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Eventuali nuovi
attacchi contro gli Usa, le decisioni possibili di Bush, cosa
vuole Bin Laden e la paura di un conflitto mondiale. Grandinotizie.it
ha intervistato il Presidente del Centro Alti Studi per la
Difesa, generale Carlo Jean per fare un'analisi di
questo momento.
L'attualità e le prospettive.
Il tira e molla va avanti da diversi giorni e la tensione sale.
Qual è lo scenario e quali ritiene saranno le mosse di Bush nell'immediato?
"Bisogna partire da una premessa. Bush si trova in questo
momento di fronte a un dilemma politico non indifferente. Da un
lato l'opinione pubblica americana preme affinché intervenga in
maniera immediata, magari brutale. Bombarda e poi vedi cosa
succede. In gioco in questo senso è anche la sua leadership.
Dall'altro la logica invece direbbe di individuare prima bene
gli obiettivi, di articolare meglio l'offensiva, di saldare i
Paesi in una grande alleanza. Ma per questa soluzione ci vuole
tempo. E le due cose, è chiaro, sono in conflitto tra loro".
I media ovviamente puntano l'obiettivo sulle zone bersaglio
di possibili attacchi, l'Afghanistan ad esempio. E' pensabile
che gli Usa non stiano perseguendo la strada dell'intelligence?
"La strada dell'intelligence - le operazioni coperte -
è sicuramente percorsa dagli Stati Uniti. Al momento i servizi
hanno libertà di intraprendere azioni più sportive rispetto
a quella che è la norma. Il problema piuttosto è un altro: è la
difficoltà di infiltrazione all'interno di questi gruppi terroristici.
Ormai hanno raggiunto un livello molto alto e sofisticato di organizzazione.
In questo senso i risultati non possono che essere di lungo se
non di lunghissimo periodo".
E allora cosa faranno concretamente gli Stati Uniti?
"Credo sarà perseguita una duplice strategia. La prima, l'attacco
ai paesi che favoriscono e proteggono il terrorismo, dunque un'azione
da rivolgere contro ciò che si conosce. La seconda sarà finalizzata
contro la rete terroristica. E' la strada più lunga e ci si arriva
per mezzo di un lavoro di intelligence accurato e lungo, attraverso
infiltrazioni - un po' come si fa contro i trafficanti di droga
o la mafia".
Il congelamento dei conti delle 27 società che farebbero capo
a Bin Laden può essere considerata la prima mossa di guerra da
parte americana?
"Il blocco finanziario sulle società di Bin Laden è più un contentino
dato all'opinione pubblica americana che una vera e propria strategia
di dissuasione contro il rischio e l'eventualità di altri attacchi".
Nell'eventualità di un'azione militare - sempre più probabile
in verità - gli Usa ricorreranno alle armi nucleari?
"Bisogna partire dall'idea di cosa vogliono gli Usa. Vogliono
innanzitutto che non si verifichino più altri attacchi di questo
tipo. Dunque l'obiettivo primario è dissuadere il nemico da ogni
intenzione terroristica. Perché un'altra azione come quella dell'11
settembre sarebbe destabilizzante per la società, avrebbe un'eco
troppo forte in seno all'opinione pubblica. In questo senso sono
da leggere la minaccia di impiego delle armi nucleari e le stesse
dichiarazioni del Segretario alla Difesa
Rumsfeld. Poi
se verranno impiegate oppure no nessuno lo sa, nemmeno il presidente
degli Usa. In questo senso potrebbe verificarsi quello che accadde
nel gennaio 1991 in occasione della Guerra del Golfo. E cioè la
possibilità di usarle - la decisione spetterebbe comunque al presidente
- nel caso di attacchi da parte del nemico compiuti con armi di
distruzione di massa, ad esempio quelle biologiche. In sostanza
è un monito rivolto ai terroristi perché non alzino troppo
il tiro".
Ma ritiene probabile che si arrivi a questa soluzione
"No, penso di no".
Una domanda che nasce dalla paura: è l'inizio delle Terza Guerra
Mondiale.
"Assolutamente no, ma per un motivo ben preciso. L'estremismo
islamico sembra un fenomeno di massa - questo almeno è quanto
le immagini televisive lascerebbero intendere -, invece è un fenomeno
molto circoscritto. In Pakistan ad esempio i fondamentalisti si
calcolano intorno al 7-8 per cento della popolazione, quando in
realtà, si è visto, non superano l'uno per cento.
