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L'arrivo dell'euro
non rivoluzionerà solo la vita dei cittadini dei Paesi dell'Ue,
ma anche quella di migliaia di aziende.
L'introduzione della moneta unica avrà, però, effetti differenti
sulle imprese in funzione della loro dimensione, del grado di
apertura verso i mercati esteri, del settore di operatività ,
del grado di concorrenzialità del mercato di sbocco.
I vantaggi saranno essenzialmente tre: l'eliminazione delle barriere
e la creazione di un commercio intracomunitario; maggiore trasparenza
dei prezzi; immediata comparazione del rapporto prezzo-qualità
dei prodotti.
E se da una parte la mancanza di un tempestivo adeguamento all'euro
non comporterà necessariamente il fallimento di alcune società,
dall'altra in caso di ritardo l'imprenditore dovrà pagare, oltre
alle sanzioni previste per il mancato adeguamento, anche uno scotto
in termini di competitività sul mercato.
Per questo le grandi imprese hanno, in maggioranza, deciso di
adottare fin dal 1999 la contabilità in euro, talvolta anche per
motivi di immagine, ma principalmente perché queste sono in grado
di cogliere le nuove opportunità di azione sui mercati internazionali.
In particolare, la moneta unica dà la possibilità di abbattere
i costi ed i rischi relativi alla gestione dei flussi finanziari
in valuta derivanti da altri Paesi dell'area euro.
Per le piccole e medie imprese gli effetti saranno diversi a seconda,
ad esempio:
- che i mercati di approvvigionamento
e di sbocco siano prevalentemente domestici o dell'area Uem;
- che siano o meno in rapporto
commerciale con fornitori o acquirenti di dimensione più grande,
in grado di condizionarne le scelte amministrative.
- che operino in diretta contropartita
con i consumatori finali e, pertanto, tranne che per specifici
settori come quello turistico, non abbiano alcuna necessità
di accelerare il passaggio alla nuova divisa.
Ma tutte le aziende a prescindere
dalle dimensioni dal 1° gennaio del 2002 dovranno fare in euro
tutte le operazioni legate alla gestione. Nel dettaglio dovranno
essere redatte nella nuova moneta: il bilancio, tutti i documenti
contabili, le dichiarazioni delle imposte, quelle dell'Iva e dell'Irap;
stesso discorso per i prospetti informativi e i rendiconto.
Anche il capitale sociale delle imprese dovrà essere convertito
nella moneta europea entro il 1° gennaio 2002. In base al tipo
di arrotondamento applicato, per eccesso o per difetto, il capitale
sociale potrà risultare aumentato o diminuito. Nel primo caso
il capitale necessario deve essere prelevato dalle riserve, anche
quella legale, o dai fondi di bilancio Tale aumento non costituisce
utile per i soci. Nel caso, invece, del capitale sociale diminuito
la differenza verrà accreditata alla riserva legale.
Il capitale sociale convertito non può essere inferiore a 100mila
euro per le società per azioni e a 10mila euro per le società
a responsabilità limitata.
Alcune ditte avranno il problema di convertire in euro di fatture
emesse in lire, in questo caso, secondo uno standard imposto dal
ministero del Tesoro, è necessario procedere convertendo uno per
uno gli elementi fiscalmente rilevanti (imponibile, imposta, ritenute,
ecc.) contenuti nella fattura, sommando solo successivamente i
singoli importi per ottenere il totale della fattura in euro.
Quello che, però, preoccupa di più le aziende europee è l'adeguamento
dei sistemi informatici: per alcuni versi si tratta delle stesse
paure avute in occasione del Millennium Bug. La conversione della
moneta in cui è espressa la contabilità aziendale ed in particolare
la gestione del periodo transitorio - durante il quale i flussi
da contabilizzare (fatture in arrivo, bonifici in entrata, assegni
all'incasso, ecc.) possono essere espressi sia in moneta nazionale
sia in euro - rendono necessari, l'adozione di procedure informatiche
in grado di accogliere valori espressi in entrambe le divise e
di gestire i decimali. E' stato stimato che i costi connessi alla
trasformazione del sistema informativo (acquisto di nuovi software
e delle relative consulenze professionali) rappresentano la quota
più considerevole degli oneri per l'introduzione dell'euro che
devono essere sostenuti dalle imprese.
E non è finita perché le nuove condizioni di mercato che scaturiranno
dall'adozione della moneta unica costringeranno molte società
a rivedere le proprie delle strategie di marketing. La politica
dei prezzi, le strategie di promozione dei prodotti, l'individuazione
dei canali di vendita, le scelte in tema di comunicazione dovranno,
in molti casi, essere completamente modificate. In fase di conversione
dei prezzi, ad esempio, si presenta il problema del cosiddetto
prezzo "psicologico" (L. 9990 invece di L. 10000), uno strumento
molto usato nel marketing; con la conversione in euro non sarà
più possibile avvalersi di questo trucchetto. Alcune imprese stanno
correndo ai ripari modificando le confezioni: inserendovi quantitativi
di prodotto diversi per poter fissare nuovi livelli di prezzi
unitari. A ciò si aggiunge la necessità di modificare tutto il
materiale promozionale (cataloghi, listini prezzi, depliant) e
di rivedere le politiche distributive in funzione delle nuove
condizioni concorrenziali sui mercati di sbocco.
Elisabetta Tanini/Grandinotizie.it/22 maggio
2001 ore 17
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