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Rassegna stampa dall'11 al 17 febbraio 2002
Vino transgenico
Ue: sì alle viti biotech. Ogm per il Terzo Mondo

Il Consiglio dei ministri dell'Unione Europea approva, revisionando una vecchia direttiva, la coltivazioni delle viti con nuovi materiali come i tralci erbacei. Via libera, dunque, alla possibilità di produrre vino con colture transgeniche. Questo avviene ad un anno di distanza dall'archiviazione del dossier vino transgenico, grazie alla battaglia portata avanti dall'Italia, con l'allora ministro delle politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio. Salta, così, la moratoria contro gli Ogm che doveva essere valida fino a quando non fossero entrati in vigore i due regolamenti sui cibi modificati geneticamente, ancora in fase di definizione e di elaborazione.

Sulla Stampa del 14, la possibilità di coltivare viti di piante Ogm. "Bisognava colmare un vuoto giuridico, dicono gli esperti della Commissione, che ha proposto la revisione della direttiva del ´68. Non si poteva ignorare l'esistenza di colture transgeniche, che comunque saranno sempre sottoposte alle rigide normative in materia di Ogm. Fanno eco molte delegazioni nazionali. Ma perché spianare la strada al vino transgenico, prima che le nuove regole sugli Ogm entrino in vigore?, si chiedono Legambiente e Greenpeace a Bruxelles. Ermete Realacci, Presidente di Legambiente, si è affrettato a distribuire ieri un comunicato, dove esprime il suo stupore e la sua delusione per una direttiva dove i produttori tradizionali di vino, in assenza di una normativa che regolamenti la tracciabilità dei prodotti e la loro etichettatura, saranno colpiti dalla concorrenza sleale dei nuovi vini Ogm. Realacci ha inviato un appello all'attuale ministro dell'Agricoltura, Gianni Alemanno, perché s'impegni con forza a mantenere la moratoria esistente sugli Ogm, fin quando l´Ue non avrà varato norme severe in materia di tracciabilità, etichettatura e responsabilità. L´Italia in questo negoziato ha in effetti gettato la spugna e, per evitare di ritrovarsi in una posizione isolata rispetto agli altri paesi, ha aderito alla nuova direttiva. Ma, in cambio, ha ottenuto la promessa scritta - che prenderà la forma di una dichiarazione allegata al nuovo testo - che il più presto possibile l'esecutivo Ue preparerà un regolamento ad hoc sui rischi ambientali per il settore del vino, un testo necessario per rendere più rigoroso l'accesso di nuove piante al mercato europeo".

Sul Messaggero di venerdì, arriva il vino transgenico. "Nessun allarme dalla direttiva di Bruxelles sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite. È questo il giudizio della Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale la direttiva Ue va a sostituire in termini più restrittivi la precedente direttiva generale 90/220 che avrebbe consentito un minor controllo della circolazione di materiale vegetativo geneticamente modificato. In particolare la Cia ritiene che l'articolo della nuova normativa in cui si contempla la proibizione di prodotti, eventualmente nocivi per l'uomo e per l'ambiente, vada in direzione di una maggior tutela dei consumatori. L'organizzazione agricola riconferma peraltro che il vino nel nostro Paese è già e sempre più sarà un prodotto leader del made in Italy e che solo con una qualità certificata legata al territorio e alle corrette pratiche enologiche si manterrà il primato che deteniamo. Ma i pareri non sono tutti concordi. E così, se da una parte associazioni come Slow Food definiscono la decisione un grave passo indietro e una palese sconfitta del buon senso e delle grandi tradizioni del vino italiano ed europeo, dall'altra c'è chi non si preoccupa come Rivella, presidente dell'Unione italiana vini ed enologo di fama internazionale, secondo il quale non è il caso di preoccuparsi troppo".

Sul Mattino di venerdì "L'Europa è ricca e benestante, ma questo non è un buon motivo per chiudere il rubinetto della scienza che può servire ad altri. Channapatna Prakash, direttore del Centro di Ricerca di biotecnologia applicata alle piante dell'Università di Tskegee in Alabama, è uno dei maggiori esperti di biotech al mondo. E soprattutto un grande sostenitore di questo tipo di agricoltura per i Paesi in via di sviluppo che, come tanti altri scienziati - confessa - fa fatica a capire perché l'Europa abbia tanta paura degli Ogm. Agli inzi degli Anni '60 - racconta - in Gran Bretagna, una catena di supermercati fece fortuna commercializzando una salsa di pomodoro Ogm. Oggi, invece, la vicenda della mucca pazza ha fatto precipitare le cose: c'è paura per quel che si mangia e grande sfiducia verso gli scienziati. L'Europa chiede che venga applicato, anche per gli Ogm il principio di precauzione; i consumatori vogliono la certezza che consumare prodotti biotech non comporti alcun rischio. Nulla è certo e sicuro al mondo. Ma noi oggi sappiamo che già due miliardi di persone hanno mangiato cibo Ogm e non c'è stato alcun problema. Negli Stati Uniti, dove si intentano e si vincono cause di risarcimento anche se ci si scotta con una bevanda troppo calda in un fast-food, finora non c'è mai stato nessun ricorso per un cibo Ogm. E questo perché i prodotti dell'agricoltura biotech sono molto più sicuri di quelli tradizionali: per creare una nuova varietà di pomodori si uniscono molti geni diversi, per creare un pomodoro Ogm, invece, noi inseriamo un solo gene, studiato, analizzato, testato tossicologicamente. Uno studio che richiede non meno di 5-8anni".

Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/17 febbraio 2002

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