Il disagio nei confronti del fondamentalismo islamico che pervade
l'Occidente è accresciuto dal fatto che fa notizia. E' un po'
la storia dell'uomo che morde il cane: questa è la notizia
e non il cane che morde l'uomo".
Capitolo alleati. Il coinvolgimento e i rischi per l'Europa
e l'Italia.
Nella chiave della duplice strategia il nostro Paese quale
contributo potrebbe fornire?
"Innanzitutto l'Italia, come gli altri paesi dell'Alleanza, ha
espresso non solo una solidarietà politica con gli Usa, ma un'effettiva
condivisone dei rischi - l'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico
parla chiaro. Gli Stati Uniti tuttavia sono autosufficienti. Hanno
forze speciali e forze di alta tecnologia all'avanguardia, nemmeno
paragonabili a quelle degli altri Paesi europei. Forse solo alcuni
reparti speciali inglesi possono essere messi sullo stesso piano.
Nello specifico anche l'Italia può contare su reparti speciali
anti terrorismo - tipo i Nocs della Polizia e i Gruppi d'intervento
speciale dei Carabinieri -, ma ci occorrono per presidiare e controllare
al momento il territorio nazionale".
Continueranno gli attacchi terroristici: è possibile fare una
previsione in questa chiave? E soprattutto è realistico pensare
all'Italia e all'Europa come possibili obiettivi?
"Bisognerebbe entrare nella testa dei terroristi. Non si può dare
dunque una risposta precisa. Potrebbero essere prevedibili due
soluzioni, ugualmente perseguibili. La prima, che aspettino che
"passi la bufera", che si ricreino le condizioni per un altro
eventuale attacco, e cioè che la sicurezza si allenti come del
resto è prevedibile e necessario se non si vuole limitare le libertà
civili delle nostre popolazioni. La seconda, aspettare il contrattacco
occidentale per reagire e dare dei segnali molto forti, come per
dire la guerra continua, non siamo morti. O addirittura
continuare le azioni per affermare così che gli Stati Uniti sono
deboli, l'Occidente è debole, noi siamo i più forti.
Per quanto riguarda specificamente l'Italia è a rischio né più
né meno di altri paesi europei. E comunque - anche facendo riferimento
a quello che scrivono i giornali - le regioni maggiormente a rischio
potrebbero essere Piemonte e Lombardia, perché lì ci sarebbero
delle reti più organizzate".
Reali intenzioni di Bin Laden.
Sono Stati Uniti e Occidente il vero obiettivo dei gruppi terroristici?
"Né gli Stati Uniti, né l'Occidente in quanto tale. Secondo me
il fine è la conquista del potere nei paesi islamici. Bin Laden
insomma persegue un obiettivo molto pratico e strumentale. Da
compiere smantellando all'interno del mondo arabo le classi dirigenti,
le élite politiche attualmente al potere che sono legate all'Occidente".
Cosa la porta a questa analisi?
"Perché gli Stati Uniti sono considerati l'unico interlocutore
credibile da parte dell'autorità palestinese, perché è l'unica
potenza che è intervenuta in favore dei musulmani - in Bosnia
e in Kosovo ad esempio -, e perché sono il baluardo dei paesi
arabi cosiddetti moderati, cioè quelli favorevoli all'Occidente.
L'intenzione di Bin Laden dunque non è colpire il satana americano
perché contro l'Islam o contro il Corano".
Attacco agli Usa. Come è potuto accadere.
Tornando agli attentati dell'11 settembre: erano prevedibili?
C'è una corrente di pensiero che mette sul banco degli imputati
la Cia o quantomeno la ritiene in parte responsabile dell'accaduto.
Ritiene sia giustificata questa ipotesi?
"In teoria, solo in teoria. Perché nella pratica bisogna vedere,
per l'attentato che è andato a segno, quanti altri ne sono stati
sventati".
Sono stati più abili i terroristi più che inefficace il sistema
di intelligence in sostanza.
"Sì. Del resto se questa rete terroristica è riuscita a penetrare
nei sistemi di sicurezza della Casa Bianca significa che ha raggiunto
un livello tecnologico estremamente raffinato e sofisticato. A
questo proposito è anche plausibile credere che abbiano usato
gli stessi strumenti per nascondere i conti e dunque abbiamo
reso in parte inefficace il blocco degli stessi da parte di Bush.
Sicuramente avranno a disposizione strumenti e sistemi di collegamento
tali da non essere intercettati nemmeno da Echelon".
Michele Fianco/Grandinotizie.it/25 settembre
2001
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