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Sull'ambiente l'Unione
europea non esita. Critica l'America di Bush che ha rifiutato
di sottoscrivere i protocolli di Kyoto sulla riduzione dei gas
a effetto serra; si prepara a "salvare Kyoto senza gli Usa.",
come ha affermato il presidente della Commissione, Romano Prodi;
dedica al tema dello sviluppo sostenibile il vertice di Gotemberg,
nel giugno 2001.
La politica ambientale è balzata in primo piano nel dibattito
europeo degli ultimi anni e l'apprensione sulle sorti ambientali
del pianeta sta maturando in un'unità di intenti che dovrebbe
concretizzarsi in piani comuni per la difesa della natura,
la prevenzione e condanna dei reati contro l'ecosistema.
Il testo programmatico di un'auspicabile strategia in materia,
è il Libro Bianco sulla responsabilità per i danni ambientali,
adottato dalla Commissione europea il 9 febbraio del 2000.
Configura un sistema comunitario di responsabilità per i danni
all'ambiente, tenendo conto dei regimi già in vigore in gran parte
degli Stati nazionali, relativi alle lesioni alle persone, i danni
alle cose, la contaminazione dei siti e il loro risanamento. La
normativa, che dovrebbe trovare espressione in una prima direttiva
quadro della Comunità, stabilirà regole comuni e si ispirerà
al criterio di intervento del "chi inquina paga" che già fu un
o dei principi fondamentali del trattato Ce in materia ambientale.
Le ragioni dell'introduzione di un sistema comunitario fanno capo
alla rapida e disordinata industrializzazione di zone non ancora
sufficientemente attrezzate, all'introduzione di tecniche e macchinari
ad alto rischio tossico, all'apertura delle nuove frontiere biotecnologiche
in agricoltura. Non ultimo, al trasporto di idrocarburi nelle
vecchie petroliere che nelle loro rotte sfiorano coste rigogliose
di flora e fauna marina.
Sono tutte questioni che verranno affrontate con una normativa
unitaria in difesa dell'ambiente, se e quando gli Stati membri
riusciranno a tradurre in azione concreta la sensibilità dimostrata
sulla scena internazionale, in occasione dei mancati accordi sui
protocolli di Kyoto. Saranno, allora, introdotte regole sui
limiti di rilascio nell'aria o nell'acqua di sostanze e preparati
pericolosi, e sarà disciplinata la gestione dei rifiuti
e degli organismi geneticamente modificati, insieme a quella
del trasporto di prodotti pericolosi. Dovrebbe essere previsto
l'obbligo di spendere le somme di indennizzo versate per il
risanamento della natura danneggiata. Nei casi urgenti, per
esempio per interventi di prevenzione, è anche previsto che i
gruppi costituiti per la tutela di un interesse pubblico si sostituiscano
alle autorità competenti, come vuole la Convenzione di
Arhus del 1998 che apre stabilisce la partecipazione dei cittadini
all'informazione e alla definizione della giustizia in materia
ambientale.
Tutto ciò per evitare che anche lo spazio comune di circolazione
di persone, merci e servizi, si trasformi nel Far west degli abusi
e dei crimini contro il futuro del nostro pianeta.
Grandinotizie.it/15 maggio 2001 ore 14.20
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