Alleanza
del Nord
La coalzione dell'opposizione afghana ha resistito per cinque anni ai talebani arroccata nella valle settentrionale del Panshir. Ha approfittato dei bombardamenti Usa per prendere il controllo di Kabul e dei principali centri del Paese. Molto etrogenea dal punto di vista politico ed entico, l'Alleanza era guidata dal tagiko Massud, ucciso a settembre. Ora il comandante è l'uzbeko Rachid Dostum. Nella coalizione c'è anche Burhanuddin Rabbani, il legittimo presidente dell'Afghanistan destituito nel 1996. Iran e Russia sostengono componenti diverse dell'Alleanza. Il Pakistan è invece un suo nemico giurato. Nell'Alleanza ci sono forze che all'indomani della presa di Kabul nel 1992 si sono combattute senza esclusione di colpi, spianando, di fatto, la strada ai Talebani. Il problema sarà verificare la tenuta della coalizione una volta che la guerra sarà finita.
Apocalisse
Come quella che hanno vissuto gli Usa l'11 settembre 2001. Una
data che nessun americano scorderà mai. Quattro aerei, dirottati
e guidati in missioni suicide da kamikaze arabi, si schiantano
sulle Torri gemelle e sul pentagono. Il quarto cade in Pennsylvania. Forse doveva colpire la Casa bianca. Migliaia di morti e feriti. L'America e il mondo sotto
choc. Sembra un colossal dell'orrore: è la realtà.
Attacco americano
Scatta il 7 ottobre, di domenica, alle 18:29 ora italiana. Missili Cruise si abbattono su Kabul, Kandahar, Jalalabad e poi su altri obiettivi militari. "L'operazione sarà lunga e durerà settimane" annunciano dagli States. Obiettivo, l'Afghanistan e i rifugi di Osama Bin Laden.
Boeing
Gli aerei coinvolti negli attentati sono tutti della Boeing, il
più grande costruttore mondiale. Il 757 può trasportare
233 passeggeri su una distanza massima di 3.990 chilometri. Viaggia
a una velocità di crociera di 965 chilometri orari. Il Boeing
767 può trasportare 269 passeggeri su una distanza massima
di 11.390 chilometri a una velocità di crociera di 850 chilometri
orari.
Casa bianca
Per la prima volta nella sua storia è rimasta chiusa e disabitata
per diverse ore. Quando il numero degli aerei dirottati era ancora
imprecisato, si è preferito evacuare il centro del potere politico
dell'America. Troppo alto il rischio che fosse un obiettivo dei
terroristi. Poi alle 17 ora locale George W. Bush, in diretta
tv, ha ripreso possesso del comando.
Dirottamento
Erano esperti i membri del commando suicida. Hanno scelto scali
di voli interni - Newark, Boston, Washington - carenti di controlli
antiterrorismo. Divisi in quattro squadre, hanno eliminato gli
equipaggi e preso il controllo della situazione armati soltanto
di coltelli e temperini. Per rendere invisibili gli aerei dirottati,
i terroristi hanno disattivato il trasponder, cioè il meccanismo
di riconoscimento automatico di ogni aereo che ne consente l'individuazione
in volo. E' accertato, poi, che almeno in uno dei quattro voli
suicidi al volante fosse un dirottatore.
