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Il
numero di registi che ha trattato il tema dello sfruttamento e della violenza
sui bambini è sterminato. Sono italiani e stranieri, tutti mettono in risalto
l'aspetto dell'abbandono e della solitudine.
I bambini e gli adulti. Nel periodo del neorealismo autori rappresentativi come
Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Roberto Rossellini hanno
trattato il tema dell'infanzia senza speranza o umiliata. Nella pellicola Ladri
di biciclette (1948) - vincitrice dell'Oscar speciale nel 1949 - De Sica,
partendo dallo spunto del furto di una bicicletta, ci porta "per mano" dentro
la periferia romana e ritrae il dolore e la solitudine del bambino che segue passo
dopo passo le vicende paterne. Ne scaturisce un quadro di povertà ed estrema semplicità
popolare. Visconti nel film Bellissima del 1951, con Anna Magnani
e Walter Chiari, ci descrive le illusioni sociali di un'infermiera proletaria.
La protagonista Maddalena Cecconi tenta con tutti i mezzi e inutilmente
di far diventare la figlioletta una star del cinema. Solo dopo sofferenze ed avvilimenti,
nell'ultima scena sulla panchina, di notte, con la figlia in braccio, piangendo,
comprende l'umiliazione subita.
I bambini e la guerra. Questo è il tema del film Germania, anno zero di
Roberto Rossellini del 1947. Nella Berlino del dopoguerra, devastata dai
bombardamenti e dalla miseria, un bambino per disperazione uccide il padre, vaga
senza meta per la città e si dà la morte. L'opera si svolge tutta nelle rovine
della città, alla cui distruzione corrisponde lo smarrimento totale del bambino.
Le riprese in sequenza del regista italiano aumentano e chiarificano il dramma
esistenziale di una intera generazione.
I bambini sfruttati. La giovanissima Jodie Foster nel film Taxi Driver
del 1976 di Martin Scorsese ne è il simbolo. L'attrice interpreta il ruolo
di una giovane prostituta che il disperato Robert De Niro tenta di affrancare,
senza successo. La desolazione della vita che trascorre la giovane prostituta
emerge perfettamente in tutte le scene in cui è protagonista. All'epoca in cui
uscì il film, la presenza dell'adolescente Foster in un ruolo così realistico,
fece scandalo. Un altro esempio di fanciullezza perduta è Il ladro di bambini
di Gianni Amelio del 1992. In questo film un giovane carabiniere calabrese
- Enrico Lo Verso - deve accompagnare due bambini, in un orfanotrofio di
Civitavecchia. Lungo il tragitto i tre avranno un rapporto leale e intimo, che
i due bambini, per le esperienze di sfruttamento subito, non avevano mai conosciuto.
Imparano per pochi giorni a ridiventare bambini. Il film ha vinto il Gran Premio
della Giuria a Cannes, due nastri d'argento per la regia e per la sceneggiatura
e il Felix per il miglior film europeo.
I bambini e l'indifferenza della famiglia. Il regista francese Francois Truffaut
ha trattato molto spesso questo tema. Ad esempio nel lungometraggio Gli anni
in tasca del 1976. E' narrata con dolcezza e poesia la vita di un gruppo di
ragazzini e del loro rapporto con la famiglia, con il mondo degli adulti. Il risultato
è quasi sempre indifferenza e crudeltà. Oppure I quattrocento colpi, del
1959. In questo caso il protagonista è un ragazzo di Parigi che vive solo e trascurato
dai genitori, tanto da finire nel riformatorio minorile. E' il primo della serie
di opere dedicate ad Antoine Doinel, un ciclo di film che segue un personaggio
dall'adolescenza alla maturità. Uno dei film più teneri e lucidi sull'infanzia
incompresa.
Simone Collini/Grandinotizie.it/19 marzo 2001 ore 18:05
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