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Inventore del termine
Simulmondo - un neologismo per la rete di Internet - esperto di
nuove tecnologie e di comunicazione (tra l'altro è docente alla
Sapienza di Roma), Francesco Carlà è un interlocutore privilegiato
per capire cosa può succedere ai mercati internazionali dopo l'attentato
dell'11 settembre 2001. Editore di finanzaworld
una delle fonti più ascoltate in tema di net economy, curatore
di una newsletter gratuita con più di centomila lettori, conduce
su Rai News 24, Netstocks, il primo magazine della tv italiana
dedicato alla new economy.
L'attacco al cuore economico e commerciale dell'America è un
avvenimento che non ha precedenti nella storia. Che conseguenze
avrà su un'economia, come quella statunitense, nella quale i due
terzi del Pil derivano dai consumi delle famiglie e che da mesi
è sull'orlo della recessione?
"Credo che i consumi medi delle famiglie caleranno. Nell'economia
la componente psicologica è importante soprattutto in momenti
critici come questi. Ci sono tre o quattro voci che subiranno
una crisi e non sono voci irrilevanti: viaggi, spostamenti, soprattutto
aerei. Esistono già segnali in questo senso e molte compagnie
aeree segnalano la possibilità di subire grosse perdite a fine
anno. E alcune, già pericolanti per conto loro, andranno in fallimento.
Sì, siamo sull'orlo della recessione. Uscirne dipende moltissimo
dalla capacità delle imprese - che finora erano la vera fonte
della crisi - di mettersi a investire grazie al bassissimo costo
del denaro. Questo potrebbe compensare il calo degli acquisti
dei consumatori. C'è da dire che abbiamo di fronte il trimestre
più importante per i consumi, e quindi il mercato potrebbe anche
riprendersi un po'".
Scalfari su "Repubblica" - prima che accadesse la tragedia
delle Twin Towers - aveva parlato di un nuovo rischio '29. Quanto
è successo pensi che aumenti questa possibilità, oppure possa
essere addirittura uno choc "salutare" che - come negli anni Trenta
- ridia slancio e fiducia proprio sull'onda psicologica della
ricostruzione, del ricominciare?
"Sono situazioni imparagonabili. E' come fare un confronto tra
pompelmi e mele. Mettere in relazione l'economia del '29 con quella
del 2001 è come paragonare la Ford tutta nera degli anni Trenta
con le macchine di oggi. Allora non esisteva un'economia così
globale, così finanziarizzata. No, non esiste un rischio '29,
c'è invece sempre un rischio di recessione. Il vero pessimismo
nasce dal fatto che non si staglia all'orizzonte un catalizzatore
nuovo di ripresa dal punto di vista tecnologico: perché tanto
non possono che essere i titoli tecnologici a guidare la ripresa.
Come sempre. Può essere vero che questi fatti tragici possono
scatenare una reazione opposta: non va trascurato il fatto che
gli americani sono molto reattivi - li conosco bene avendo vissuti
lì tre anni - sono patriottici non è facile piegare il loro spirito".
Quale la sorte dei titoli della New Economy? Hai scritto che
a guadagnare saranno i titoli legati alla ricostruzione edilizia
(ferrocemento) e alle società che forniscono tecnologia e materiale
di guerra. E gli altri?
"Nell'immediato certo. Ma se tu vai ancora a guardare i giorni
precedenti al crollo delle torri e vai a guardare quali sono le
venti società che fanno i maggiori volumi di scambi al Nyse e
al Nasdaq - ma in particolare al Nyse dove è quotata tutta l'economia
americana e buona parte di quella mondiale, indipendentemente
dai settori - sono tutte società tecnologiche. Sono loro che fanno
la borsa. Da lì e solo da lì può tornare a esserci la ripresa.
Quando? Dipende da due fattori: dalla loro capacità di smaltire
le scorte dei magazzini perché questa crisi del tecnologico è
stata anche una crisi soprattutto da sovrapproduzione e dall'altra
dall'indovinare un catalizzatore di una forte nuova ripresa come
è stato Internet tra '97 e 2000. Si sa già qual è: la larga banda
sia terrestre coi cavi, che aerea con l'Umts".
