Dossier Euro
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
  Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
   
 
 Bankitalia
 Piano antifalsificazione
 Caos e inflazione
 Le paure degli italiani
 Aziende e imprese
 Cambia il modo di gestirle
 Fare i soldi
 La produzione della divisa
 Dall'Ecu all'Euro
 Storia della moneta unica
 Bce
 Cervello economico europeo
Capitoli aperti: giustizia e sicurezza
La sfida più grande
L'Unione europea alle prese con il problema degli immigrati

Gli accesi dibattiti che nei Paesi europei contrappongono gli schieramenti politici sul tema dell'immigrazione, soprattutto quella dei cittadini extracomunitari, dimostrano la difficoltà dei governi nazionali ad affrontare una materia così complessa e delicata.

La creazione di uno "spazio di libertà, sicurezza e giustizia" è un dei tasselli fondamentali per l'edificazione dell'Europa del futuro. Nel 1999, i Trattati di Amsterdam e di Tampere hanno confermato questo ambizioso obiettivo e la volontà di perseguirlo, nonostante i molti ostacoli in campo. Primo fra tutti, la criminalità importata attraverso l'immigrazione clandestina; ma anche il disordine pubblico e i disagi provocati dai milioni di disperati che dai Paesi più poveri, soprattutto dell'Est, si spostano in cerca di lavoro negli Stati più ricchi. Non ultima, l'ondata xenofoba e razzista che da alcuni anni sta montando in alcuni Stati membri, con gravi fenomeni di intolleranza e violenza.

La creazione di un mercato economico europeo, ha comportato l'abbattimento delle frontiere fra gli Stati per favorire la circolazione di merci, capitali e servizi e persone. Ma l'eliminazione di filtri di controllo non deve essere a discapito della sicurezza e la serenità dei cittadini, che guardano con crescente apprensione il dilagare dei traffici della droga, della prostituzione, anche infantile, e del commercio di organi.

La cooperazione tra i partner europei in materia di Giustizia e affari sociali (Gai) coinvolge i ministeri della Giustizia e quelli dell'Interno in un'azione coordinata per le questioni che attengono la libera circolazione delle persone, l'emigrazione, l'asilo, i permessi, i casi di responsabilità civile e penale degli immigrati.

Fin ora, la difficoltà di conciliare la cultura politica, giuridica e dei sistemi amministrativi dei singoli Stati ha ritardato l'attuazione di un sistema di regole unico e condiviso da tutti.

Tuttavia, sono stati fatti molti passi avanti, a partire dal 1996 quando è stato istituito un gruppo di esperti per mettere a punto un programma di azione per la prevenzione e la repressione della criminalità organizzata, attraverso le polizie e le amministrazioni giudiziarie e doganali dei Quindici.
Tre anni dopo,veniva istituito l'Ufficio europeo di polizia (Europol) con sede all'Aja nei Paesi Bassi, per la cooperazione delle polizie nazionali e la raccolta, lo scambio e l' analisi di informazioni su scala europea.

In assenza di barriere interne, ogni Stato che sorveglia i propri confini con un territorio extracomunitario, è responsabile anche nei confronti degli altri partner dell'Unione, che possono essere raggiunti dagli immigrati attraversando il Paese d'ingresso. Per questo è indispensabile rafforzare il controllo delle frontiere esterne. Alcuni capi di governo hanno proposto di presidiare i confini con le forze multinazionali, e di istituire una intelligence comune, una sorta di Fbi europeo, per la sorveglianza dei confini esterni.

Lo scorso aprile 2001 la Commissione europea ha adottato una proposta di direttiva che stabilisce norme minime per l'accoglienza di chi richiede asilo. Tutti gli Stati sono tenuti a garantire un tenore di vita dignitoso ai richiedenti e a fornire sostegno ai più bisognosi, mentre un sistema reciproco di controlli garantirà che ognuno assolva a questi compiti.

Sono disposizioni in linea con il Programma di azione comunitaria di lotta contro la discriminazione, che impegna l'Unione europea, per il quinquennio 2001-2006, a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza, l'origine etnica, la religione, le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

La cooperazione tra i Quindici per limitare i pericoli legati alla libera circolazione delle persone dovrà assumere forme di responsabilità collettiva sempre più consapevoli e impegnative. Ma certo le istituzioni comunitarie non potranno intervenire con azioni di prevenzione o repressione senza tenere fede ai principi di democrazia, tolleranza, libertà e rispetto delle minoranze che, all'indomani del secondo conflitto mondiale, ispirarono i padri fondatori dell'Europa unita.

Grandinotizie.it/17 maggio 2001 ore 16.15


inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back