|
L'Istat ha pubblicato l'Annuario
statistico e il Censis il rapporto annuale. Lavori simili ma distinti. L'Istat
raccoglie ed elabora statistiche relative all'anno 2000. Il Censis si serve anche
di sondaggi ed interviste ed analizza il 2001. Confrontare le due pubblicazioni
significa tracciare un identikit dell'Italia di oggi. Un Paese in salute, ma sicuramente
più pauroso rispetto a qualche anno fa. La situazione internazionale c'entra poco.
Abbiamo paura della criminalità e di viaggiare. Temiamo di avere poco tempo libero
e non di perdere il posto di lavoro. Ma più di ogni altra cosa ci spaventa l'Euro...
Censis e Istat: cosa sono e cosa fanno
Cos'è il Censis
Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socioeconomica
fondato nel 1964. Nell'ottobre 1973 è divenuto Fondazione riconosciuta, anche
grazie alla partecipazione di grandi organismi pubblici e privati. Da più di trent'anni
svolge una costante attività di studio, consulenza, valutazione e proposta nei
settori vitali della realtà sociale, ossia la formazione, il lavoro, il welfare,
le reti territoriali, l’ambiente, l’economia, lo sviluppo locale e urbano, il
governo pubblico, la comunicazione e la cultura. Fondatore e segretario generale
del Censis è Giuseppe De Rita. Vedi il sito www.censis.it.
Il rapporto annuale
Il titolo completo è "Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2001". E' il
trentacinquesimo stilato dal Censis. Il rapporto annuale è il prodotto più prestigioso
della fondazione. L'analisi più autorevole dello stato di salute dell'Italia.
Cos'è l'Istat
E' l'Istituto centrale di statistica, fondato a Roma nel 1926 col compito di provvedere
all'organizzazione, elaborazione e pubblicazione delle statistiche elaborate in
occasione di censimenti o sulla base di dati provenienti dall'amministrazione
dello stato o da fonti diverse. Strutturalmente alle dipendenze della presidenza
del Consiglio dei ministri, pubblica tra l'altro Annali di Statistica, Annuario
statistico italiano, Annuario di statistiche demografiche e Bollettino nazionale
di statistica. Vedi il sito www.istat.it.
L'annuario statistico
La pubblicazione dell'Istat più consultata. Descrive l'Italia in cifre, con analisi
meno articolate di quelle stilate dal Censis nei suoi rapporti. L'Istat raccoglie
dati ed elabora statistiche. Senza commenti.
Dati generali
Istat: la popolazione cresce e la vita è più lunga
Il numero di abitanti è cresciuto e ha raggiunto i 57,84 milioni, ma sostanzialmente
grazie agli immigrati, che costituiscono il 2,5 per cento dei residenti, e a un'attesa
di vita che sale e arriva a 75,5 anni per gli uomini e a 81,1 anni per le donne.
Per la prima volta poi, dopo molti anni, si è registrato anche qualche segnale
di ripresa delle nascite: 1,25 figli per ogni donna contro gli 1,2 dell'anno prima.
Censis: famiglia e natalità
I tassi di natalità sono molto diversi: 8,8 e 9,2 nati per 1000 abitanti, rispettivamente
al Nord Ovest e al Nord-Est, contro i 10,3 del Sud e delle Isole. Però anche nel
nostro Paese, sebbene in misura inferiore e con ritardo rispetto agli altri del
Nord Europa, i maggiori tassi di partecipazione al lavoro delle donne cominciano
ad accompagnarsi ad un incremento della natalità.
Istat: italiani soddisfatti
Nel 2000 è migliorato il giudizio delle famiglie sulla propria situazione economica:
la percentuale di famiglie che considerano ottime o adeguate le proprie risorse
economiche è pari al 67,8 per cento, contro il 64,1 per cento dell’anno precedente
ed il 62,7 per cento del 1996.
