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Problema numero uno: accorgersi dell'attacco
Non bisogna immaginare un aereo che spruzza gas infetto sulle città. Se l'allarme scatta subito, l'attentato può rivelarsi poco distruttivo. I virus diffusi possono anche avere diversi giorni di incubazione e il manifestarsi improvviso di sintomatologie sospette non aiuta a capire quale antidoto debba essere utilizzato. I recenti progressi nello studio del Dna e nella biotecnologia potrebbero ridurre di molto l'identificazione del batterio impiegato da eventuali terroristi. Capire velocemente se il virus killer è antrace, vaiolo o meningite, ad esempio, può salvare molte vite umane.
Come proteggersi
Le maschere antigas non bastano. Servirebbero tute stagne perché le spore di un virus si attaccano ai tessuti e agli abiti. Per questo, nel caso di attacco batteriologico, chi si trova nelle vicinanze del centro di diffusione del virus deve togliersi subito i vestiti e provvedere alla loro distruzione (meglio bruciarli); lavarsi; tagliarsi a zero i capelli.
Come uccidere le spore
L'arma migliore è il caldo umido a 120 gradi. Il vapore ottenuto nelle autoclavi è perfettto. In alternativa funzionano candeggina ad alte concentrazioni e creolina.
Cosa tenere in casa
Il minimo indispensabile per sopravvivere almeno due settimane senza uscire. Inutile riempire casa di scorte inutili. Prendere acqua, latte per i bambini e cibo a lunga conservazione. Tenete pronte torce elettriche e radioline. Meglio avere molte batterie di riserva nel caso fosse necessaria una sospensione prolungata dell'energia elettrica.
Medicine
Tenere pronte le medicine prescritte. Non riempitevi di antibiotici in via precauzionale: il corpo potrebbe assuefarsi e renderli inefficaci in caso di effettiva necessità.
Un appoggio esterno
Se vivete in un grande centro urbano (possibile bersaglio di atti di bioterrorismo) è consigliabile individuare una persona fuori città che faccia da punto di riferimento per tutta la famiglia in caso di emergenza.
Contanti e passaporto
Meglio averli a disposizione. Nel caso fossero necessari spostamenti rapidi è bene non contare su carte di credito e bancomat. I documenti possono essere improvvisamente indispensabili per muoversi (anche all'interno della città in cui si vive) nel caos successivo ad un attacco terroristico di grande portata.
Condizionatore e riscaldamento
Spegnerli. Potrebbero portare dentro casa aria infetta e favorire. L'interno dei climatizzatori potrebbe inoltre favorire (con l'umidità e il calore) la proliferazione di batteri.
Isolamento dei malati
Chi è colpito deve essere isolato in camere a pressione negativa. In Italia ci sono soltanto in otto ospedali: il Sacco di Milano, il reparto "Nuove malattie infettive" di Brescia, il "San martino di Genova", il "Maggiore" di Bologna, il "Belcolle di Viterbo", il "Gemelli" e lo "Spallanzani" di Roma.
Vaiolo e vaccini
Si teme soprattutto un attacco di vaiolo, malattia letale e scomparsa da molti anni dall'Europa. Il ministro Sirchia ha precisato che, grazie alla bioingegneria, oggi è possibile produrre vaccini in tempi rapidi. Per ora ci si affida alle scorte. Il piano anti bioterrorismo non sarà pronto prima di due mesi.
Cosa ha deciso il governo italiano
Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha precisato: "Non ci aspettiamo alcun attacco batteriologico né chimico. Ciò non significa però che non ci si debba nemmeno attrezzare contro un rischio del genere". L'Italia sta mettendo in pratica il piano raccomandato nel 1993 dall'Organizzazione mondiale della Sanità per rispondere ad eventuali attacchi di guerra biologica. Altri Paesi hanno provveduto da anni a studiare misure di difesa efficaci. Se l'Italia ci pensa solo oggi, vuol dire che oggi questo pericolo c'è.
Cosa si è deciso
L'allarme è gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio, attraverso l'apposita Unità di crisi. Le decisioni del premier vengono passate al Comitato tecnico scientifico insediato presso l'Agenzia per la Protezione civile e al Comitato interministeriale tecnico di Difesa civile, coordinato dal Ministero dell'Interno. In questo comitato lavora la task force sanitaria decisa da Sirchia.
La task force di Sirchia
E' composta da venti persone, divise in due gruppi di lavoro distinti. Uno studia il rischio sanitario, l'altro quello biologico. Su come si sta articolando il lavoro della task force c'è il massimo riserbo.
I reparti Nbc dell'Esercito
Si tratta di nuclei addestrati a combattere in zone in cui si è fatto uso di armi nucleari, batteriologiche o chimiche. I Nbc, ad esempio, entrarono per primi in Kosovo per rivelare l'eventuale contaminazione atmosferica.
Anteprima al G8
Per il G8 venne mandata a Genova un'unità di emergenza dotata di laboratorio mobile, tute stagne, maschere e vaccini.
Per sapere quali sono le armi biologiche piu' diffuse e quali Paesi le posseggono vedi l'articolo.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/17 ottobre
2001
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