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Tre anni fa, quattordici
capi di Stato e di Governo riuniti a Bruxelles con il presidente
della Commissione europea, decidevano che undici Stati membri
dell'Unione, fra i quali l'Italia, avrebbero adottato la moneta
unica a partire dal gennaio 2002. Il consolidamento del bilancio
e la disciplina monetaria imposta dei governi degli Undici per
raggiungere i criteri fissati a Maastricht e passare l'esame per
l'ammissione all'Ume (Unione monetaria europea), avevano dato
i loro frutti, creando una vasta area di stabilità macroeconomica
al centro dell'Europa. Oggi, a meno di un anno dal giorno
zero dell'euro, le prospettive rimangono ottimistiche, con un'inflazione
contenuta, bassi tassi d'interesse, limitati disavanzi del settore
pubblico e tassi di crescita che negli ultimi due anni hanno raggiunto
il tre per cento.
Il contesto economico in cui nasce l'euro, fa dunque sperare in
futuro di stabilità e buon funzionamento del mercato interno.
E' una prospettiva resa possibile grazie alla politica di integrazione
per realizzazioni settoriali, che ha guidato l'unificazione
passo dopo passo, per traguardi successivi e consequenziali, per
mezzo di rapporti bilaterali o multilaterali tra i Paesi, ma senza
programmi a lungo termine e di ampio respiro unitario sul piano
politico.
Quando, però, la moneta unica sarà finalmente nei nostri portafogli,
l'Europa sarà alla vigilia di una nuova espansione ad Est, mentre
la globalizzazione dell'economia, dei capitali e del lavoro sarà,
ancor più, una realtà. Allora, bisognerà andare oltre l'euro,
o meglio oltre quella strategia dell'integrazione settoriale che
si è rivelata carente sul piano dell'integrazione politica.
In questi anni, infatti, è venuta a mancare una volontà politica
comune su problemi che, invece, non possono trovare soluzioni
al di fuori di una visione d'insieme delle realtà nazionali e
dei rapporti dell'Unione con il resto del mondo. Il lavoro,
il fisco, la giustizia e gli affari sociali, non
ultimi l'ambiente e la sicurezza alimentare: sono questioni
che richiedono un ridimensionamento degli interessi nazionali,
che troppo hanno pesato sulla realizzazione di un'Europa veramente
unita e democratica. Questioni che aprono altri complessi e delicati
capitoli, come il rafforzamento della struttura istituzionale
dell'Unione, la revisione dei meccanismi di decisione, l'abolizione
dell'unanimità per alcune importanti materie, il ripensamento
dei metodi di finanziamento delle principali scelte di politica
economica.
Tutti i Paesi membri sono ora impegnati in un vasto dibattito,
che coinvolge i rappresentanti dei Parlamenti nazionali, l'opinione
pubblica e la società civile, sul futuro dell'Unione. Alla
fine del 2001, dopo il Consiglio europeo di Goteborg di giugno,
è prevista una dichiarazione per proseguire il processo di
unificazione politica, affrontando i problemi trattati, ma
non risolti, nella Conferenza intergovernativa di Nizza. Le proposte
dei Quindici si concentreranno su quattro punti fondamentali:
il ruolo e il "peso" dei singoli Stati membri, lo statuto della
Carta dei diritti fondamentali proclamata a Nizza; la semplificazione
dei Trattati, il ruolo dei Palamenti nazionali all'interno dell'architettura
europea.
Sulla base di questi propositi, dovrebbe tenersi nel 2004 una
nuova Conferenza intergovernativa, per migliorare e assicurare
la legittimità democratica, la trasparenza dell'Unione e delle
sue istituzioni. Dovrebbero partecipare i Paesi dell'Est che per
quella data avranno concluso i negoziati di adesione all'Ue: anch'essi
artefici e attori del futuro dell'Europa.
Grandinotizie.it/14 maggio 2001 ore 19.30
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