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Tre mesi dopo l'11 settembre si può tentare un bilancio dei novanta giorni più difficili che l'Occidente ha vissuto dal dopoguerra.
Vediamo luci e ombre del dopo Twin Towers.
Luci Innanzitutto si conoscono i nomi di chi ha pensato e attuato gli attentati a New York e Washington. Fuori da ogni dubbio sembra accertata la responsabilità di Osama Bin Laden e di Al Qaeda. Non è cosa da poco. Una delle angosce più grandi dell'opinione pubblica era quella di non sapere quale fosse il nemico da combattere. Forse Bin Laden continuerà a muoversi invisibile per i monti di Tora Bora, forse è già in Pakistan o in qualche altro Paese non troppo ostile, forse è in uno chalet svizzero a guardare su Cnn e Al Jazeera la sua "cattura" (lo scrive da giorni un quotidiano pakistano). Ma esiste, come obiettivo e come "mission".
Altro aspetto positivo, la caduta dei Talebani in Afghanistan. Si può pensarla in modo anche diametralmente opposto, ma è indubbio che la fine del mullah Mohammad Omar e dei suoi accoliti barbuti sia una vittoria della civiltà sulla barbarie. Quel regime oscurantista, che ha ucciso per cinque anni la voglia di vivere del popolo afghano, era una vergogna per il mondo intero. Certo se Omar avesse accettato di consegnare Bin Laden quando glielo aveva chiesto George W. Bush, probabilmente sarebbe ancora al suo posto - come è avventuto a tiranni non meno pericolosi -. Ma oggi al suo posto c'è Hamid Karzai e la differenza non è irrilevante.
In Medio Oriente si è rimesso in moto il processo di pace. E gli Usa hanno capito che la politica del "laissez-faire" seguita fino all'11 settembre non paga. Non vuol dire che si arriverà in tempi stretti a un accordo, ma significa che la Questione Palestinese è stata rimessa al centro della politica estera americana (e di conseguenza mondiale). Malgrado l'escalation di attentati e violenze, forse Bush potrebbe farcela là dove il suo predecessore Bill Clinton ha fallito a un passo dal traguardo.
Usa e Russia hanno stretto un patto di ferro fondato sulla convergenza dei reciproci interessi. Questo rafforza il dialogo tra Occidente e Oriente e dà efficacia all'azione di polizia internazionale messa in atto con "Enduring Freedom". L'inedita allenza - che comprende l'Europa e i Paesi arabi moderati - finora ha retto il contraccolpo psicologico della guerra. Resta il dubbio su cosa accadrà quando gli Usa daranno il via alla "Fase due" del loro piano (vedi lo Scenario I piani di Bush) con l'allargamento del conflitto ad altri "Stati canaglia" come Iran, Somalia, Yemen, Sudan.
Man mano che l'Alleanza del Nord avanzava in Afghanistan, sostenuta dai raid americani, è tornata la fiducia nella gente e quindi nei mercati finanziari. Con l'11 settembre si era toccato il fondo. La bolla speculativa legata al boom della new economy era esplosa definitivamente ma, come insegnano gli economisti, dopo una caduta c'è sempre una risalita. E' quello che sta accadendo: si viaggia meno (la paura di attentati è comunque forte), ma si torna a spendere, quindi a produrre, quindi ad assumere. Forse la recessione è già alle nostre spalle (e non ce ne siamo accorti).
Ombre E' vero che sono caduti i Talebani, ma non si sa bene dove siano né il mullah Omar né Bin Laden. Non dimentichiamo che finché non sarà catturato lo sceicco saudita, per Bush junior sarà comunque una mezza vittoria. Il papà pagò caro aver lasciato dieci anni fa Saddam Hussein al suo posto. Un errore che gli costò la presidenza degli Stati Uniti.
Se è chiara la responsabilità di Bin Laden negli attentati dell'11 settembre, è meno chiara la rete di complicità che sta dietro - o al fianco - dello sceicco. Una cosa del genere la si pensa e la si realizza con alle spalle soldi, intelligence, coperture internazionali. Cose che hanno gli Stati non un miliardario che vive in una grotta di Tora Bora. Eppoi resta il mistero dell'antrace: chi è l'untore? Un pazzo americano, Saddam, terrorismi mediorientali... Finché non sarà dato un nome gli Usa non torneranno alla normalità.
"L'Afghanistan agli afghani" è il motto dell'amministrazione americana. Non preoccuparsi troppo del dopo è un errore che spesso commettono gli Usa. Karzai sembra un leader affidabile, ma sarà importante non chiudere di nuovo gli occhi sul rispetto dei diritti civili, come fu fatto quando venne aiutato Bin Laden in chiave antisovietica. Per non scoprire - come ha detto il comico tv David Letterman - "quelli che saranno i nostri nemici fra un anno".
Il Medio oriente è sempre più in fiamme. Sia Ariel Sharon sia Yasser Arafat sembrano incapaci di gestire la crisi. Saprà - e soprattutto - vorrà farlo Bush?
Stefano Saletti
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