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L'alimentazione nel ventunesimo secolo
Schiavi del cibo
Il professor Cannella: qualità a favore della quantità

"Se si misura il tempo con il metro della storia anziché con quello della cronaca, è facile rendersi conto che fino a ieri la produzione di cibo è stata una delle attività principali di qualsiasi società umana e il fattore cruciale dello sviluppo come del declino demografico" scrive Carlo Cannella, professore ordinario di Scienza dell'alimentazione dell'Università di Roma La Sapienza, a proposito dell'alimentazione all'alba del ventunesimo secolo. Ma il cibo è stato, ed è ancora oggi, la più grande preoccupazione per l'uomo.

Fatta eccezione di una scarsa minoranza di persone "la fame è sempre stata la compagna pressoché inseparabile di uomini, donne e bambini" continua il professore. E ora, nel Terzo millennio, su sei miliardi di popolazione mondiale possiamo dire che di questi, due muoiono di fame, due sono malnutriti e i restanti due soffrono di malnutrizione per eccesso, in altre parole mangiano più del necessario.

Un paradosso difficile da mandare giù. Da una parte si combatte contro la povertà, la malattia e la fame, dall'altra abbiamo uomini, donne e bambini che godono di tutte quelle risorse del nostro pianeta che sarebbero sufficienti per nutrire i sei miliardi di persone che vi abitano, come spiega Kofi Annan, segretario generale dell'Onu.

Ma come si è arrivati ad una tale disparità? Come è possibile che mentre tre miliardi di persone vive con meno di due dollari al giorno, da altre parti si lotta contro il soprappeso, l'obesità e contro tutte quelle malattie legate a disturbi di alimentazione, come bulimia e anoressia? Secondo il ministero della Sanità in Italia quasi mezzo milione di persone soffre di questi disturbi. Sono per lo più giovani donne, ma anche uomini e bambini. Inoltre secondo una stima dell'Organizzazione mondiale della sanità ben 1,2 miliardi di persone soffre di malattie metaboliche come il diabete e disturbi cardiovascolari come risultato di una malnutrizione per eccesso.

Insomma il rapporto con il cibo si è trasformato. Secondo il professor Cannella siamo diventati schiavi dell'alimentazione che, una volta raggiunto il suo scopo primario, cioè l'accrescimento corporeo e il mantenimento della salute, acquista significati nuovi. Oggi si mangia badando non tanto al valore nutritivo degli alimenti, ma alle loro qualità "appetibili": il gusto, la reperibilità, la prontezza d'uso. Le produzioni cosiddette globalizzate promettono sapori, colori, profumi e gusti nuovi e, al tempo stesso, tutte quelle sostanze nutritive considerate "buone". Ma, ci si chiede, buone per chi? Per la salute o per l'industria?

Se da una parte l'industrializzazione ci può garantire una qualità nettamente più alta rispetto al passato - basti pensare che cento anni fa solo in Italia le malattie gastrointestinali dovute ad un'alimentazione cattiva erano la seconda causa di morte - dall'altra parte ora ci confrontiamo con problemi nuovi. Dalla recente crisi della Mucca pazza a tutti quegli scandali alimentari che hanno occupato le pagine dei giornali negli scorsi anni, pollo alla diossina e vino al metanolo per esempio.

Infatti parallelamente all'aumento della disponibilità economica della popolazione l'industria alimentare ha dovuto confrontarsi con nuove esigenze e aspettative. Ed ecco che l'economia ha fatto boom. "La situazione di forte concorrenza che caratterizza il mercato alimentare - spiega Carlo Cannella - spinge le aziende del settore all'ottimizzazione sempre più spinta di ogni momento del processo produttivo, esponendole così al rischio di imboccare scorciatoie che nella maggior parte dei casi sono innocue, ma che in alcuni casi possono invece avere conseguenze negative, anche imprevedibili".

Insomma dopo questa folle corsa al consumismo che ha portato al dilagare di malattie come l'obesità e il soprappeso è ora il momento di privilegiare la qualità piuttosto della quantità. Come dice Cannella: "E' arrivato il momento in cui possiamo permetterci il gusto e la consapevolezza degli arricchiti di seconda generazione".

La decisione di istituire un'Autorità europea per gli alimenti (Aea) - non ancora operativa - dovrebbe finalmente porre fine agli scandali alimentari e rasserenare gli animi scoraggiati dei consumatori. Infatti sarà suo il compito di omologare i metodi di produzione industriale a livello internazionale, organizzando una rete di vigilanza tra le autorità europee e quelle nazionali. Vedremo…

Grandinotizie.it/25 giugno 2001 ore 15:46


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