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Nell'Unione europea
la salubrità e la qualità degli alimenti sono garantite da un
sostanzioso corpus normativo. Numerosi sono i sistemi di controllo
dell'igiene - uno dei più recenti è l'Hccp (Hazard analysis
critical control point, Analisi del pericolo e controllo
del punto critico) - e anche il benessere degli animali è
sottoposto alle cure delle squadre di veterinari che fanno capo
all'Ufficio alimentare veterinario (Uav), istituito nell'aprile
del 1997.
Eppure, il pollo alla diossina, la mucca pazza, l'afta epizootica,
il pesce all'uranio: ogni volta, di fronte ad una nuova emergenza,
l'opinione pubblica si interroga sui rischi della tavola, chiede
di essere informata e rassicurata. La Commissione europea risponde
accelerando l'approvazione di direttive che riguardano, per esempio,
l'etichettatura delle confezioni alimentari, la definizione
della percentuale di organismi geneticamente modificati ammessa
negli alimenti, il sistema di allarme rapido in caso di pericolo.
Tuttavia, costrette ad affrontare il fuoco incrociato dei consumatori
e dei produttori, le stesse istituzioni europee hanno in più
occasioni riconosciuto che il problema di fondo è la mancanza
di un'unica autorità europea, di riferimento per tutto il sistema
dei controlli nazionali ed europei.
Se la responsabilità, a livello comunitario, è nelle mani della
Commissione europea, gli Stati membri, a loro volta, sono responsabili
delle operazioni nazionali di controllo, che di solito fanno
capo ai ministeri della Sanità, oppure a uffici creati appositamente.
Soprattutto negli ultimi anni, queste strutture hanno intensificato
la loro attività, dotandosi di sistemi di rilievo e macchinari
all'avanguardia. E anche i produttori hanno ritenuto di dover
garantire i consumatori certificando la genuinità dei loro alimenti
attraverso la supervisione su tutte le fasi della catena alimentare,
"dalla stalla alla tavola". Ma, proprio la sovrapposizione di
tutti questi piani di azione, ha spesso causato danni irreparabili
alla cucina europea, alla sua credibilità all'estero, alla fiducia
dei consumatori, ai bilanci dei produttori.
Due anni fa, all'indomani dello scandalo del "pollo alla diossina",
un Libro Bianco presentato dal presidente della Commissione,
Romano Prodi, metteva in cantiere la realizzazione di un'Autorità
europea per gli alimenti (Aea), che adesso muove i primi passi.
E' stato, infatti, istituito il Foro consultivo scientifico ad
interim, nucleo originale del Foro consultivo che sarà
uno dei quattro componenti fondamentali della futura Aea, insieme
al direttore responsabile, al consiglio di amministrazione
e ai comitati scientifici.
L'Autorità dovrebbe finalmente coordinare le risorse scientifiche
e tecniche e organizzare una rete fra le autorità europee e quelle
nazionali, eliminando conflitti e contraddizioni fra metodi
usati e fra risultati ottenuti nella valutazione dei rischi.
Sarà direttamente coinvolta negli sforzi per risolvere i casi
di pareri scientifici conflittuali tra le autorità Ue e quelle
nazionali e assegnerà le attività scientifiche e tecniche ai vari
organismi, in modo da evitare inutili contrapposizioni di compiti
e responsabilità.
Dovrebbe così concludersi l'era degli scandali, delle recriminazioni
tra le parti in causa, dell'indignazione e anche delle psicosi
collettive, che troppo spesso hanno rallentato la soluzione delle
crisi agroalimentari in atto e reso vana la prevenzione di successive
emergenze.
Grandinotizie.it/16 maggio 2001 ore 14.30
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