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  Pedofilia, tra malattia e criminalità
Tanti interrogativi
Serve rigore scientifico, certezza della pena e prevenzione
 
  Sos bambini, dossier
 

Orrore, sgomento, rabbia, desiderio di vendetta, sono i sentimenti che, negli ultimi mesi, hanno accompagnato i commenti sul caso della banda romana di pedofili accusata di aver coinvolto centinaia di minori in un racket del sesso infantile senza precedenti in Italia.

Sono reazioni forti ma comprensibili, perché si tratta di un fenomeno grave, troppo a lungo rimosso dalla coscienza collettiva, relegato nella sfera delle patologie sessuali sulle quali cade sempre il velo della vergogna e dell’omertà.

Le risposte emotive al dramma dello sfruttamento sessuale dei bambini corrispondono ad un istintivo bisogno di condanna morale e di rifiuto sociale nei confronti dei pedofili. Ma, tanto gli allarmismi che scatenano la caccia alle streghe, quanto il pietoso lassismo che invoca il perdono, non aiutano a capire le ragioni della vasta diffusione della violenza pedofila, né ad individuare possibili rimedi.

Il fenomeno attuale, indiscutibilmente tanto diverso dalla pederastia ammessa nel mondo classico, è legato alla patologia fisica e psicologica di alcuni individui, ma anche alle intenzioni affaristiche di chi gestisce la pornografia e la prostituzione infantile, e alla volontà criminale delle organizzazioni terroristiche che minacciano magistrati, poliziotti, sacerdoti impegnati nella lotta alla pedofilia.

La letteratura psicoanalitica è povera di studi su questa patologia, e oggi gli esperti chiedono strutture di assistenza e di prevenzione, oltre a reclamare più attenzione da parte dei genitori durante le fasi di sviluppo della sessualità dei figli. Una corrente di pensiero ritiene che alla base della perversione che prende di mira i bambini, ci siano le fobie e l’estrema devianza sessuale di uomini e donne che spesso, a loro volta, hanno subito violenza quando erano bambini. Quasi sempre, l’attrazione verso i minori è vissuta da questi individui con angoscia e senso di colpa, nella solitudine e nel buio interiori.

In molti casi i pedofili sono persone che, cercando inconsciamente il contatto con i bambini, scelgono di fare i medici, gli insegnanti, addirittura i sacerdoti. L’orrore e la disperazione si impadroniscono di loro quando, solo in rari casi, le terapie psicoanalitiche li portano a riconoscere la natura distruttiva che si nasconde dietro l’amore che credono di rivolgere ai piccoli. Hanno bisogno di cure e di ascolto, ma i nostri centri sanitari e di assistenza psicologica non sono sufficientemente attrezzati per affrontare questo male assoluto. Gli esperti affermano che servono interventi integrati nelle strutture pubbliche, perché il singolo psicologo non può affrontare la carica di aggressività che caratterizza i pedofili, né la violenza delle crisi da cui vengono sopraffatti se, dopo lunghe e dolorosissime analisi, riescono a recuperare la ragione.

Con cautela e molto realismo, alcuni scienziati avanzano l’ipotesi di introdurre terapie farmacologiche per limitare l’aggressività sessuale di questi individui. Molto spesso, sono proprio i pedofili a richiedere un aiuto medico, consapevoli della loro impotenza rispetto all’ossessione che li invade. Per questo, superando cortine di pregiudizi e ipocrisie, la società civile dovrebbe dare più slancio alla ricerca e alla sperimentazione in questo campo, come già accade in Belgio, Svezia, Finlandia, Austria, Germania, e in alcuni Stati americani.

Anche nel nostro Paese, autorevoli voci sostengono che un approccio maturo e scientifico alla pedofilia come malattia e perversione, è indispensabile, se si vogliono frenare le degenerazioni criminali, che sono l’altro aspetto del fenomeno, quello più deplorevole, perché si innesta e specula su un’anomalia sessuale e sul disagio psicologico che, probabilmente, l’ha determinata.

Per turpi finalità affaristiche, profittatori senza scrupoli alimentano il commercio sessuale dei minori con i metodi e gli strumenti della più moderna economia: bambini e adolescenti adescati nelle sale giochi, nei bar, davanti alle scuole, o nei luoghi della prostituzione infantile, vengono selezionati, schedati, catalogati ed infine messi in vendita nelle migliaia di siti pedopornografici che infestano la rete.

La recente inchiesta che ha portato in carcere un gruppo di pedofili e coinvolto numerosi personaggi della Roma bene, ha svelato l’esistenza di associazioni internazionali che, attraverso internet, organizzano il racket dei minori, minacciano attentati contro chi è impegnato sul fronte antipedofilia, diffondono un’ideologia morbosa ed esaltata per rivendicare il diritto di avere rapporti con i minori.

Il pm Alfredo Ormanni, uno dei magistrati più impegnati sul campo, ha parlato di "salto di qualità dell’internazionale dei pedofili" e ha rilevato che la formazione di gruppi armati pronti ad entrare in azione contro i "nemici" dimostra la vastità degli interessi di chi tratta la "merce" infantile. Dal Brasile alla Thailandia, da Cuba ai Balcani, nelle ricche case di insospettabili professionisti europei e americani come nelle squallide stanze d’albergo delle periferie urbane, il mercato sessuale dei minori renderebbe circa ventiduemila miliardi di lire.

Gli sfruttatori della prostituzione infantile si avvalgono delle potenzialità di internet, pilotando verso i Paesi poveri più di diciotto milioni di viaggiatori, che alimentano un turismo sessuale parallelo a quello delle tradizionali mete esotiche.

In Italia, le pene, per chi sfrutta l’immagine dei bambini a fini pornografici, arrivano fino a dodici anni di carcere e centinaia di milioni di multa. Ma il trading on line sembra inarrestabile e dilaga in modo massiccio e capillare attraverso nuovi siti che, via via, rimpiazzano quelli scoperti ed oscurati dai "cacciatori di orchi in rete", come vengono chiamati gli investigatori specializzati nelle indagini sulla pornografia infantile via internet.

Il fenomeno della pedofilia va, dunque, inquadrato nell’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni. Il delirio della “cupola” romana - e quello di tutte le altre organizzazioni che rivendicano l’orgoglio pedofilo - è stato amplificato dai mezzi telematici, che hanno frammentato e moltiplicato la sfida terroristica lanciata dagli ideologi del Fronte di Liberazione internazionale dei pedofili e dal suo braccio armato, la Brigata pretoriana.

Come per tutte le emergenze legate alla criminalità organizzata, dalla mafia al terrorismo, serve rigore, concretezza e impegno coordinato della magistratura e delle forze di polizia. Chi abusa dell’innocenza e della fragilità dei più piccoli, va condannato e perseguito con severità e intransigenza.

Tuttavia, forse mai come in questo caso, alla certezza della pena deve fare riscontro l’intensità della prevenzione. Anche recuperando i quartieri più degradati delle metropoli e assistendo tanti derelitti della società, che nella loro vita hanno conosciuto solo orizzonti di solitudine, miseria, ignoranza.



 
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  Grandinotizie.it/ 10/gennaio/2002
 
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