Slobodan Milosevic

Slobodan Milosevic
Ex Presidente della Jugoslavia, nato a Pozarevac (Serbia) il 29 agosto 1941
 
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Una storia intensa e drammatica quella di Slobodan Milosevic. Nato in un piccolo centro della Serbia centrale, è un bambino con gravi problemi di peso, isolato a scuola dai suoi compagni. Scrive poesie e coltiva sogni di grandezza. Entra giovanissimo nella Lega dei comunisti. Mentre è a Belgrado a studiare legge, suo padre si uccide. Undici anni dopo la madre farà lo stesso. Anche suo zio materno, ex generale, si suicida. Tragedie che segano profondamente il giovane Slobodan. Terminata l'università, si iscrive al Partito comunista. E' il percorso obbligato per fare carriera nella Jugoslavia di Tito. Milosevic diventa funzionario della compagnia statale del gas. Passa poi alla guida della Beobanka, il principale istituto di credito del Paese. Viaggia spesso e soggiorna a lungo negli Usa. Impara i segreti della finanza e affina il suo inglese alla perfezione.

Sposa Mirjana Markovic, insegnante di sociologia marxista a Belgrado. A detta di molti, Mirjana ha un ruolo fondamentale nella carriera politica del marito. Fonda il Partito della sinistra jugoslava, alleato del Partito socialista. Slobo si avvicina al presidente della Serbia Ivan Stambolic. Nel 1986 è eletto segretario del Partito comunista serbo. Il 28 giugno 1989, tiene un discorso destinato a diventare storico a Kosovo Polje. Si tratta di un luogo sacro per i serbi. Qui, nel 1389 vennero sconfitti dai turchi e il Kosovo entrò a far parte dell'Impero Ottomano. Nel seicentesimo anniversario della sconfitta, Slobo infiamma i serbi kosovari promettendo: "Nessuno vi toccherà più". Diventa così il paladino del nuovo nazionalismo serbo. Nello stesso anno, messo fuori gioco il suo vecchi mentore Stambolic, Milosevic diventa presidente della Serbia con il 55 per cento dei voti. Revoca immediatamente l'autonomia del Kosovo e invia esercito e polizia a presidiare Pristina e dintorni.

Alle prime elezioni dirette multipartitiche del 1990 il suo partito, ribattezzato Partito socialista serbo, conquista la maggioranza dei seggi in parlamento e Milosevic è riconfermato presidente della Repubblica. Affronta con cinismo e scaltrezza le guerre di Croazia e Bosnia. Piovono su di lui le critiche della comunità internazionali per le atrocità commesse dalle milizie serbe. Lui non si scompone e rivince le presidenziali del 1992. Nell'aprile dello stesso anno è costituita la nuova Repubblica federale di Jugoslavia formata dalle sole Serbia e Montenegro. Nel novembre del 1995 firma gli accordi di Dayton che pongono fine al conflitto in Bosnia.

Vince le elezioni federali del novembre 1996, ma alle municipali è battuto dalla coalizione democratica Zajedno. Annulla allora il risultato, scatenando un'ondata di manifestazioni di protesta popolare nel Paese. Altrettanto contestate le elezioni presidenziali serbe del dicembre 1997, vinte da Milan Milutinovic, membro del Partito socialista e stretto alleato di Milosevic, nominato nel frattempo nel luglio 1997 presidente della Repubblica federale di Jugoslavia.

In Kosovo continuano gli scontri tra i guerriglieri kosovari dell'Uck e la polizia serba. Interviene allora la comunità internazionale, che teme una recrudescenza del conflitto nei Balcani. A Rambouillet falliscono i tentativi di accordo tra Slobdan e il "gruppo di contatto" (Usa, Gran Bretagna, Russia, Francia, Germani e Italia) che vigila sulla situazione jugoslava. A marzo la Nato comincia a bombardare Serbia e Kosovo. Slobo reagisce da tiranno accerchiato. Accusa la Nato di codardia e chiama i serbi alla guerra. Il 27 maggio 1999 il Tribunale Penale Internazionale notifica la messa in accusa di Milosevic come criminale di guerra. Il giorno dopo Slobo accetta di trattare sulla base degli accordi del G8. Nell'estate del 1999 sembra che la fine di Milosevic sia prossima. Il 15 giugno la Chiesa ortodossa ne chiede le dimissioni. Il 24 giugno il dipartimento di Stato Usa mette sul suo capo una taglia di 5 milioni di dollari. Resiste ancora per un anno, sempre più isolato a livello internazionale. Nell'ottobre 2000 è sconfitto alle elezioni presidenziali da Vojislav Kostunica. Per qualche giorno sembra non voler accettare la sconfitta. Poi sparisce per quasi un mese. Il 30 marzo, a sorpresa, Kostunica ne dispone l'arresto. Ai primi di luglio è tutto pronto per l'estradizione che aviene qualche giorno dopo. Inizia il processo per crimini di guerra. Per Slobo inizia anche la fine.

Dicono di lui.
Furio Colombo: "Per anni la comunità internazionale ha finto di non sapere che i colpevoli di quanto accadeva in Bosnia erano a Belgrado".
Armando Cossutta (alla vigilia della guerra del 1999): "Ho parlato col presidente Milosevic. Mi ha assicurato che presto i banditi dell'Uck saranno fermati e la popolazione evacuata per precauzione potrà tornare a casa".
Vidosav Stevanovic (scrittore serbo): "Non ha vizi, non ha virtù, non fuma, non beve, non gioca, non assiste a partite di calcio, non ama la musica, non legge libri. Sembra che non abbia neanche una passione umana. A parte il potere".

  Grandinotizie.it/ 01/settembre/2001