Europa
Attonita, sgomenta, impaurita. Così il Vecchio continente ha vissuto
la tragedia americana. Ed è subito scattata la solidarietà internazionale
di Paesi che con il terrorismo ci convivono da anni - dalle Br
all'Ira dall'Eta ai fondamentalisti islamici -, ma che mai avevano
subito un attacco di tale violenza. E Blair, Chirac,
Schroeder, Berlusconi, Prodi si chiedono
se anche l'Europa può diventare un obiettivo della nuova strategia
del terrore. E tremano al solo pensiero…
Fbi e Cia
Sono i grandi sconfitti. Malgrado tecnologie avveniristiche, grande
dispiegamento di mezzi, Echelon vari, non sono riusciti a sventare
il più grave attentato nella storia dell'uomo. Eppure, proprio
dall'Italia, erano arrivate segnalazioni di possibili azioni eclatanti
di gruppi legati alla Jihad islamica. E due settimane prima della
tragedia, dal loro santuario in Afghanistan, gli uomini di Osama Bin Laden parlavano di un'imminente "grande sorpresa". Ma non
erano state prese particolari misure di sicurezza. Forse gli 007
non pensavano che la sorpresa se la sarebbero trovata in piena
Manhattan. E adesso i vertici, che si trovano sott'accusa, si danno un gran da fare per catturare altri possibili terroristi. Prima che possano colpire di nuovo.
George W. Bush
Una prova davvero difficile per Bush junior. Che deve dimostrare
di essere un presidente, oltre che un figlio. Finora si è mosso con molta cautela. Dopo un iniziale sbandamento - molto criticato - sembra avere in mano la situazione. Si sta affidando alle cure esperte di Colin Powell e ha puntato alla costruzione di una vasta alleanza anti-terrore. Il via libera all'attacco lo dà il 7 ottobre e in tv spiega: "E' l'ora in cui ogni Paese deve scegliere, non c'è neutralità. Chi aiuta i fuorilegge e gli assassini diventa fuorilegge e assassino". Ma Bush deve anche dimostrare di poter gestire
la crisi mediorientale, benzina sul fuoco dei fondamentalisti
islamici. Le pressioni su sono diventate sempre più forti negli ultimi giorni. Ma nessuno sembra davvero sapere cosa può succedere a Gerusalemme
Israele
Sta
vivendo uno dei momenti più difficili dalla proclamazione dello
Stato nel '48. Assediata fuori dal proprio territorio, minacciata
al suo interno da attacchi suicidi che ne minano la sicurezza,
in crisi d'immagine dopo l'avvento del falco Ariel Sharon,
per il momento si rifugia nella forza.
Shimon Peres cerca di riannodare i fili del
dialogo. Ma è drammaticamente solo.
Jihad
Termine arabo per "sforzo", "lotta", ma anche "guerra santa".
Ha due possibili significati: uno - quello più 'alto' - fa riferimento
allo sforzo spirituale di ogni uomo contro vizio, passioni, ignoranza
e uno - quello usato dai combattenti musulmani - riguardante la
"guerra santa", spesso condotta mediante attacchi terroristici
anche contro obiettivi civili, contro gli infedeli e i paesi infedeli. Nel suo primo proclama televisivo vi fa riferimento Osama Bin Laden. E' l'incubo dell'Occidente: diventare un'enorme Gerusalemme.
Kamikaze
E' una parola giapponese che vuol dire "vento divino". L'idea
di lanciarsi in attacchi suicidi contro il nemico nasce alla fine
del '43, nella guerra che opponeva il Giappone agli Alleati. Fu
il capitano di vascello Eiichiro Jo a proporre ai suoi
uomini di lanciarsi con gli aerei contro le navi americani. A
luglio del '44 la prima azione. Diciassette piloti giapponesi
decollarono con l'intenzione di schiantarsi contro la Quinta flotta
Usa: otto furono abbattuti, gli altri rientrarono vivi. Poi in
tanti li hanno imitati. Non solo in Giappone. Negli ultimi mesi,
in Medio Oriente c'è stata un'escalation di attentati suicidi.
Ragazzi palestinesi si fanno saltare in aria in luoghi pubblici
provocando terribili tragedie. In nome di Allah e di un conflitto
lontano dal risolversi.
L'odio
Cosa spinge un ragazzo a farsi saltare in aria. Cosa spinge a
provocare lutti così grandi. La disperazione - certo - la povertà,
il fanatismo. Ma anche l'odio, per quello che l'occidente rappresenta,
con i suoi valori, le sue certezze, le sue sicurezze - presunte.
