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Chi colpirà la rappresaglia Usa? La risposta agli attentati dell'11 settembre non si limiterà all'attacco delle postazioni di Osama Bin Laden. Quali sono i Paesi sospettati di collaborare con i terroristi. La loro forza militare e la loro situazione politica.

Afghanistan
Il bersaglio più probabile della rappresaglia Usa. I Talebani ospitano dal 1996 Bin Laden e hanno stretto con la sua organizzazione un sodalizio politico importante. Osama ha introdotto i Talebani nel Fronte internazionale islamico, il gotha del terrorismo islamico. Inoltre, l'Afghanistan è sospettato di essere coinvolto nel traffico internazionale di droga. E' un Paese allo stremo. Dispone di un esercito di 400mila soldati e di appena 25 caccia. A causa della natura montagnosa è facile bombardarlo ma quasi impossibile invaderlo. E' bene ricordare che l'Armata Rossa conobbe qui il suo Vietnam.

Pakistan
Ha deciso di schierarsi con gli Usa, rinnegando anni di sostegno al governo dei Talebani. Ora Islamabad deve guardarsi dai gruppi integralisti interni, numerosi e ben armati. Il Pakistan potrebbe addrittura intervenire contro l'Afghanistan. Dispone di un esercito numeroso e ben equipaggiato (520mila soldati e 410 caccia).

Iraq
L'unico governo che non ha condannato gli attentati dell'11 settembre. Dopo la Guerra del Golfo (1991) gli Usa controllano il suo spazio aereo e bombardano costantemente il Nord del Paese ("guerra a bassa intensità"). Stremata dall'embargo internazionale, ha stabilito contatti con l'Afghanistan a livello di intelligence. Ha un esercito numeroso ma male equipaggiato.

Iran
L'epoca di Khomeini è chiusa definitivamente. Teheran continua a finanziare gli hezbollah del Libano e diversi gruppi antiamericani ed antisraeliani dell'area del Golfo. Ma rimane una rivale storica di Iraq e Afghanistan. Alla base c'è l'odio secolare tra sunniti e sciiti. I Talebani sono da sempre malvisti dagli ayatollah. L'Iran è comunque contrario ad un intervento Usa nell'area.

Siria
Uno dei Paesi che negli anni passati hanno più sostenuto il terrorismo internazionale. Il presidente-dittatore Bashar el Assad continua a sostenere gli hezbollah e mantiene proprie truppe nel Libano meridionale. Ultimamente aveva però dato timidi segnali di dialogo con Israele. Ha un'aviazione moderna (661 caccia) e tecnologie militari sviluppate. Difficile che possa essere coinvolto in una guerra.

Autorità nazionale palestinese
Il presidente Yasser Arafat ha pubblicamente condannato l'aggressione Usa. Ma ormai non controlla più le organizzazioni radicali come Hamas e Jihad che infatti hanno accolto con favore l'attacco agli Usa. L'Olp ha davvero tutto (cioè quel poco che ha oggi) da perdere in questa situazione.

Sudan
Sconvolto da una lunga guerra civile (tra cristiani e musulmani) è già stato bombardato dagli Usa dopo gli attentati del 1998. Osama Bin Laden ha qui interessi economici e campi di addestramento per terroristi. Colpire il Sudan non sarebbe difficile, ma aprire un fronte africano sarebbe rischiosissimo.

Arabia Saudita
Alleato da anni dell'Occidente. Bin Laden riscuote simpatia presso l'ala conservatrice del regno, rappresentata dal principe Abdallah. Le precarie condizioni di salute di re Fahad potrebbero causare cambiamenti clamorosi. Quasi impossibile, comunque, un coinvolgimento in una guerra.

Yemen
Molti i simpatizzanti di Osama Bin Laden. Dopo l'attentato di Aden ha offerto scarsa collaborazione all'Fbi. Ma è davvero improbabile che possa essere coinvolto nella rappresaglia Usa.

Libano
Il governo centrale tollera l'attività degli hezbollah filoiraniani al confine con Israele. Ma Beirut conta pochissimo.

Egitto
Hosni Mubarak è alleato degli Usa. Lo accusano di aver appoggiato l'intransigenza di Arafat sul piano di pace di Bill Clinton. Ma si trattò di una scelta strategica, fatta per continuare ad avere un ruolo chiave nell'area. Segue con apprensione la vicenda, anche perché sono egiziane alcune componenti importanti della rete di Bin Laden.

Libia
Sembra fuori da tutto. Dopo aver consegnato all'Aja i presunti responsabili dell'attentato di Lockerbie, Gheddafi punta alla fine dell'embargo. Ha espresso solidarietà al popolo americano, cosa impensabile fino a pochi anni fa. Tripoli non è più nel mirino degli Usa.


Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/20 settembre 2001


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