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Senza dubbio uno degli allenatori di calcio più famosi del mondo. Per molti è il prototipo del "sergente di ferro" capace di trasmettere a qualsiasi squadra l'indispensabile "mentalità vincente". Un duro, Capello lo è sempre stato. Il debutto nel calcio che conta lo fa con la Spal a diciotto anni nel 1964. E' un centrocampista centrale roccioso, dal fisico tozzo ma con un'ottima visione di gioco. La Roma lo acquista nel 1967. A volerlo è il presidente Franco Evangelisti in persona. Suo primo allenatore in giallorosso è il verace Oronzo Pugliese. Poi arriva Helenio Herrera. Nel giro di pochi anni Capello diventa una delle colonne di una squadra di medio livello, che fatica in campionato ma nel 1969 vince la Coppa Italia, grazie anche ai gol di Capello. E' una Roma promettente, che fa ben sperare i tifosi. Ma il nuovo presidente Alvaro Marchini si trova alle prese con un bilancio traballante e decide di vendere i pezzi pregiati della squadra: Luciano Spinosi, Fausto Landini e Fabio Capello. I tifosi romanisti insorgono, ma la cessione è ormai definitiva.
Per Capello si apre una stagione di successi. Vince tre scudetti e diventa titolare della Nazionale. Con la maglia azzurra conquista un posto d'onore nella storia del calcio. Il 14 novembre 1973 sigla il gol del primo successo italiano contro l'Inghilterra a Wembley. Nel 1976 lascia la Juve per il Milan. Sono gli ultimi due anni di carriera. Dal 1985 al 1991 dirige il settore giovanile del Milan, ma si occupa anche di hockey e di strategie di marketing. E' un uomo Fininvest a tutti gli effetti.
Nel 1991 la grande occasione. Tramontata la stella di Arrigo Sacchi, Capello è chiamato alla guida del Milan dei tre olandesi (Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard) e di Franco Baresi. In cinque stagioni vince quattro scudetti, tre Supercoppe di Lega, una Coppa Campioni e una Supercoppa europea.
Capello è allenatore grintoso e duttile. Adatta il gioco ai calciatori che ha. Un anno opta per un gioco offensivo, quello seguente si preoccupa soprattutto di non prenderle. Ha carattere da vendere. Ma non sempre è un carattere facile. Litiga con giocatori importanti, che preferiscono lasciare il Milan piuttosto che continuare a lavorare con lui. Il caso più eclatante è quello di Edgar Davids. L'olandese, ceduto a metà stagione nel 1996-97, farà le fortune della Juventus.
Lascia il Milan nel 1996 dopo uno scudetto vinto facendo convivere due talenti assoluti come Roberto Baggio e Dejan Savicevic: Berlusconi teme che il Milan vincente sia ricordato come opera più di Capello che sua. Fabio vola a Madrid e, al primo tentativo, vince la Liga. Gli spagnoli stravedono per lui, ma da Milano lo richiamano dopo il doppio fallimento di Washington Tabarez e del redivivo Sacchi. Capello non sa dire no, ma l'esperienza si rivela un fallimento completo. I "senatori" della squadra non lo seguono più e a fine stagione Don Fabio (come lo chiamano a Madrid) si prende un anno sabbatico. Fa il commentatore Tv ed è corteggiato dalle squadre di mezza Europa.
Nel maggio 1999 lo chiama a Roma Franco Sensi. Il presidente giallorosso è intenzionato ad aprire un ciclo vincente e decide di affidare la squadra a Capello dopo due anni con Zdenek Zeman. La tifoseria lo accoglie con sentimenti contrastanti. Da una parte c'è il rispetto per il grande tecnico. Dall'altra c'è la nostalgia per il gioco spettacolare e l'onestà intellettuale di Zeman. Dopo un avvio promettente la Roma arriva ad un deludente sesto posto, lontanissima dalla Lazio campione. I nostalgici del tecnico boemo schiumano rabbia. Anche perché Capello non ha un buon rapporto con Vincenzo Montella, nuovo idolo della Curva Sud. A giugno 2000 arrivano finalmente i rinforzi di peso sognati da tutti i tifosi. Il difensore argentino Walter Samuel, il centrocampista brasiliano Emerson e il superbomber Gabriel Omar Batistuta. La squadra è finalmente pronta al sospirato salto di qualità. Il 17 giugno 2001 la Roma vince il suo terzo scudetto. In molti vedono in Capello il vero "valore aggiunto" della squadra. E' lui l'allenatore più vincente del decennio. Tra Milan, Real e Roma su otto tornei disputati ne ha vinti sei. Ed il 19 agosto 2001 conquista anche la Super Coppa battendo la Fiorentina 3 a 0
Dicono di lui. Francesco Totti: "Capello ci ha trasmesso la mentalità giusta per vincere".
Zdenek Zeman: "Capello? Ci sono allenatori come me che cominciano sui campi di periferia in terra battuta. Ce ne sono altri che hanno la fortuna di cominciare dalla serie A".
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