Un film di Mathieu Kassovitz, L'odio, raccontava
le periferie parigine sconvolte da una violenza cieca e apparentemente
inspiegabile. Dove la convivenza multirazziale era
fallita e dove vinceva la legge della paura. Tragica metafora?
Manhattan
Il cuore di New
York violato dai terroristi. Ce lo ricordavamo in uno
struggente bianco e nero nell'omonima pellicola di Woody
Allen. Adesso sembra Beirut. Dove una volta svettavano
le torri gemelle, ci sono soltanto fumo e macerie. Una ferita
che non si rimarginerà mai.
Nato
L'alleanza affianca gli Usa nella lotta al terrorismo. Dopo le prove fornite dall'intelligence americana sul coinvolgimento di Bin Laden e della sua rete, è scattato l'articolo 5 del trattato, quello che prevede il sostegno di tutti i partner nel caso un Paese venga attaccato. Non era mai accaduto in passato. Ognuno dei diciotto membri dell'alleanza dà il proprio contributo e decide autonomamente tempi, mezzi e uomini da impegnare.
New York
Colpire New York significa colpire il mondo intero. Perché lì
nella "Grande Mela" c'è il centro della vita occidentale. "Oggi
ci sentiamo tutti americani" ha scritto il Corriere della
sera il giorno della tragedia, parafrasando John Kennedy. Ed è vero: è come
se i terroristi avessero voluto lanciare una sfida planetaria,
colpendo i simboli del commercio, del mercato, ma anche della
libertà. New York, con le sue contraddizioni, è tutto questo.
Osama Bin Laden
Il miliardario sceicco saudita è balzato al primo posto tra i
nemici dell'occidente scalzando personaggi del calibro di Saddam
Hussein e Gheddafi. E' ormai evidente che c'è lui dietro gli attentati. L'intelligence
Usa ha fornito le prove agli alleati. Il suo gruppo, la Base (in arabo Al Qaeda),
balza alle cronache con gli attentati del '98 alle ambasciate
americane in Kenia e Tanzania. Negli anni Novanta l'al-Qaeda ha
stretto alleanze con le frange terroristiche islamiche di mezzo
mondo dall'Algeria alle Filippine, passando per il Kashmir, il
Libano e la Palestina. Cellule sono presenti in Germania, Inghilterra,
Francia. Se si può parlare di una internazionale del terrorismo,
il suo capo indiscusso è Laden. La caccia continua.
Pakistan
E' diventato il Paese chiave della crisi. Il suo presidente, Pervez Musharraf si è schierato con gli Usa scatenando le proteste degli integralisti islamici fino a ieri alleati di Bin Laden e dei Talebani. Storico avversario dell'India, possiede l'atomica. Riuscirà a reggere l'urto di un'opinione pubblica da sempre antiamericana?
Pentagono
Prende il nome dalla sua particolare forma a cinque lati. E' la
sede del ministero della Difesa degli Stati Uniti d'America. Si
trova ad Arlington, in Virginia. La costruzione viene terminata
nel 1943. E' il più grande centro amministrativo del mondo, occupando
un'area coperta di 12.000 ettari. Il termine indica spesso, oltre
che l'edificio di per sé, lo stesso ministero della Difesa, inteso
nelle sue funzioni. Nell'attacco vi muoiono 800 persone.
Proclama
Osama Bin Laden lo lancia in una dichiarazione alla televisione Al Jazeera, che viene trasmesso il 7 ottobre un'ora dopo l'attacco americano all'Afghanistan. Il video sembra essere stato girato qualche tempo prima, probabilmente fuori dalla terra dei Talebani. E' una vera dichiarazione di guerra agli Usa e a tutti i suoi alleati. A cominciare dai Paesi arabi moderati, vero obiettivo della sua controffensiva mediatica. Ecco il testo integrale.