Internet sdraiati e in piedi, come dici tu…
"Sì, quello, ma al momento il problema vero è che cosa ci corre
dentro, quindi i contenuti e le killer applications che
possono motivare questa tecnologia. Perché le reti ci sono già;
c'è una quantità enorme di fibra ottica in giro, soltanto che
questa fibra ottica è vuota al '95 per cento dei casi perché non
si sa cosa farci correre dentro. Certo, tutta quella roba che
ha un peso da un punto di vista della dimensione dei dati che
non è stato possibile far circolare con le linee attuali: film,
musica. Il problema è che questi contenuti sono appannaggio di
poche grandi major nel mondo che non hanno voglia di metterli
in giro sui cavi, perché una volta partiti chi li ferma più…"
Guarda Napster
"…infatti, e poi servono cose nuove perché non si può basare tutta
una nuova economia sui film. Ci vuole il Simulmondo, la capacità
di digitalizzare gran parte della nostra mentalità prima ancora
che i contenuti. Quando siamo passati dall'agricoltura all'industria
è stato un passaggio lento, graduale. Poi pian piano la mentalità
industriale ha preso il sopravvento su quella agricola, artigianale.
E tutto quello che facevamo con la terra e le mani abbiamo pensato
che potevamo farlo fuori dalla terra e con le macchine. Adesso
stiamo cercando di pensare sempre più in modo "simulmondiano",
cioè quello che si può fare in modo reale in realtà si può fare
meglio in modo simulato".
A proposito di questo, si è riflettuto poco sul fatto che questa
è la prima guerra nell'era che tu chiami del Simulmondo. In passato
si combatteva per un territorio, per un confine. I contendenti
erano due, ben conosciuti. Oggi abbiamo un nemico invisibile,
che può essere ovunque, che riesce a portare la morte in casa
altrui utilizzando con raffinata intelligenza i mezzi stessi della
società che combatte: gli aerei, la tecnologia, la diretta tv
(ottenuta sfalsando i tempi degli attentati), l'implosione delle
torri simbolo e possibile metafora dell'implosione del mercato
mondiale. Quanto cambierà la nostra vita tutto questo?
"Molto, dovremo cambiare molte cose. E' sempre più difficile pensare
di difendere un mondo centralizzato e reale come quello che abbiamo
oggi. Quello che una volta era appannaggio degli eserciti e degli
Stati - i bombardamenti e cose simili - adesso è appannaggio degli
individui e dei terroristi, quindi incontrollabile. Si poteva
controllare l'invasione della Francia da parte della Germania,
perché prevedeva negoziazioni, diplomazia. Adesso come si fa a
fare un ragionamento del genere con Bin Laden, che ha cellule
dappertutto anche nelle nostre città? Mi sembra folle non pensare
in questo modo: pensa la vulnerabilità di un mondo organizzato
in cui nell'isola di Manhattan c'è il 70 per cento del mondo finanziario
globale. Con un aeroplano che al 72.mo piano azzera una società
come la Morgan Stanley (anche se poi hanno ridimensionato questo
azzeramento). Se siamo ancora in piedi è perché il Simulmondo
aveva il backup dei file in tutto il mondo sulla rete, altrimenti
adesso vai a ricostruire il portafogli dei fondi. E fortuna che
le fatture della gente, le bollette, le ricevute non esistono
più soltanto in forma cartacea - altrimenti finivano in fiamme
insieme alle torri -, ma esistono anche in forma internettiana".
Cosa succederà a Wall Street nei prossimi giorni?
"La borsa è un sismografo, che usa anche dal punto di vista iconico
i meccanismi del sismografo. Se si va a guardare il grafico del
Mib 30 di martedì alle 15, si vede che registra immediatamente
la scossa: era piatto, ha avuto un calo dell'8 per cento in due
tre minuti. Il sismografo di Wall Street è enormemente più rappresentativo
e più potente".
