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Tre storie di ordinaria violenza su minori. La prima nel torinese. Daniela Pop, una ragazzina di sedici anni, nata a Bistria, in Romania, è stata ritrovata, in condizioni di schiavitù, in un appartamento a Settimo Torinese. Da circa un mese i genitori, a Bucarest, ne avevano denunciato la scomparsa. Le ricerche, che hanno coinvolto anche l’Interpol, si sono concluse grazie alla squadra mobile di Torino che ha fatto irruzione nell’appartamento di un romeno. Insieme a Daniela, sono stati trovati altri tre minorenni. La ragazza, portata in Italia con la forza, era stata costretta a partecipare a un’asta, durante la quale era stata venduta al giovane romeno che l’ha condotta nel proprio appartamento. Qui, tra prevaricazione e schiavitù, ha subito violenze fisiche e psicologiche: era stata anche obbligata a rubare nei supermercati di Torino. Tutto ciò è emerso dal racconto che Daniela ha fatto alla polizia e grazie al quale sono finiti in manette, con gravi accuse, i suoi due sfruttatori.
Da Torino ci si trasferisce a Cretone, vicino a Palombara Sabina, nella provincia romana. Dallo sfruttamento dei bambini alla follia di una madre, affetta da forti turbe psichiche, che uccide a coltellate i suoi due figli di sei e cinque anni. La tragedia, consumatasi venerdì 29 giugno, riemerge con dettagli agghiaccianti dopo l’autopsia effettuata sui corpi dei due bambini il 3 luglio. La madre, prima di accoltellarli, aveva fatto ingerire ai figli dell’acido muriatico: nel suo delirio voleva che la morte fosse fulminea, stando a quanto la stessa ha confessato al giudice durante le indagini preliminari. Jadranka Kuleva - questo il nome della donna macedone di 36 anni - ha atrocemente reagito alla decisione del padre di portare i figli in Campania, dai nonni paterni, temendo che lì i bambini avrebbero potuto subire maltrattamenti e soprusi. Parole pronunciate da una mente malata, ma accuse gravi, non trascurate dal sostituto procuratore Erminio Amelio, titolare dell’inchiesta, che ha aperto un fascicolo contro ignoti sui presunti abusi.
E a Roma va avanti l’inchiesta sulla pedofilia on line. Tre persone sono state arrestate e otto risultano indagate al termine di un’indagine effettuata dal compartimento della polizia postale e delle comunicazioni di Roma, con l’intervento di Fbi e polizia tedesca.
Attraverso la chat Mirc (un canale con brevi messaggi pubblicitari, con l’invito a contattare alcuni nickname) avveniva lo scambio di materiale: fotografie di minori tra gli otto e i dodici anni, floppy disk e cd rom dai contenuti raccapriccianti.
L’operazione, denominata Zara10 da uno dei nick utilizzati dai poliziotti telematici per smascherare i pedofili, ha portato all’arresto di un disoccupato torinese, di uno studente in ingegneria informatica di Sassari e di un ragazzo con precedenti penali, nella provincia di Modena.
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