Istat: disagi nei servizi
Il 56 per cento delle famiglie dichiara di trovare difficoltà a raggiungere il
pronto soccorso (62,9 per cento nel Mezzogiorno). Notevoli disagi anche nel raggiungere
le sedi delle forze dell'ordine (40,7 per cento ), degli uffici comunali (35,9
per cento) e postali (28,9 per cento). Tempi di attesa lunghissimi nelle Asl (il
37,4 per cento degli utenti è stato in fila per oltre 20 minuti) e negli uffici
postali, per il pagamento di conti correnti (32,1 per cento) e ancora di più per
il ritiro della pensione (42,8 per cento). Va meglio presso le anagrafi, dove
i tempi di attesa allo sportello superiori ai 20 minuti si registrano soltanto
nell’11,1% dei casi. Nei comuni al centro di un’area metropolitana (30,4%) i tempi
tornano invece a salire.
Censis: prigionieri del traffico
Chi vive nelle grandi città trascorre almeno due ore al giorno nel traffico.
Volontariato e conflitto sociale
I numeri dell'Istat
Nel 2000 cresce leggermente la partecipazione dei cittadini alle attività gratuite
di volontariato (8,5 per cento delle persone di 14 anni e più contro il 7,5 per
centro dell’anno precedente), come anche la quota di coloro che versano denaro
ad associazioni (dal 13,5 per cento del 1999 al 15,8 per cento del 2000). Sostanzialmente
stabile risulta, invece, la partecipazione ad associazioni ecologiche (1,8 per
cento), culturali (8,9 per cento) e sindacali (1,6 per cento). Il volontariato
secondo il Censis
Sono circa 7 milioni gli italiani che versano almeno una volta l'anno contributi
ad associazioni. 231 milioni le ore erogate in aiuto di vario tipo, soprattutto
attraverso il volontariato.
Censis: è una società meno conflittuale
Diminuisce il tasso di sindacalizzazione e lo stesso conflitto sociale collettivo.
Lo scontro che viene percepito come più aspro non è più quello tra dirigenti e
lavoratori, tra operai e borghesi, bensì più genericamente tra chi sta al vertice
e chi sta ai margini della società. E' così per il 74,1 per cento degli italiani.
E' in declino anche il conflitto fra le generazioni, dato che giovani, adulti
o anziani non si differenziano molto nelle opinioni sulle principali questioni
sociali.
Il lavoro? Tutto sommato bene...
Istat:l'occupazione cresce
Nel complesso l'occupazione cresce dell'1,9 per cento grazie, soprattutto, al
terziario e ai contratti atipici. Nel 2000 il numero degli occupati è stato di
21.080.000 persone, con un incremento di 388 mila unità sul 1999. Ne ha tratto
beneficio soprattutto la componente femminile (+3,1 per cento contro il +1,2 per
cento dei maschi).Si accentua invece il dramma della disoccupazione al Sud dove
la percentuale dei senza lavoro è passata dal 4 per cento del 1999 al 4,2 per
cento del 2000.
Censis: italiani flessibili e tranquilli
La nuova flessibilità non crea timori per gli aspetti economici: solo l'11,8 per
cento è terrorizzato dallo spettro della perdita del potere d'acquisto del reddito.
Il 20,8 per cento teme invece di non riuscire a conciliare la vita privata con
il lavoro.
Censis: donne che lavorano
In Italia, al 2000, il tasso di occupazione femminile è di appena il 30,6 per
cento a livello nazionale e arriva al suo minimo al Meridione d'Italia (con il
19,8 per cento) dove tocca quote ancora più basse fra le donne meno istruite (16,5
per cento e 6,9 per cento). A questi valori si contrappongono quelli quasi "Nord-europei"
registrati invece al Settentrione, dove risulta occupato il 70,9 per cento delle
donne di età compresa fra i 25 e i 34 anni e il 73 per cento delle laureate.
Gli italiani e i soldi
Istat: italiani soddisfatti
Il reddito soddisfa sempre più le famiglie che di conseguenza hanno aumentato
le proprie spese: 4,2 milioni di lire la media 2000, in aumento del 4,3 per cento
sul 1999 (contro un'inflazione del 2,6 per cento). Ma con una diversa composizione
rispetto al passato: scendono gli acquisti per l'alimentazione e aumentano quelli
per la casa, il tempo libero, la cultura, i giochi e le comunicazioni.
