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Sebbene l'agricoltura
biologica sia soggetta ad un sistema di controllo uniforme in
tutta L'Europa, sia per quanto riguarda la coltivazione di prodotti
agricoli e sia per gli allevamenti, rimangono dei punti deboli.
L'ispettore può "barare"?
In teoria, no. Però la tariffazione per l'ispezione (e dunque
per superare l'esame) e ottenere il certificato di "biologico"
è a carico dell'azienda che richiede. In altre parole il controllato
paga il controllore. E allora per il consumatore resta sempre
un dubbio...
Etichette: ci possiamo fidare?
Bio, eco, biologico, non trattati, oasi biologica, lotta integrata,
naturale… sono solo alcuni dei nomi che compaiono sulle etichettature
di confezioni di latte, formaggi, yogurt, biscotti e altro. Ma
questi termini non garantiscono assolutamente la dimensione "biologica"
del prodotto. L'Unione Europea ha deciso infatti che fino al 2006
i prodotti che riportano l'etichetta con su scritto "bio" senza
essere davvero biologici, possono continuare a farlo se hanno
depositato il marchio prima del 1991, ossia l'anno in cui è entrato
in vigore il regolamento Ue.
Per essere davvero biologico il prodotto deve riportare un'etichetta
trasparente con le seguenti scritte: "da agricoltura biologica"
o "regime a controllo Ue", il codice dell'azienda produttrice,
varie autorizzazioni ministeriali e il marchio dell'ente di certificazione.
Questa è l'unica garanzia.
Sull'etichettatura delle carni provenienti da allevamenti biologici
c'è ancora più confusione rispetto alla coltivazione biologica.
Purtroppo, nonostante le severe regolamentazioni comunitarie,
nel settore vige ancora poca chiarezza sull'effettiva applicazione
delle regole. La categoria "allevamento biologico" racchiude una
serie di pratiche e di metodi che possono variare da un allevamento
all'altro - la scelta delle razze, la somministrazione di ormoni,
la qualità dei mangimi e così via.
Come spiega il responsabile servizi Atz (assistenza tecnica e
zootecnica) dell'Associazione regionale allevatori del Lazio Alessandro
Di Marco, è stato firmato a marzo 2001 un nuovo decreto ministeriale
(in sostituzione del precedente firmato ad agosto 2000) che uniforma
le tecniche e le regole degli allevamenti biologici così da garantire
l'effettiva applicazione delle norme e degli obblighi da parte
degli allevatori. Per avere la garanzia che un prodotto è davvero
biologico al 100 per cento, il consumatore dovrebbe affidarsi
ai "gruppi di acquisto" che mediando tra produttore e consumatore
e possono assicurare che il prodotto sia davvero biologico.
Grandinotizie.it/3 settembre 2001
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