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Parla l'allevatore Luigi Artebani
Pascolo è bello
Tra le verdi vallate, dove gli animali sono liberi e… sani

Nelle vallate rocciose dell'alto Lazio ad Allumiere, in provincia di Roma, si trova l'allevamento biologico dell'azienda dell'Università agraria di Allumiere, un ente pubblico. Abbiamo incontrato il segretario generale Luigi Artebani, che è anche allevatore nonché appassionato sostenitore di un approccio più etico alla natura e agli animali.

La vostra è un'azienda biologica?
"Siamo in fase di conversione. Stiamo preparando l'azienda alle produzioni biologiche. Quando l'azienda agraria agricola e zootecnica impiega mezzi ausiliari chimici e usa mangimi non biologici, si dice che è un allevamento convenzionale. Quando decide di diventare biologico c'è un periodo di conversione, ossia di cuscinetto, che prepara l'azienda alla produzione del vero e proprio biologico".

E la preparazione vale anche per gli animali?
"Sì, anche se da noi non è mai stato un problema. Sui monti della Tolfa c'è un allevamento semi brado. L'intervento degli uomini è limitato al minimo. Al di là delle profilassi dal punto di visto sanitario, dal punto di vista alimentare non ci sono fattori integrativi molto importanti. Gli animali crescono e stazionano nei pascoli e sono lasciati liberi. Prevalgono le leggi della natura: i più forti crescono si riproducono, quelli deboli soccombono".

Che vita fanno i capi di bestiame?
"Il bestiame si riproduce allo stato brado. L'Università agraria di Allumiere mette a disposizione i riproduttori, ossia i maschi. Dalla metà di settembre ai primi di maggio gli animali stanno fermi nelle stalle dove mangiano e basta. Dopo di che vengono sottoposti alle analisi veterinarie per assicurare lo stato di salute. Se stanno bene vengono lasciati nei pascoli per ben quattro mesi. Chiaramente dipende anche dal tempo, per esempio quest'anno verranno "liberati" più tardi a causa del freddo. Durante questo periodo i capi si nutrono esclusivamente di erba. Solo i riproduttori vengono superalimentati - sempre con prodotti naturali come l'avena - soprattutto nel periodo estivo quando il terreno è molto brullo. Il territorio viene suddiviso in zone. In ognuna di queste staziona un numero di capi di bestie e di riproduttori. In questo modo si garantisce la riproduzione che avviene dunque seguendo i ritmi naturali degli animali".

Negli allevamenti convenzionali come avviene la riproduzione?
"In genere negli allevamenti tradizionali sussiste una riproduzione basata sulla fecondazione artificiale… certo non è sempre così".

Con l'emergenza Mucca pazza la richiesta di carne è aumentata?
"Sì in modo esponenziale. La richiesta si è quadruplicata. Durante i mesi invernali, al culmine della psicosi, il telefono dell'ufficio era incandescente. Siamo stati intervistati da Canale 5, Raiuno, Raidue, Raitre. Le richieste ci arrivano da tutta Italia, da privati, da scuole. L'importante è sapere che la carne è buona, priva di farine animali e proveniente da un allevamento biologico… e anche la certificazione diventa una cosa superflua. Bisogna far capire che il futuro è biologico, o si trasformano le piccole aziende o non c'è futuro per l'allevamento".

Quanti capi avete?
"Abbiamo circa cento capi tutti iscritti al libro genealogico della razza maremmana. Poi abbiamo 12 stalloni".

Quanti ettari di terreno avete?
"L'università agraria ha a disposizione 6.500 ettari di proprietà. Senza considerare i boschi diciamo che ogni capo ha 2,5 ettari di pascolo".

Grandinotizie.it/3 settembre 2001


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