Censis: l'economia rallenta
Il 2001 si chiude nel segno del rallentamento dell'economia nazionale. I consumatori
italiani sono incerti tra la spinta a nuovi acquisti e il ritorno al risparmio
cautelativo. Tra il 1999 ed il 2000 la spesa delle famiglie (per beni durevoli,
beni non durevoli e servizi) è aumentata del 2,9 per cento mentre per il 2001
è previsto un incremento meno consistente, tra l'1,7 per cento e l'1,9 per cento.
Tra le diverse componenti dei consumi privati, la più dinamica resta quella dei
beni durevoli, per la quale, l'incremento a fine 2001 potrebbe essere intorno
al 5 per cento.
Censis: è boom delle carte di credito
Gli italiani spendono di più ma soprattutto a rate. Un vero e proprio boom infatti
è stato registrato dalle carte di credito. Il credito al consumo è cresciuto del
22,3 per cento rispetto al 1999 toccando una quota di "prestiti" pari a 24,9 miliardi
di euro (oltre 48.000 miliardi).
Censis: italiani e Euro
Il 66 per cento degli italiani teme un aumento delle truffe con l'imminente passaggio
dalla lira all'euro. Il 78 per cento è convinto che in un primo momento nessuno
ci capirà niente.
Finché c'è la salute...
Istat: italiani in forma
Due italiani su tre dichiarano di godere di buona salute. Sono più gli uomini
rispetto alle donne a non avere malattie e si concentrano principalmente nel Mezzogiorno.
Cala del 2 per cento il numero di fumatori, comunque in maggioranza uomini.
Istat: meno posti letto negli ospedali
Calano i posti letto nelle strutture sanitarie pubbliche: 5,5 per mille abitanti
contro 6,5 del 1999. Rimane stabile il ricorso all'aborto.
Istat: italiani sportivi
Si mantiene stabile la quota delle persone di 3 anni e più che dichiara di praticare
uno sport con continuità (18 per cento) o saltuariamente (10,4 per cento).
Censis: italiani appassionati di cibo biologico
Gli allarmi alimentari dell'ultimo periodo (soprattutto per la Mucca
Pazza) hanno determinato un'impennata dei consumi di prodotti biologici:
i prodotti alimentari di qualità fatturano direttamente o indirettamente 7 milioni
di euro (poco meno di 14 mila miliardi di lire), mentre è pari al 5 per cento
il consumo ortofrutticolo biologicamente controllato. Vedi anche Dossier
Mangiare sano.
Istat: cresciamo in altezza
L'italiano medio cresce di statura di circa un millimetro l'anno, cioè un centimetro
ogni dieci anni. I giovani del nuovo millennio sono alti circa 1 metro e 75, cinque
centimetri in più dei loro coetanei di mezzo secolo fa.
Censis: anziani sempre più attivi
Il mondo degli anziani è sempre più articolato. Il 32,2 per cento degli anziani
(il 38,2 per cento tra i maschi ed il 35 per cento circa dei 70-79enni) afferma
di non provare insicurezza anche in luoghi considerati pericolosi, come quartieri
malfamati o strade buie. Inoltre si diffonde una crescente attenzione alla cura
di sé e del proprio benessere corporeo e psichico. Il 24,7 per cento (33,2 per
cento tra i 60-69enni) beneficia di brevi vacanze durante l'anno oltre quelle
legate alla pausa estiva, il 20,8 per cento svolge attività sportive all'aperto,
il 10,1 per cento frequenta una palestra o un piscina; poi, il 13,6 per cento
effettua diete sotto controllo di uno specialista, oltre il 15 per cento fa ricorso
a cure alternative, l'11,4 per cento ha trascorso saltuariamente o regolarmente
un soggiorno in un centro benessere ed il 32,2 per cento desidererebbe trascorrere
un periodo di vacanze anche breve, in un centro benessere che offre servizi di
cura del corpo, per la fitness e per il relax.
