Armando Cossutta

Armando Cossutta
Politico, nato a Milano il 2 settembre 1926
 
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Giornalista pubblicista, autore di numerosi saggi politici, ex consigliere comunale e provinciale, senatore e deputato nazionale dal 1972. Svolge sin da giovanissimo attività politica. Aderisce clandestinamente al partito comunista italiano prima del 25 luglio 1943. Partecipa alla guerra partigiana contro il nazifascismo nella 128ma brigata Garibaldi. Viene arrestato e incarcerato a San Vittore.

Nel 1945 è segretario del Pci a Sesto San Giovanni e successivamente (1958) della Federazione milanese. Nel 1959 entra nella direzione nazionale del partito. Dal 1966 al 1976 è membro della segreteria nazionale del Pci, e ne è il coordinatore, prima con Luigi Longo e poi con Enrico Berlinguer. Dal 1975 al 1984 è responsabile del settore “autonomie locali”.

Cresciuto politicamente sotto l’ala di Longo, segretario del Pci negli anni Sessanta, Cossutta è il tramite dei rapporti tra Pci e Pcus. Un legame stretto con l’Unione Sovietica che lo porterà in più di un’occasione a polemizzare con le scelte operate dal partito, in particolare quelle volute da Berlinguer: il compromesso storico, l’eurocomunismo, la possibilità di arrivare al potere con metodi democratici, ed entrare finalmente nella “stanza dei bottoni” “sotto l’ombrello della Nato”.

La caduta del muro di Berlino, nell’89, e la svolta della Bolognina promossa da Occhetto (1991), non convincono Cossutta, certo che il disastro dell’Urss non possa mettere in discussione il valore del comunismo, semmai uno Stato retto da un regime politico allontanatosi dai principi del marxismo-leninismo. Il Pci diventa Pds e Cossutta è tra i promotori e fondatori, nel 1991, del partito della Rifondazione comunista, di cui sarà presidente. Nelle elezioni del ’94 Rifondazione fa parte dei Progressisti (la coalizione di centro-sinistra sconfitta da Berlusconi), mentre nel ’96 sottoscrive con l’Ulivo un patto di desistenza e appoggia – senza incarichi di governo – l’esecutivo di Romano Prodi.

Milita nel nuovo partito fino al 1998, anno in cui la crisi del governo aperta dalle scelte del segretario di partito, Fausto Bertinotti, induce Cossutta ed altri militanti a staccarsi da Rifondazione dando vita al Partito dei comunisti italiani (Pdci), nel tentativo, poi inutile, di salvare l’esecutivo.
Nell’ottobre del 1999 cade nell’occhio del ciclone “Mitrokhin”. Che lo indica con nome e cognome un "collettore di soldi" per il Pci - secondo quanto si legge nel rapporto - ma anche una fonte confidenziale di Mosca. Nel resoconto del dossier si legge di un incontro che il leader comunista ebbe la notte del 12 dicembre 1975 con l'ambasciatore sovietico in Italia, Nikita Ryzhov. Dalla pagina risulta che Cossutta fosse contrariato dall'atteggiamento dei vertici del Pci in quel periodo: erano i tempi della svolta di Berlinguer. Cossutta. ammette i finanziamenti del Pcus, ammette anche i viaggi moscoviti, ma assicura di non essere stato una spia.

Nel 2000 Cossutta lascia la segreteria del partito a Oliviero Diliberto, conservando la carica di presidente. Sotto la sua guida il Pdci ha sostenuto e lavorato attivamente alla nascita del governo D’Alema, del D’Alema bis, e di quello Amato. Si è dimostrato alleato prezioso per la coalizione ulivista, che lo ha ripagato, nel corso della legislatura, con importanti ministeri, i primi dai tempi della Costituente per militanti comunisti, tra cui Grazia e Giustizia (Diliberto), Lavori Pubblici (Nesi), Affari Regionali (Belillo). Nelle politiche del 2001, vinte dalla coalizione della Casa delle Libertà, Cossutta ha sostenuto la candidatura Rutelli a premier. Una scelta oramai lontana dai progetti e le idee delll’ex compagno di partito, Bertinotti, del quale dice: “É l'alleato più prezioso di Berlusconi”.

Di lui Berlusconi ha detto: “Quanti anni dovrebbe chiedere la Procura di Palermo per Cossutta che ha baciato Milosevic, anche lui un criminale con molti morti sulla coscienza, se ad Andreotti per il bacio a Riina sono stati chiesti 14 anni?”.

  Grandinotizie.it/ 02/ottobre/2001