|
Wahington presenta le prove
Gli Usa hanno presentato alla Nato le prove che è Osama Bin Laden il responsabile degli attentati dell'11 settembre. Queste prove non sono state rese pubbliche, ma sono trapelate alcune indiscrezioni. Sarebbero tre gli elementi che portano al miliardario saudita.
Primo: le intercettazioni telefoniche
Dopo gli attentati l'intelligence Usa avrebbe riascoltato chilometri e chilometri di nastri registrati. Il giorno prima degli attentati due esponenti di Al-Qaeda (l'organizzazione di Bin Laden) nascosti in Europa avrebbero parlato di "un grande attacco". Altre fonti parlano anche di una telefonata dello stesso Osama alla matrigna: "Sta per accadere qualcosa. Per un po' non ci potremo sentire". Ipotesi poco attendibile: Bin Laden non è così sprovveduto da lasciare una traccia del genere. Il 12 settembre i servizi segreti tedeschi avrebbero intercettato la telefonata di due uomini di Al-Qaeda che si rallegrano dell'accaduto e parlano di trenta loro compagni in missione negli Usa. Sarebbe questo l'indizio che mette in allarme Washington: i kamikaze degli attacchi di New York sono 19. Ce ne sarebbero perciò altri 11 ancora in giro per gli Usa.
Secondo: contatti tra dirottatori e Al Qaeda
Due dei 19 kamikaze avrebbero incontrato un membro di Al Qaeda coinvolto nell'attentato alla nave Usa Cole dell'ottobre 2000. L'incontro si sarebbe svolto a Kuala Lumpur, in Malesia e sarebbe stato filmato da agenti dell'Fbi. La pista porterebbe ad incroci tra gli attentati negli Usa e quelli in Tanzania e Kenya dell'estate 1998.
Terzo: Ayman Zawahiri
Il "dottore", braccio destro di Bin Laden, è ufficialmente ricercato per aver partecipato alla preparazione delle stragi dell'11 settembre. Insieme a lui sono ricercati altri due membri di spicco di Al Qaeda: Mohammed Atif e Abu Zabaydah (vedi articolo sui leader del terrore). Contro di loro cui sarebbero le testimonianze di alcuni estremisti arrestati nel corso delle indagini sui falliti attentati a Parigi, New York e Losa Angeles per il Capodanno 2000. La rete del terrore partirebbe dalla Giordania e arriverebbe a Boston, passando per un gruppo di appoggio nascosto a Milano.
Il fatto che Bin Laden continui a negare di avere responsabilità negli attentati dell'11 settembre, non vuol dire nulla. Anche nel 1998, dopo gli attentati a Nairobi e Dar-es Salaam, negò di essere il mandante, anche se espresse "ammirazione e sostegno" a chiunque li avesse compiuti. Eppure l'intelligence americana non ha dubbi in proposito: quella è tutta opera sua. E c'è lui dietro gli attentati di Riad (1995) e Aden (2000) e dietro l'allarme che portò alla chiusura dell'ambasciata Usa di Roma nel gennaio 2001.
Ma l'attacco agli Usa è qualcosa di diverso e più grande. Per questo a Washington non smettono di indagare sui servizi segreti iracheni. Per ora ci sarebbero soltanto indizi molto esili su viaggi di 007 di Baghdad in Afghanistan. Ma dal Pentagono promettono: "Aspettate e vedrete".
Si ritiene comunque che il crocevia del complotto sia l'Afghanistan. L'opposizione antitalebana e fonti giornalistiche internazionali parlano di strani movimenti di emissari iracheni e pakistani negli ultimi mesi. A Kabul sono chiamati "arabi", ma si tratta soprattutto di pakistani di etnia pashtun. Sono giovani ed istruiti. Guardano all'Afghanistan come ad un grande laboratorio di guerra santa. Si addestrano nella guerra contro l'opposizione tagika e respirano l'aria del nuovo internazionalismo fondamentalista. agli Usa.
D'altra parte, per l'ottobre 2001 le diplomazie dell'Unione europea avevano già fissato una riunione dedicata unicamente al ruolo dell'Afghanistan nel terrorismo internazionale. Adesso sembra chiaro che a parlare saranno le armi.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/4ottobre 2001
|