Immigrazione
Istat: gli stranieri in Italia
Aumenta la presenza stabile di stranieri: al 1° gennaio 2001 i cittadini di altri
paesi con regolare permesso di soggiorno ammontano a 1.474.589, il 2,5% della
popolazione residente. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento
del 14,2% (+194.036 unità), superiore a quello medio annuo dell’ultimo decennio,
pari al 12% circa. Guardando alla composizione della popolazione straniera, le
comunità più numerose sono, al 1° gennaio 2000 (ultimo anno per il quale sono
disponibili i dati) quella marocchina (171 mila presenze) e albanese (127 mila),
seguite a discreta distanza dalla comunità filippina (65 mila), jugoslava (57
mila), tunisina (55 mila) e cinese (49 mila).
Censis: italiani e immigrazione
Migliora l'inserimento sociale degli immigrati, ma gli atteggiamenti dell'opinione
pubblica rimangono oscillanti. Il 50,7 per cento del campione intervistato ritiene
che l'immigrazione sia un fenomeno dannoso per il suo impatto negativo sull'ordine
pubblico e perché peggiora la situazione della disoccupazione per gli italiani
sottraendo loro posti di lavoro mentre il 49,3 per cento sostiene il carattere
positivo del fenomeno migratorio per il suo contributo allo sviluppo economico
e sociale del Paese.
Comunicazione e cultura
Censis: tecnoitaliani
Gli italiani acquistano molti prodotti ad alta tecnologia, ma dimostra una capacità
d'uso limitata. Ci sono apparecchi radio e televisivi quasi ovunque, ma molto
alta anche la percentuale di case in cui si trovano libri (77,7 per cento), giornali
(71,8 per cento) e videoregistratori (70,2 per cento), mentre non è trascurabile
la quota di computer (43,4 per cento) e di collegamenti ad Internet (30 per cento).
Istat: le preferenze degli italiani
Nel 1999, la spesa del pubblico per spettacoli, trattenimenti vari e manifestazioni
sportive è salito del 4,7 per cento. In ripresa appaiono il teatro e la musica
(+8 per cento la spesa e +3,3 per cento i biglietti venduti rispetto al 1998),
mentre scende il cinema (-9,7 per cento a prezzi correnti), ma la crescita del
numero delle sale e dei giorni di spettacolo continua in maniera costante. La
televisione rimane comunque al primo posto nella scelta degli italiani, le ore
di trasmissione coprono tutta la giornata. Nel 2000, tra le tipologie di trasmissioni,
risultano al primo posto sul palinsesto Rai i telegiornali (13 per cento), seguiti
dalla fiction e dai documentari (11,6 per cento), mentre su quello Mediaset in
testa ci sono i film (17,8 per cento) e i telefilm (16,3 per cento). Aumenta nel
2000 la quota di persone di 6 anni e più che si è recata a musei e mostre (28,6
per cento), concerti di musica (18,3 per cento) esclusa la classica, spettacoli
sportivi (27,8 per cento) e dei frequentatori di discoteche e balere (25,9 per
cento). Tra le persone di 6 anni e più, il 57 per cento dichiara di leggere quotidiani
almeno una volta a settimana con una maggioranza maschile, mentre il 38,6 per
cento sostiene di leggere libri e in questo caso le donne sono più numerose.
Censis: giovani e nuovi media
Il 68,1 per cento dei giovani legge libri, il 54,1 per cento quotidiani e 49,1
per cento settimanali e mensili. Il 96,6 per cento guarda la tv e l'83,9 per cento
ascolta la radio. Sono soprattutto i giovani ad usare il computer: il 52,3 di
loro rispetto al 31,3 per cento della media assoluta. Si dimostrano interessati
soprattutto a Internet, al quale si collegano, molto più frequentemente degli
adulti, per svago, gioco e curiosità (il 41,2 per cento, contro una media del
37,5 per cento), per scambiare messaggi, chattare e partecipare a forum (il 40,9
per cento, rispetto al 28,6 per cento della media) e per scaricare software, files
musicali e video (25,8 per cento, contro una media del 17,6 per cento). Si avvicinano
al web per socializzare e comunicare e, non di rado, tale esigenza viene soddisfatta:
dichiara, infatti, di aver conosciuto altre persone tramite Internet ben il 43,1
per cento dei giovani (rispetto al 21,9 per cento dei 30/44enni, al 16,8 per cento
dei 45/64enni e al 5,6 per cento degli oltre sessantacinquenni).
