazione di circa settanta giovani ufficiali. Ben presto ne restano al suo fianco soltanto un paio. Gli altri vengono "emarginati". Il disegno è chiaro: accentrare nelle sue mani il potere per perseguire un disegno politico ambizioso.
Primo punto: "Elevare la condizione spirituale e materiale del popolo libico", restaurando rigidamente i dogmi della religone musulmana. Secondo: isolare gli istituti cattolici e liberarsi della presenza degli ecclesiastici. Terzo: smantellare le basi inglesi e americane per ripulire la società libica "corrotta" dai costumi ocidentali.
Modello dichiarato - per lui come per molti altri giovani arabi - è l'allora presidente egiziano Nasser, leader del cosiddetto movimento del "neonazionalismo panarabo". Il rapporto con l'Egitto si dimostra subito molto saldo ed è decisivo per l'affermazione e il riconoscimento del colonnello. Uno dei primi atti del Consiglio della rivoluzione è proprio il patto di unità con Il Cairo.
Da allora - e sono trascorsi più di trent'anni - Gheddafi è ancora alla guida del popolo libico, nonostante gli innumerevoli tentativi che sono stati compiuti per scalzarlo. Sia dall'interno che per opera di Paesi stranieri. Ci provano anche gli odiati Stati Uniti che bombardano la sua residenza a Tripoli. E' la notte tra il 14 e il 15 aprile del 1986. Nel corso dell'attacco perde la vita la sua figlia adottiva e sembra che lui stesso rimanga ferito (ma di questa notizia non si avrà mai conferma ufficiale). A volere questo è il presidente Usa Ronald Reagan in seguito a un attentato in un locale tedesco frequentato da militari americani. Per l'America il responsabile è lui: Gheddafi. Il colonnello reagisce lanciando un missile verso l'isola di Lampedusa. "Era destinato alla Sesta Flotta, non all'Italia", afferma.
Ora - in seguito all'attentato dell'11 settembre 2001 di New York e Washington -sorprende il mondo dichiarandosi vicino al gigante americano ferito.
Come è spiegabile questo cambiamento di rotta? Dopo aver fatto scudo e offerto protezione negli anni Ottanta al terrorismo internazionale, ora si proclama difensore di quell'Occidente che vede nel fondamentalismo islamico il suo nuovo nemico.
La risposta forse svela anche il segreto della sua longevità politica: Gheddafi è capace di osare, di provocare anche Paesi ben più attrezzati militarmente del suo, ma anche di retrocedere al momento giusto. Ha una grande capacità di adattamento alle evoluzioni della società libica e della comunità internazionale.
Verso una soluzione della crisi con l'Occidente? La strage aerea di Lockerbie del 1988 è forse il momento di attrito più eclatante tra gli Stati Uniti e la Libia. Muoiono 270 persone. Gli Usa ritengono responsabili due agenti libici. Viene chiesta la consegna dei due attentatori. Il colonnello dice no, si dichiara estraneo, prende tempo. L'Onu nel 1992 impone l'embargo alla Libia. In precedenza sanzioni economiche contro il Paese di Gheddafi erano già state inflitte dall'allora presidente americano, il repubblicano, Ronald Reagan. Queste vengono poi confermate nel 1996 dal democratico Bill Clinton che giustifica la sua decisione accusando la Libia di continuare a favorire il terrorismo internazionale. Solo dopo la consegna dei terroristi (1999) la Libia "torna" nella comunità internazionale e cerca di superare l'ultima diffidenza americana proprio in occasione degli attentati dell'11 settembre 2001.
Capitolo Italia: odio, amore e... Ustica Anche il rapporto con l'Italia vive i suoi momenti critici. Amore e odio si potrebbe dire. Parte della sua famiglia è stata uccisa nel periodo coloniale e lui stesso porta sul braccio i segni dell’esplosione di una mina italiana. Nonostante questo l’Italia diventa il primo partner commerciale della Libia. Si dice che un’automobile su tre, in Italia, viaggia con il petrolio di Gheddafi. Negli anni Settanta almeno. Quindi sul finire del decennio la situazione si fa tesa e le cose cambiano. Tra le prime ipotesi che si fanno sulla tragedia di Ustica del 1980 si punta il dito contro un Mig libico. Ma il colonnello non c'entra. Anzi, si vocifera che in quell'occasione fosse lui il bersaglio di un attentato. E il colonnello nega.
La sua "visione della vita" è affidata invece ad una frase. "L’umanità continuerà ad essere arretrata finché rimarrà incapace di esprimersi in un’unica lingua" ha scritto nel suo Libro Verde.
E ad alcuni versi: Puoi privarti di tutto, tranne che della terra./La terra è l’unica cosa senza la quale non puoi far niente./Se distruggessi le altre cose potresti rimediare, ma guardati dal distruggere la terra, perché allora perderesti tutto!
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