Questione palestinese
E' ancora la questione attorno alla quale ruotano i destini del
mondo. Da oltre cinquant'anni, si cerca la quadratura del cerchio
di una convivenza araba-israeliana che sembra impossibile. Clinton,
Arafat e Barak - un anno fa - erano a un passo dalla
pace. Poi tutto è precipitato. George W. Bush - prima dell'11 settembre - si era disinteressato
alle vicende mediorientali e aveva lasciato che Sharon e Arafat
se la sbrigassero da soli. I risultati sono sotto gli occhi di
tutti.
Rudolph Giuliani
Il sindaco della "tolleranza zero" non può nulla contro il terrore
che arriva dal cielo. E la sua New York è ridotta a un cumulo
di macerie. Lui si dà un gran da fare, coordina i soccorsi, cerca
di tranquillizzare i cittadini. Dà speranza e forza. Un esempio per tutti che gli vale un plauso globale.
Sharon, Ariel
In tanti vedono nel paffuto premier israeliano Ariel Sharon
la causa - neanche troppo indiretta - dell'escalation di violenza
che dal Medio Oriente si è riversata sugli Stati Uniti. La sua
politica di muro contro muro con il mondo arabo - anche con la
parte disposta al dialogo - ha prodotto finora morti e sofferenze.
Terrorismo
Sconfitto "l'Impero del male sovietico" - la definizione era di
Ronald Reagan -, sembrava che la "storia fosse finita"
come profetizzava, malamente, lo storico Francis Fukuyama.
E invece va avanti. Il nemico, oggi, è il terrorismo di matrice
fondamentalista islamica. Un nemico quasi invisibile - qualche
migliaio di uomini ben addestrati che si muove tra Afghanistan, Medioriente, Europa, Usa - in grado di colpire dappertutto.
Usa
La superpotenza si è scoperta vulnerabile, come mai lo era stata.
Anche nei terribili anni della Seconda guerra mondiale era riuscita
a preservare il proprio territorio. Nulla ha potuto, invece, contro
questo attacco dal cielo in diretta tv. Che ha dimostrato come
sia poi sostanzialmente semplice - basta un piccolo commando di
terroristi addestrati e un coltellino - mettere in ginocchio il
gigante americano. Con la sua tecnologia, il potere economico,
la borsa, il super esercito, le armi nucleari, l'intelligence
numero uno al mondo. Ma sarà poi proprio così?
Ventimila
Le vittime dei tre attentati secondo le prime stime. Una città
che scompare, ventimila famiglie che piangono la morte di un parente.
A memoria non si ricorda un atto terroristico di questa violenza. Poi la cifra si ridimensiona (tre le tremila e le quattromila le vittime). Resta la tragedia.
World Trade Center
Il simbolo dell'America che produce e impera sul mondo. Le Torri
gemelle, il cuore del World Trade center, furono già oggetto di
attentato nel '93, quando una bomba di matrice islamica provocò
la morte di sei persone e il ferimento di oltre mille. Alte circa
450 metri, per 110 piani, vennero costruite con 200.000 tonnellate
di acciaio e inaugurate all'inizio degli anni Settanta. Vi lavoravano
50 mila persone e ogni giorno ospitavano 70 mila visitatori. All'interno:
quattro borse finanziarie, centinai di società, uffici commerciali,
bancari e governativi; alberghi, ristoranti, negozi, un posto
di polizia, un parcheggio con duemila posti auto e una stazione
del metrò.
Yousef Ramzi
Di origini palestinese, era il capo operativo dell'attentato alla
Torri gemelle del 1993. Arrestato nel '95 in Pakistan e condannato
a 240 anni di carcere, Yousef si è fatto le ossa in Afghanistan
durante la lotta dei mujaheddin contro l'invasore sovietico negli
anni Ottanta. In quegli anni i volontari della Jihad erano coordinati
da Bin Laden, allora semisconosciuto saudita.
Grandinotie.it/7 novembre 2001
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