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  Maria Josč

Maria Josč
Regina, nata il 4 agosto del 1906 a Ostenda, in Belgio, morta il 27 gennaio 2001 a Ginevra, in Svizzera
 
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Maria Josč (Carlotta, Sofia, Amelia, Enrichetta, Gabriella) Sassonia Coburgo Gotha č la terzogenita di Alberto I e di Elisabetta, sovrani del Belgio dal 1909 al 1934. Appena nata i genitori la promettono in sposa all' erede al trono d'Italia, il principe Umberto di Savoia. Di indole allegra e spensierata, cresce senza tante imposizioni e coltivando molti interessi: impara a suonare il pianoforte ed il violino, pratica molti sport e dimostra grande amore per la lettura. Trascorre in Italia alcuni anni della sua adolescenza, studiando nell'aristocratico collegio della Santissima Annunziata di Poggio Imperiale a Firenze. Il primo incontro tra i giovani "promessi" avviene ai margini della Grande Guerra, nel 1918. I reali del Belgio sono in visita al fronte italiano a Battaglia Terme, vicino Padova. Maria Josč ha dodici anni e Umberto quattordici. Nel 1929, durante una visita ufficiale del principe sabaudo in Belgio, il fidanzamento. E' il 24 ottobre. Lo stesso giorno il principe sabaudo sfugge ad un attentato preparato da Ferdinando De Rosa, un giovane anarchico italiano della Concentrazione antifascista. I biografi dell'ex regina raccontano che, sebbene il matrimonio tra i due rampolli reali sia da tempo deciso dalle due case regnanti per rinsaldare i rapporti politici tra il Belgio e l'Italia, tra e Maria Josč e Umberto c'č un ''romantico fidanzamento'' conclusosi nelle spettacolari nozze avvenute nella cappella palatina del Quirinale, l'8 gennaio 1930. La cerimonia si svolge alla presenza delle pių alte cariche dello Stato italiano. Benito Mussolini č tra queste.

Gli sposi vivono gli anni seguenti tra il palazzo reale di Torino, il castello di Racconigi, Napoli e il castello di Sarre in Val d'Aosta. Hanno quattro figli: Maria Pia, nata nel 1934, Vittorio Emanuele nato nel 1937, Maria Gabriella nel 1941 e Maria Beatrice nel 1943.

Essendo cresciuta in un paese democratico, dove gli ideali di giustizia, di libertā, uguaglianza e difesa dei pių poveri le vengono trasmessi dallo stesso re, suo padre, manifesta un'immediata insofferenza nei confronti delle restrizioni imposte dal regime fascista.

Quando nel 1935 l'Italia dichiara guerra all'Etiopia, Maria Josč parte per l'Africa come infermiera della Croce Rossa. Il regime approfitta della presenza della principessa e la erge, suo malgrado, a bandiera della grandezza italiana, anche in campo sanitario, mentre le camicie nere inneggiano alla loro madrina. In Libia la futura regina conosce Italo Balbo governatore della colonia italiana, con cui condivide le sue opinioni contro il fascismo.

In seguito all'invasione della Polonia da parte di Hitler, la principessa comincia a complottare con sempre maggior determinazione e, d'accordo con il conte Galeazzo Ciano e suo marito Umberto, si adopera invano per dissuadere Mussolini dall'alleanza con il Fuhrer. Quando la sconfitta appare ineluttabile, Maria Josč tenta di prendere contatti con gli Alleati per far uscire l'Italia dalla guerra, usando come mediatore il presidente del Portogallo, Oliveira Salazar che č in buoni rapporti con la Gran Bretagna. Gli Alleati rispondono che finché l'Italia non dichiara la resa incondizionata non ci sarā nessuna trattativa. La sua iniziativa scatena le ire di Vittorio Emanuele III che le intima di non occuparsi pių di politica e di abbandonare Roma insieme ai suoi figli nel giro di ventiquattro ore. Sant'Anna di Valdieri, in provincia di Cuneo, ospita il primo esilio della principessa. L'armistizio dell'8 settembre del 1943, la sorprende sola con i suoi figli sul territorio occupato dai tedeschi. Riesce a partire per la Svizzera grazie all'aiuto di un vecchio amico napoletano, il colonnello medico Francesco Arena.

Il 9 maggio del 1946 Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio e Maria Josč diviene regina d'Italia. Il regno di Umberto dura 27 giorni: il referendum che delega al popolo la scelta tra la monarchia e la repubblica, decreta la fine dell'istituzione monarchica. La "regina di maggio" deve partire insieme al marito Umberto di Savoia e ai figli.

Nel '48 la XIII norma transitoria e finale della Costituzione italiana stabilisce il divieto di ingresso e di soggiorno sul territorio nazionale per gli ex re d'Italia, le loro consorti ed i loro discendenti maschi.

Mentre Umberto si stabilisce a Cascais in Portogallo, Maria José preferisce vivere per conto suo in Svizzera nel castelli di Merlinge vicino a Ginevra. Di questo periodo, le notizie sulla sua vita non sono numerose. Subisce tre delicati interventi chirurgici agli occhi, continua ad occuparsi di opere filantropiche ed umanitarie, coltiva la passione per la musica e la letteratura. Brava pianista, istituisce vari premi musicali. Da scrittrice pubblica con la Mondadori uno studio su Amedeo VIII.

Rimane molto legata all'Italia e prima del sė al suo rientro in Italia disposto dal Consiglio dei ministri il 23 dicembre 1987, i giornali danno pių volte notizia delle sua presenza clandestina sul territorio nazionale.

La sua prima visita legale in Italia avviene nel 1 marzo 1988: un viaggio ad Aosta per assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant'Anselmo. Nel luglio 1990 Maria Josč chiede allo Stato italiano la pensione come vedova di un ufficiale dell'esercito. Nel 1992 si trasferisce in Messico, per poi ritornare nel 1996 presso la figlia Maria Gabriella a Ginevra.

La morte la coglie a Ginevra, il 27 gennaio del 2001. Per suo espresso volere viene sepolta nella storica abbazia di Hautecombe, in Alta Savoia, dove dal marzo del 1983 riposa anche la salma del marito Umberto.

Di lei Elio Vittorini ha detto: "Era Maria Josč l'uomo di famiglia".

  Grandinotizie.it/ 15/aprile/2002
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