Censis: cellulare che passione
L'87 per cento dei giovani al di sotto dei 29 anni possiede il telefono cellulare
(la media è del 72,8 per cento). A differenza degli adulti, che continuano a considerarlo
ed usarlo essenzialmente per la sua tradizionale ed originaria funzione (fare
e ricevere telefonate), i giovani utilizzano il telefonino per scambiarsi sms,
messaggi di testo: sono il 66,2 per cento (rispetto al 24,4 per cento dei 30/44enni,
all'11,1 per cento dei 45/64enni e all'1,4 per cento degli oltre sessantacinquenni).
L'istruzione
Istat: scuole meno affollate
Le scuole italiane, per effetto del calo demografico, sono sempre meno affollate:
nell'anno scolastico 1999-2000, gli alunni delle scuole materne, elementari, medie
e superiori sono stati complessivamente 8.730.486, circa 25 mila in meno rispetto
all'anno scolastico 1998-99. Ma il miglioramento della situazione economica ha
determinato un aumento del livello di scolarizzazione dei giovani. Il tasso di
scolarità, vicino al 100 per cento nella scuola materna ed elementare, risulta
in costante ascesa anche nelle scuole secondarie superiori, passando negli ultimi
cinque anni dall’80 per cento all’84,1 per cento. Nell’anno accademico 1999-2000
l'università registra un numero di immatricolati pari a 295.832 unità, con una
diminuzione complessiva del 4,6 per cento rispetto al precedente anno accademico.
Complessivamente la popolazione universitaria è salita leggermente, ora è pari
a 1.684.992 studenti. Il numero dei laureati, seppure sempre inferiore rispetto
ai paesi più avanzati, continua a crescere e nell’anno accademico 1999-2000 è
giunto a 139.108 contro i 108 mila del 1995-96. Tra i corsi il gruppo economico-statistico,
con 26.764 laureati, è quello che fa registrare il maggior numero di neo dottori,
mentre il gruppo agrario si ferma a 2.726. Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo
dei giovani, le indagini condotte mostrano che la probabilità di trovare un’occupazione
cresce all’aumentare dell’investimento formativo. A poco più di tre anni dal conseguimento
del titolo, infatti, lavora il 71,6 per cento dei laureati rispetto al 44,9 per
cento dei maturi. La differenza è rilevante, ma va considerato che molti giovani
che terminano la scuola superiore proseguono gli studi scegliendo di iscriversi
all’università, pertanto dopo tre anni sono ancora studenti.
Censis: scuola e computer
Ottimo stato di salute per la scuola dell'autonomia. E' a livello degli standard
europei l'informatizzazione: l'89 per cento degli istituti risulta collegato ad
Internet e nell'80 per cento delle scuole gli studenti possono accedere facilmente
al web. Il 91 per cento degli istituti dispone ormai di un indirizzo di posta
elettronica, mentre una pagina web "personale" è appannaggio del 49 per cento
delle scuole europee contro il 42 per cento di quelle italiane. Meno bene sul
numero di studenti per ogni personal-computer: 18 ad uno il rapporto italiano
contro 12 ad uno di quello europeo.
Censis: lingue straniere
Per quanto riguarda la conoscenza delle lingue straniere l'Italia si colloca al
penultimo posto con il 39 per cento di cittadini che dichiarano di conoscere l'inglese,
seguita solo da Spagna e Portogallo.
