Marcello Pera

Marcello Pera
Presidente del Senato, nato a Lucca il 28 gennaio 1943
 
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Il sedicesimo presidente del Senato dal 1948 potrebbe essere definito un “filosofo prestato alla politica”. Pera è infatti professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Pisa.

La sua strada verso la carriera accademica non è tra le più semplici. Si diploma ragioniere e lavora prima alla Banca Toscana e poi alla Camera di Commercio di Lucca. Ma questa professione gli sta stretta e decide di studiare Filosofia a Pisa.

Allievo di Francesco Barone, si laurea e sale presto in cattedra. Prima a Catania, dove insegna Filosofia teoretica, poi a Pisa. Deve gran parte della sua fama agli studi su Karl Raimund Popper, il filosofo austriaco teorico della “società aperta”. Pera lo scopre negli anni Settanta e vede in lui un filosofo controcorrente, negli anni dell’ubriacatura marxista di buona parte del mondo accademico italiano. Popper è tra i più importanti teorici del liberalismo, inteso come antitesi di ogni totalitarismo e come sistema in cui è fondamentale la responsabilità dell’individuo. Il suo libro più importante è Popper e la scienza su palafitte, pubblicato da Laterza nel 1982.

Tra gli anni Settanta e Ottanta Pera è un liberaldemocratico di sinistra. Collabora con il Corriere della Sera, La Stampa e il Messaggero. Nel 1994 si avvicina a Forza Italia. Nel 1996 fa parte della "truppa dei professori" (insieme a Saverio Vertone, Lucio Colletti, Giorgio Rebuffa e Piero Melograni) candidati da Silvio Berlusconi. Pera perde nell’uninominale a Lucca, ma è recuperato nel proporzionale in Toscana. Entra così per la prima volta in Senato.

Nei cinque anni di legislatura si mette in luce per uno stile pacato ma fedele alla linea berlusconiana, soprattutto in tema di giustizia. Quando, ad un anno dal voto del 2001, comincia a profilarsi la vittoria del centrodestra, Pera è comunemente indicato come il futuro Guardasigilli. Il 13 maggio vince finalmente il collegio uninominale di Lucca, l’unico della Toscana andato al centrodestra. Nel gioco degli equilibri della coalizione vittoriosa, Pera si sposta dal Ministero di Via Arenula allo scranno più alto di Palazzo Madama. L’elezione del 30 maggio è un vero trionfo. E’ presidente al primo turno. L’Ulivo sceglie di votare scheda bianca, ma applaude il suo discorso d’insediamento. Pera invoca infatti la pacificazione nel Paese e si impegna come garante dei diritti dell’opposizione. Un clima bipartisan che gli procura consensi inattesi. Alla fine anche il premier dimissionario Giuliano Amato rivela di averlo votato.

Dicono di lui.
Giuliano Amato: "E’ una brava persona".
Renzo Foa (giornalista): "Nessuno, in partenza, può considerare il prof. Pera di livello inferiore a quello del suo predecessore, Nicola Mancino".

  Grandinotizie.it/ 02/ottobre/2001