Carlo Azeglio Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi
Presidente della Repubblica, ex governatore della Banca d’Italia, nato a Livorno il 9 dicembre 1920
 
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Nel 1941 consegue la laurea in Lettere ed il diploma di specializzazione della Scuola Normale di Pisa; nel 1946 la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. Nello stesso anno viene assunto dalla Banca d’Italia. Nel giugno 1960 è chiamato all’amministrazione centrale della Banca, presso il Servizio Studi, di cui assume la direzione il 1 luglio 1970. Due anni dopo diventa segretario generale della Banca d’Italia e vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978.
Nell’ottobre 1979 è nominato governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio italiano cambi, durante la sua gestione sottolinea con fermezza le regole che garantiscono la stabilità della moneta. "Questa stabilità – osserva in un saggio pubblicato dalla rivista Il Mulino - è un bene di cui si avvantaggia tutta la collettività: agevola gli scambi, riduce l’alea delle scelte d’investimento, sostiene il risparmio, pone una delle condizioni d’equità nell’imposizione fiscale. E’ connotato essenziale di un Paese civile. Alla sua difesa è preposta la banca centrale".
Nel 1992, all’indomani della scottante decisione di svalutare la lira nell’inutile tentativo di non uscire dallo Sme, Ciampi si difende in Parlamento. Quasi uno sfogo per dire che la sua decisione era inevitabile. "La finanziaria va approvata subito – osserva - per consentire il rientro nello Sme, che non può avvenire senza aver recuperato credibilità. Ma più si sta fuori – prosegue - più è pericoloso: bisogna uscire da questo limbo".
Lascia l’incarico di governatore il 28 aprile 1993, quando è chiamato dal presidente Oscar Luigi Scalfaro a guidare il cosiddetto "governo dei tecnici" nella doppia emergenza economica e morale dell’inizio degli anni Novanta. Sul piano economico il governo Ciampi interviene nella lotta all’inflazione attraverso l’accordo governo-parti sociali del luglio 1993 e continua il processo di privatizzazione delle imprese pubbliche avviato dal governo Amato. Rimane presidente del Consiglio dei ministri fino alle elezioni politiche del ’94.
Nell’aprile 1996, dopo la vittoria dell’Ulivo, diventa ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica nel governo Prodi. Incarico che ricopre anche nel governo D’Alema. Durante questo periodo – con una costante azione di monitoraggio dei conti pubblici e redigendo manovre finanziarie di grande entità - contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo principale del governo: centrare i parametri previsti dal Trattato di Maastricht, permettendo così all’Italia di partecipare alla moneta unica europea.

Apprezzato da maggioranza e opposizione, il 13 maggio 1999 viene eletto, in prima votazione, decimo presidente della Repubblica Italiana. Nel discorso inaugurale Ciampi torna sui temi economici e di sviluppo a lui cari. Osserva che si va verso un modello economico di forte competizione ed il Paese dovrebbe prepararsi a questo con una rivalutazione del Mezzogiorno, una collaborazione sempre più stretta delle imprese con le università, una privatizzazione più massiccia. Tuttavia, dice "solo la stabilità politica può suscitare quel clima di fiducia che stimola a progettare e a intraprendere, che rassicura i cittadini risparmiatori e consumatori, che sollecita ad investire sul futuro".

Ciampi è anche governatore per l’Italia nella Banca Mondiale e nella banca Asiatica di Sviluppo. Membro del "Gruppo dei Dieci" e del "Gruppo dei Sette", del Cda della Banca dei regolamenti internazionali, del Comitato dei governatori delle Banche centrali della Comunità europea, del Cda del Fondo europeo di Cooperazione monetaria, del Consiglio di presidenza e della Giunta amministrativa del Cnr, nonché della Società degli economisti.
E’ autore, oltre che di numerosi interventi e articoli fra cui: Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea (1996) e Un metodo per governare (1996).

Di lui Ezio Mauro ha detto:
"Un uomo senza ambiguità, che ha scelto la parte progressista del Paese, ma è il più adatto a svolgere l'incarico super partes cui oggi viene chiamato. Un appassionato servitore dello Stato che non ha mai frequentato le illusioni tecnocratiche della politica".

  Grandinotizie.it/ 25/luglio/2001