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Il Consiglio dei ministri dell'Unione
Europea approva, revisionando una vecchia direttiva, la coltivazioni delle viti
con nuovi materiali come i tralci erbacei. Via libera, dunque, alla possibilità
di produrre vino con colture transgeniche. Questo avviene ad un anno di distanza
dall'archiviazione del dossier vino transgenico, grazie alla battaglia portata
avanti dall'Italia, con l'allora ministro delle politiche agricole Alfonso
Pecoraro Scanio. Salta, così, la moratoria contro gli Ogm che doveva
essere valida fino a quando non fossero entrati in vigore i due regolamenti sui
cibi modificati geneticamente, ancora in fase di definizione e di elaborazione.
Sulla Stampa del 14, la possibilità di coltivare viti di piante Ogm. "Bisognava
colmare un vuoto giuridico, dicono gli esperti della Commissione, che ha proposto
la revisione della direttiva del ´68. Non si poteva ignorare l'esistenza di
colture transgeniche, che comunque saranno sempre sottoposte alle rigide normative
in materia di Ogm. Fanno eco molte delegazioni nazionali. Ma perché spianare
la strada al vino transgenico, prima che le nuove regole sugli Ogm entrino in
vigore?, si chiedono Legambiente e Greenpeace a Bruxelles. Ermete
Realacci, Presidente di Legambiente, si è affrettato a distribuire
ieri un comunicato, dove esprime il suo stupore e la sua delusione per una
direttiva dove i produttori tradizionali di vino, in assenza di una normativa
che regolamenti la tracciabilità dei prodotti e la loro etichettatura, saranno
colpiti dalla concorrenza sleale dei nuovi vini Ogm. Realacci ha inviato un
appello all'attuale ministro dell'Agricoltura, Gianni
Alemanno, perché s'impegni con forza a mantenere la moratoria
esistente sugli Ogm, fin quando l´Ue non avrà varato norme severe in materia
di tracciabilità, etichettatura e responsabilità. L´Italia in questo negoziato
ha in effetti gettato la spugna e, per evitare di ritrovarsi in una posizione
isolata rispetto agli altri paesi, ha aderito alla nuova direttiva. Ma, in cambio,
ha ottenuto la promessa scritta - che prenderà la forma di una dichiarazione allegata
al nuovo testo - che il più presto possibile l'esecutivo Ue preparerà un
regolamento ad hoc sui rischi ambientali per il settore del vino, un testo necessario
per rendere più rigoroso l'accesso di nuove piante al mercato europeo".
Sul Messaggero di venerdì, arriva il vino transgenico. "Nessun allarme
dalla direttiva di Bruxelles sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione
vegetativa della vite. È questo il giudizio della Confederazione italiana agricoltori,
secondo la quale la direttiva Ue va a sostituire in termini più restrittivi
la precedente direttiva generale 90/220 che avrebbe consentito un minor controllo
della circolazione di materiale vegetativo geneticamente modificato. In particolare
la Cia ritiene che l'articolo della nuova normativa in cui si contempla la proibizione
di prodotti, eventualmente nocivi per l'uomo e per l'ambiente, vada in direzione
di una maggior tutela dei consumatori. L'organizzazione agricola riconferma
peraltro che il vino nel nostro Paese è già e sempre più sarà un prodotto leader
del made in Italy e che solo con una qualità certificata legata al territorio
e alle corrette pratiche enologiche si manterrà il primato che deteniamo.
Ma i pareri non sono tutti concordi. E così, se da una parte associazioni come
Slow Food definiscono la decisione un grave passo indietro e una palese
sconfitta del buon senso e delle grandi tradizioni del vino italiano ed europeo,
dall'altra c'è chi non si preoccupa come Rivella, presidente dell'Unione italiana
vini ed enologo di fama internazionale, secondo il quale non è il caso di preoccuparsi
troppo".
Sul Mattino di venerdì "L'Europa è ricca e benestante, ma questo non
è un buon motivo per chiudere il rubinetto della scienza che può servire ad altri.
Channapatna Prakash, direttore del Centro di Ricerca di biotecnologia applicata
alle piante dell'Università di Tskegee in Alabama, è uno dei maggiori esperti
di biotech al mondo. E soprattutto un grande sostenitore di questo tipo di agricoltura
per i Paesi in via di sviluppo che, come tanti altri scienziati - confessa
- fa fatica a capire perché l'Europa abbia tanta paura degli Ogm. Agli inzi
degli Anni '60 - racconta - in Gran Bretagna, una catena di supermercati
fece fortuna commercializzando una salsa di pomodoro Ogm. Oggi, invece, la vicenda
della mucca pazza ha fatto precipitare le cose: c'è paura per quel che si mangia
e grande sfiducia verso gli scienziati. L'Europa chiede che venga applicato,
anche per gli Ogm il principio di precauzione; i consumatori vogliono la certezza
che consumare prodotti biotech non comporti alcun rischio. Nulla è certo e
sicuro al mondo. Ma noi oggi sappiamo che già due miliardi di persone hanno mangiato
cibo Ogm e non c'è stato alcun problema. Negli Stati Uniti, dove si intentano
e si vincono cause di risarcimento anche se ci si scotta con una bevanda troppo
calda in un fast-food, finora non c'è mai stato nessun ricorso per un cibo Ogm.
E questo perché i prodotti dell'agricoltura biotech sono molto più sicuri di quelli
tradizionali: per creare una nuova varietà di pomodori si uniscono molti geni
diversi, per creare un pomodoro Ogm, invece, noi inseriamo un solo gene, studiato,
analizzato, testato tossicologicamente. Uno studio che richiede non meno di 5-8anni".
Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/17 febbraio 2002
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