Censis: l'Università
L'Università, un sistema "febbricitante". Il tasso di abbandono dei nuovi iscritti
nel corso del primo trimestre è pari al 7,7 per cento, mentre la percentuale di
immatricolati che non hanno superato alcun esame nel corso del primo anno è prossima
al 25,5 per cento. Quasi una matricola su quattro lascia l'università durante
il primo anno. La percentuale di iscritti, invece, che complessivamente non hanno
sostenuto esami nel corso dell'anno accademico si aggira attorno al 24 per cento
e il totale dei fuori corso equivale al 44 per cento degli iscritti, ovvero, in
termini assoluti, 730 mila studenti. Infine, i laureati fuori corso, nel 1999,
hanno toccato le 134.485 unità, pari al 93,3 per cento del totale dei laureati.
Giustizia
Istat: i numeri
Diminuiscono nel 2000 i procedimenti civili sopravvenuti (-10,9 per cento) in
primo grado e crescono gli esauriti (+4,2 per cento). Si afferma, intanto, il
ricorso ai giudici di pace presso i quali è sopravvenuto il 36 per cento dei procedimenti
di primo grado (28,5 per cento nel 1999). Nel 2000 sono stati denunciati all'autorità
giudiziaria dalle forze dell'ordine 2.205.778 delitti, il 7,1 per cento in meno
rispetto all’anno precedente. Guardando ai singoli reati, però, risultano in crescita
i delitti relativi a violenze sessuali (+22,7 per cento, sequestri di persona
(+53,8 per cento) e sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione (+39,4
per cento). Il quoziente di delittuosità è apparso più elevato in Liguria (5.690,5
delitti per 100.000 abitanti), seguono Lazio (5.097,4) e Piemonte (4.722,6). Nelle
carceri italiane a fine 2000 si contano 54.039 detenuti (+2,2 per cento rispetto
all’anno precedente), tra i quali 14.440 tossicodipendenti, di cui il 2,3 per
cento è sieropositivo, fenomeni ambedue in calo. Vedi anche FATTO
Aids e FATTO
Giustizia.
Le considerazioni generali del Censis
2001: un mondo "multipolare e asimmetrico"
Nella Considerazioni generali che aprono il Rapporto Censis di quest’anno si parla
di un mondo "multipolare e asimmetrico". Dopo l'11
settembre e la guerra in Afghanistan
l’apparente uniformità e verticalità del mondo globalizzato si dissolve
nelle immagini di questi ultimi mesi come mondo sostanzialmente orizzontale e
multipolare.
Le paure degli italiani
Gli italiani hanno paura. Gli attentati di New York e Washington hanno certamente
il loro peso (il 52 per cento della popolazione teme attacchi sul nostro territorio),
ma il Censis aveva già da alcuni anni registrato una tendenza all'allarmismo.
Il 53 per cento degli italiani teme le organizzazioni criminali e il 44 per cento
le contaminazioni batteriologiche. Il 76,9 per cento è convinto che nell'ultimo
anno i reati siano aumentati, innanzitutto furti e rapine.
Paura di muoversi
Cresce la percezione dei rischi connessi alla mobilità, non solo quelli eclatanti
ormai attribuiti al traffico aereo, ma anche quelli urbani: ogni giorno mediamente
18 persone perdono la vita a causa di incidenti stradali, e nell'ultimo anno i
giovani morti per incidenti con veicoli a due ruote sono aumentati dell'8,9 per
cento.
Federalismo
e decentramento.
A parte la ricerca scientifica e la politica estera, che si ritiene debbano rimanere
appannaggio dello Stato centrale, la maggioranza degli italiani è favorevole a
decentrare ulteriormente i poteri in materia di lavoro, scuola, sicurezza, fisco,
economia, immigrazione e previdenza. Il federalismo non desta più il sospetto
di un tempo: il 38,2 per cento degli italiani è favorevole a concedere più poteri
alle Regioni e il 27,2 per cento considera le province e i comuni come soggetti
privilegiati per assumersi responsabilità appartenenti oggi allo Stato.
Grandinotizie.it/ 31 dicembre 2001
|