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Indagini in Italia. La lista nera dell'Ocse

L'amministrazione Usa avrebbe chiesto il congelamento di conti bancari che fanno capo alla rete terroristica Al Qaeda in banche di Italia, Svizzera, Liechtenstein e Bahamas.

Indagini a Campione d'Italia
In Italia i carabinieri del reparto operativo di Como a Campione d'Italia, (territorio italiano in terra svizzera), hanno interrogato Youssef Mustafa Nada, un cittadino egiziano domiciliato a Campione, presidente della società Al Taqwa Management Organization Sa di Lugano, che dal marzo scorso è stata rifondata in Nada Management Organization. I due farebbero da tempo parte dei Fratelli musulmani, il principale gruppo fondamentalista in Egitto. Il sospetto è che la loro società abbia legami con la rete di Osama Bin Laden. Con lui è indagato il vicepresidente Alì Ghaleb Himmat

Pratiche fiscali dannose
Questa la terminologia usata dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per definire quelli che sono comunemente chiamati "paradisi fiscali".

Cosa sono i paradisi fiscali
Si tratta di Paesi che praticano tassazioni bassissime sulle operazioni commerciali e finanziarie. Spesso non viene richiesta l'identificazione dei clienti delle banche e nemmeno quella dei beneficiari dei conti e dei titoli azionari. Viene pagato tutto al portatore. Il reato di riciclaggio non esiste. E' una pratica fiscale dannosa per tutte le località in cui invece le tasse si pagano e i controlli (più o meno ferrei) si effettuano.

I paradisi individuati dall'Ocse
La lista nera comprende 30 "località": Monaco, Liechtenstein, Guernsey e Jersey (due isole inglesi della Manica formalmente sotto la Corona ma semi indipendenti dal punto amministrativo), Andorra, Gibilterra, Repubblica Domenicana, Belize, Panama, Bahamas, Liberia, Isole Maldive, Isole Marshall, Isola di Nauru, Isole Vanuatu, Isole Tonga, Isola di Niue, Isole Cook, Isole Samoa. Fino all'11 settembre faceva parte della lista anche Bahrain, piccolo stato del Golfo Persico. Ma mentre le Torri Gemelle crollavano New York, il sultano Hamad bin Issa bin Sulman al Khalifa, reggitore del Paese e fedele alleato degli Usa (che nel Baharin hanno una base della V flotta) spediva all'Ocse una lettera di intenti in cui rinunciava allo status di paradiso fiscale.

I pericoli
E' nei paradisi fiscali che viene riciclato il denaro del traffico. Nei paradisi fiscali vengono costituite le società off shore. Ed è qui che la rete di Bin Laden ha certamente accumulato il proprio patrimonio.

La contraddizione di Bush
Fino all'11 settembre l'amministrazione Bush era piuttosto tollerante nei confronti dei paradisi fiscali. Il vice segretario al Tesoro John Taylor aveva affermato in un vertice Ocse tenutosi in Francia nel luglio 2001. "Ognuno si tassa come gli pare". Ma ora la Casa Bianca è costretta a fare marcia indietro.

I prestanome
E' ipotizzabile che Al Qaeda si serva di una rete fittissima di prestanome. In molti Paesi arabi ogni cittadino, in cambio di un gettone di presenza, può amministrare centinaia di società. Ha pochissime responsabilità legali e la legge lo solleva dal conflitto di interessi. Andare a capire dietro a quali prestanome c'è Bin Laden è praticamente impossibile.

Il sistema della zaqat
Il sistema bancario e finanziario occidentale si incrocia poi con le istituzioni caritatevoli islamiche, che raccolgono la Zakat, l'elemosina obbligatoria che costituisce uno dei cinque pilastri religiosi dell'Islam.

Finanza islamica
Esiste anche una finanza "islamicamente corretta" o - meglio - una finanza halal. Si tratta della finanza che rispetta in pieno i dettami del Corano e non ha a che fare né con il commercio di alcol o di carne di maiale né con il gioco d'azzardo. E che non distribuisce i dividendi e vieta gli interessi (considerati usura). La finanza halal ha un suo paradiso fiscale a Labuan (proprio quella da cui proviene la bella di Sandokan), isola della Malaysia costituita free zone nel 1990.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/7 novembre 2001


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