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Le dichiarazioni dopo l'attacco Usa

L'america ha iniziato l'attacco. Kabul - la capitale dell'Afghanistan - è sotto il fuoco americano. La prima offensiva comincia alle 18:29 ora italiana. Le reazioni non si sono fatte attendere.

Adbel Raziz Rantisi, uno dei due esponenti di Hamas ha espresso "solidarietà nei confronti di Osama Bin Laden".

Il presidente pakistano generale Pervez Musharraf appoggia le azioni militari americane, dirette contro le basi dei terroristi e non contro gli afghani. Gli è stato assicurato - ha aggiunto - che gli attacchi saranno brevi e non provocheranno danni collaterali.
I media del Vietnam si schierano dalla parte dei Talebani. Il quotidiano Quan Doi Nhan Dan scrive: "Non si può combattere il terrorismo attaccando una nazione sovrana ed indipendente, chiediamo all'America di cessare immediatamente questa guerra".

"Il Giappone sostiene con forza l'azione degli Stati Uniti". Lo ha dichiarato il premier giapponese Koizumi.
La Cina mantiene una posizione cauta. Il governo di Pechino chiede che le azioni di attacco siano "rigorosamente mirate su bersagli specifici, in modo da evitare di colpire civili innocenti".

Il primo commento ufficiale del ministero degli Esteri russo, dopo l'attacco anglo-americano sull'Afghanistan è di solidarietà verso l'America. "I terroristi devono sapere che ovunque si trovino, in Afghanistan, in Cecenia, in Medio Oriente o nei Balcani, la giustizia li raggiungerà".

Il leader libico Muammar Gheddafi ha dato la sua approvazione all'attacco americano all'Afghanistan in un documento contro il terrorismo che aveva scritto cinque giorni fa, ma che è stato reso pubblico solo oggi dall'agenzia libica Jana. Per Gheddafi quello americano "è stato soltanto un atto di legittima difesa" e i talebani, sono solo "un gruppo di ipocriti atei e di depravati che vanno combattuti. L'America - scrive Gheddafi - non è nemmeno obbligata a giustificare la sua risposta perché gli Stati Uniti hanno la forza sufficiente per una risposta efficace e non hanno bisogno di aiuto. Tanto più - aggiunge - che a corrergli in aiuto si trovano stati come la Gran Bretagna che ospitano la maggior parte dei terroristi formati a Peshawar e poi disseminati per il mondo". I talebani "non sono musulmani ma solo un movimento di ipocriti atei e depravati già apparso da quelle parti nei tempi del Califfato uccidendo i Califfi Omar, Ali e Othman e ora ritornato a seminare morte e distruzione con il folle disegno di distruggere l'Islam. Siamo contro questa gente - conclude il leaer libico - e li combattiamo come ci combattono; mai accetteremo un nuovo Califfato che ci governi a nome di Allah".

Il numero due di Osama Bin Laden, il medico egiziano Al Zuwahiri ha così commentato l'attacco degli americani in Afghanistan. ''A tutti i giovani, i religiosi, gli amanti di Dio e del profeta; questa è una nuova battaglia, una grande battaglia simile a quelle iniziali combattute per l'Islam: alzatevi per dignità della vita e l'eternità della morte". Ha chiaramente lanciato - durante la registrazione trasmessa dalla rete televisiva al Jazeera - l'appello alla jihad a tutti gli islamici, condannando i governi dei paesi islamici moderati che "ci stanno conducendo verso una nuova battaglia in cui perderete la vostra anima ed i vostri soldi. Sarà ripetuta la tragedia dei palestinesi".

"Gli attacchi contro l'Afghanistan rappresentano un tentativo di espandere la presenza militare americana nella regione". Questa la reazione dell'Iran all'operazione angloamericana contro il Paese dei Talebani. ''Questi inutili attacchi americani sono solo destinati a espandere la presenza militare americana nella regione e conquistare vantaggi geopolitici imponendo all'Afghanistan un regime amico degli Stati Uniti", ha detto Dowlat Abadai, consigliere del ministro degli Esteri iraniano alla televisione Khabar. ''Questi attacchi - ha aggiunto - spingeranno gli Stati Uniti in un altro dilemma per il quale non solo gli americani ma l'intera regione dovranno pagare un prezzo alto".

L'ambasciatore dei Taleban in Pakistan Abdul Salam Zaeef ha definito l'attacco. ''Un atto di terrorismo. Abbiamo tentato in tutti i modi di arrivare ad una soluzione, ma gli Usa assetati di potere hanno scelto la strada dell'arroganza e sono responsabili dell'uccisione di afghani poveri ed innocenti". Conclude rimarcando la loro posizione. ''Combatteremo fino all'ultimo respiro".

Nemer Hammad, il rappresentante diplomatico di Yasser Arafat in Italia, ha tenuto a precisare che: "è proprio in queste ore in cui gli americani attaccano l'Afghanistan che il presidente George Bush dovrebbe esercitare tutta la pressione possibile su Israele per indurlo a togliere l'assedio dalle aree palestinesi. In questo modo gli Stati Uniti otterrebbero l'appoggio immediato dell'intero mondo arabo e non solo. Apparirebbe chiaro a tutti che Osama Bin Laden e i Talebani, come è emerso dai loro proclami appena trasmessi dalla tv del Qatar Al-Jazzira, stanno cercando di strumentalizzare la nostra giusta causa palestinese".

Il ministro degli Esteri dello Stato ebraico Shimon Peres in un incontro con i giornalisti ha sottolineato che l'attacco anglo-americano contro l'Afghanistan non crea un pericolo immediato per Israele. "Al momento, non vedo pericoli". Il presidente americano George W. Bush aveva infatti telefonato al premier israeliano Ariel Sharon un'ora prima del lancio degli attacchi per avvertirlo dell'avvio dell'operazione.

Grandinotizie.it/Aggiornamento 8 ottobre 2001


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