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L'ex generale ed ex primo ministro israeliano nasce il 2 febbraio 1942 in Palestina, nel kibbutz Mishmar Hasharon. Nel 1976, si diploma in Fisica e matematica all'università ebrea di Gerusalemme e, nel 1978, si laurea in Sistemi di ingegneria economica alla Stanford University, in California.
La sua carriera militare, lunga e piena di successi, inizia nel 1959 quando, diciassettenne, viene arruolato nelle forze armate israeliane. Partecipa alla guerra dei sei giorni (1967) come comandante di un gruppo di ricognizione e alla guerra dello Yom Kippur (1973) come comandante di un battaglione di carri armati nel fronte meridionale del Sinai. Viene nominato generale maggiore nel 1982 e partecipa come comandante aggiunto alla missione "Pace per la Galilea" durante l'invasione del Libano. Nel 1991 viene nominato capo di Stato maggiore e promosso tenente generale, il grado più alto dell'esercito israeliano.
È stato il militare israeliano più decorato grazie anche alle missioni condotte all'interno di unità speciali dell'esercito. Si dice che nel 1973 sia ricorso ad un travestimento da donna per riuscire ad avvicinare ed assassinare tre leader dell'Olp residenti a Beirut. Si sa anche che nel 1988 prese parte alla pianificazione dell'assassinio a Tunisi del numero due dell'Olp Abu Jihad, che nel 1972 era il comandante della squadra che all'aeroporto di Tel Aviv, liberò un aereo sequestrato da un gruppo di palestinesi e che, nel 1976, comandava le truppe speciali inviate da Israele a liberare i passeggeri israeliani tenuti in ostaggio da terroristi palestinesi nell'aeroporto di Entebbe, in Uganda.
Nel 1995, abbandona la carriera militare e intraprende quella politica. Dal luglio al novembre di quell'anno, infatti, viene nominato ministro dell'Interno del governo Rabin e, dopo che questi viene assassinato a Tel Aviv da un estremista israeliano (4 novembre 1995), ministro degli Affari esteri durante i circa sei mesi del governo Peres, dal novembre 1995 al giugno 1996. Viene eletto leader del partito laburista nel 1997 e il 17 maggio 1999 primo ministro di Israele, battendo l'allora premier e leader del Likud Benjamin Netanyahu. Il 6 giugno successivo, presenta il proprio governo alla Knesset assumendo l'incarico di primo ministro e di ministro della Difesa.
Riprende, dopo la fase di sostanziale congelamento del suo predecessore, il dialogo di pace con il leader palestinese Yasser Arafat. Presenta, nel giugno 2000, una proposta di ritiro delle truppe israeliane da alcuni territori della Cisgiordania che per circa il 90 per cento dovrebbe rimanere nelle mani della Palestina. La proposta - rifiutata peraltro da Arafat - gli procura pesanti critiche da parte di molte personalità israeliane, che denunciano l'eccessiva generosità nei confronti dei palestinesi.
Con l'acuirsi degli scontri e delle violenze all'interno dei territori occupati a partire dal 28 settmbre 2000, Barak perde il supporto necessario per governare; il 9 dicembre annuncia alla televisione la propria intenzione di abbandonare la guida del governo e, il giorno seguente, presenta formalmente le proprie dimissioni dalla carica di primo ministro al capo dello Stato Moshe Katzav.
Gli viene rinnovata la fiducia dal partito laburista, che lo riconferma quale candidato premier per le elezioni previste per il 6 febbraio 2001.
Tra la fine del dicembre 2000 e l'inizio del gennaio 2001 rifiuta di firmare con Arafat un trattato di pace basato sul piano proposto dall'uscente presidente statunitense Bill Clinton.
Alle elezioni del 6 febbraio 2001 viene battuto dal leader del Likud Ariel Sharon incassando una pesante sconfitta (riceve solo il 37,4 delle preferenze contro il 62,5 del suo avversario). Accetta la responsabilità dell'esito negativo e, dopo un tergiversare che si protrarrà per due settimane, presenta le proprie dimissioni da deputato della Knesset e da leader del partito laburista.
Di lui il leader palestinese Yasser Arafat ha detto, nei giorni seguenti le sue dimissioni da primo ministro, che si sarebbe reso necessario il congelamento dei negoziati e ha, inoltre osservato: "Del resto non sarebbe la prima volta che si blocca il processo di pace. Da quando è al potere, Barak si è distinto nel perdere tempo, ha sempre promesso di rilanciare il negoziato e non ha mai mantenuto la parola" (la Repubblica - 11 dicembre 2000). Sempre dopo le sue dimissioni e dopo che il premio Nobel per la pace Shimon Peres aveva presentato la propria candidatura come premier per le elezioni del 6 febbraio, i due grandi scrittori israeliani Amos Oz e Abraham B. Yehoshua hanno detto: "Barak non è certo perfetto, ma deve essere lui il candidato della sinistra" (la Repubblica - 22 dicembre 2000). Il suo avversario politico Ariel Sharon ha detto a pochi giorni dalle elezioni israeliane del primo ministro: "Ho per Ehud Barak una simpatia speciale dall'epoca del servizio militare. L'ho conosciuto da intrepido soldato e brillante ufficiale, sono stato io a promuoverlo per diventare generale. Mi dispiace tanto la situazione in cui è finito. Barak ha fatto una serie di sbagli nel negoziato con i palestinesi che hanno messo Israele in pericolo. Forse ha agito in questo modo per mancanza di esperienza politica" (Corriere della Sera - 2 febbraio 2001).
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