Quindi ci dobbiamo aspettare giorni di tracollo…
"Ci dobbiamo aspettare un riflesso esatto di quella che è la psicologia
degli americani in questo momento. Quello che dirà la borsa sarà
la fotografia del reale sentimento americano. Lì capiremo se la
gente, gli investitori hanno ancora paura, hanno fiducia o una
via di mezzo tra le due cose".
Quello che accade a Wall Street inevitabilmente condiziona
il mondo. Quali saranno le conseguenze per l'Europa?
"Credo che gli americani con quest'attacco si siano creati un
patrimonio politico enorme perché se prima la Francia, in qualche
modo l'Italia, ambienti in Germania potevano storcere il naso
su alcune scelte americane, sul loro modello di sviluppo, adesso
sarà molto più difficile farlo. Ricorda la situazione degli anni
Settanta in Italia, tutti stretti attorno alle istituzioni. E
chi stava in mezzo - né con lo Stato né con le Br - ne uscì a
pezzi. Ma dall'altra parte, il problema politico del G8 è apparso
paradossalmente più visibile, perché se esiste la possibilità
che il terrore sia così motivato da fare quello che hanno fatto
l'11 settembre, a guardarlo un po' meglio vuol dire che poi questo
mondo non è poi così divertente come appare. Nei giorni scorsi
ho scritto un po' di newsletter su questo: il nostro modello culturale
è indubbiamente migliore di quello dei Bin Laden, ma è anche vero
che questo modo di vivere - importato dal modello americano -
con i nostri vizi industriali sempre più insostenibili, le nostre
vacanze tutti assieme negli ingorghi delle autostrade, diventa
sempre meno motivante. Se noi europei - che abbiamo una tradizione,
un nostro modo di vivere, una cultura, una qualità della vita
- differente dall'America, riusciremo a farci ascoltare può essere
un'occasione per un cambiamento. Noi abbiamo bisogno di una nuova
causa, e quella del mercato fine a se stesso non è lo è più. Non
troveremo nessuno disposto a battersi per il mercato puro, secondo
me".
Paradossalmente da questo choc può uscire una società migliore…
"Cerco di pensare che possa uscire una società che non difende
lo status quo come negli ultimi anni era sembrato che stessimo
facendo tutti in Occidente. Perché era perdente l'idea che il
mercato, che l'economia e la finanza, che l'industria tecnologica
e i Bill Gates di questo mondo avessero il primato assoluto e
dovessero risolvere tutti i problemi. E' un'idea sbagliata: fagli
risolvere a Gates un problema come quello che stiamo vivendo in
questi giorni… Sono convinto che la politica, una politica che
abbia una prospettiva di medio lungo periodo, sia la risposta".
Come giudichi la tendenza all'isolazionismo dei primi mesi
della presidenza Bush, aver trascurato la questione mediorientale,
blindarsi a Genova, rinunciare quasi alla politica estera…
"Bush è stato eletto per essere un presidente minimalista, uno
che non dà fastidio, che non disturba il manovratore vero che
era l'economia. Questa è un'idea sballata. E' importante invece
sempre di più arginare le prepotenze dell'economia della finanza
globale - che si riflette poi anche nelle operazioni di casa nostra
in cui i piccoli azionisti vengono sempre danneggiati. La questione
della finanza democratica che ho tirato fuori non è soltanto uno
slogan. Sono convinto che la finanza così come è organizzata adesso
è una finanza senza consenso e quindi, un'economia senza consenso
e una politica senza consenso. In questo scenario i Bin Laden
hanno molto più spazio. Fortuna che il suo fondamentalismo non
può fare proseliti in occidente - è troppo lontano da noi. L'Occidente
deve capire che questo è il momento per una reazione di tipo culturale:
l'Occidente non può dire che è Leonardo da Vinci o Galileo, quando
oggi è soprattutto Bill Gates e cose del genere, che non sono
molto rassicuranti da questo punto di vista".
Stefano Saletti/Grandinotizie.it14 settembre
2001
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