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La situazione della criminalità
minorile in Italia desta alcune preoccupazioni, ma è assai meno grave di quella
di altri Paesi europei. E' quanto emerge da uno studio condotto dalla Fondazione
Censis nell'ambito del progetto dell'Unione europeo "Handbook for Operators about
prevention in Europe" (Hope). Tra il 1999 e il 2000 si è assistito a un calo
del numero di reati commessi da minorenni. Le denunce a carico di under 18
erano 22.132. Nel 2000 sono scese del 10,8 per cento. Si registra però un forte
aumento di rapine (+ 61,1 per cento) reati connessi al commercio e alla produzione
di stupefacenti (+ 65,4 per cento).
Si comincia presto a commettere reati. La legge attualmente in vigore fissa
a 14 anni il limite minimo della punibilità. Accade sempre più spesso,
però, che a delinquere siano ragazzini di dodici o tredici anni. In alcune
aree particolarmente disagiate, l'ingresso nella scuola media inferiore coincide
con i primi atti criminali. In genere si tratta di reati lievi, ma ci sono stati
anche casi di violenze con armi da taglio o da fuoco. Questo pericolo è avvertito
dagli italiani: il 30 per cento di intervistati dal Censis vorrebbe abbassare
a 12 anni l'età minima della punibilità. Grande allarme nell'opinione pubblica,
soprattutto nei centri del Nord e tra i commercianti.
Ma la situazione italiana è senza dubbio meno grave di quella di altri Paesi
europei. Da noi sono minorenni il 2,8 per cento dei denunciati. Nel Regno
Unito il 23,9 per cento, in Francia il 21,3 per cento e in Germania il 13,1 per
cento. Al di là delle nude cifre, la situazione è decisamente grave anche in
Danimarca, Finlandia, Svezia, Irlanda e Paesi Bassi. In questi Paesi destano
allarme due fenomeni da noi quasi sconosciuti: le bande giovanili e l'alcolismo.
Città come Stoccolma e Helsinki, soprattutto in estate, sono teatro di paurose
scorribande notturne di gruppi di dieci o venti ragazzi che devastano vetrine
e aggrediscono passanti per il solo piacere di farlo. In questi Paesi da una decina
d'anni hanno sviluppato diversi modelli si prevenzione della criminalità. Programmi
di reinserimento nella scuola o di avviamento nel mondo del lavoro. Oppure corsi
di recupero per minori alcolizzati o dediti all'uso di stupefacenti. In alcuni
Paesi sono stati create figure professionali specifiche come il poliziotto
di quartiere nei Paesi Bassi o gli agenti di mediazione sociale in Francia.
Secondo il Censis in Italia "a livello centrale manca un soggetto cui sia stata
assegnata esplicitamente la titolarità e il coordinamento delle politiche e delle
azioni di prevenzione sociale della criminalità". Esiste, comunque, una "via
italiana" alla prevenzione. Secondo il segretario generale del Censis Giuseppe
De Rita consiste nel "coinvolgimento, in modo sistematico, delle comunità
locali e nella necessità di agire sulla microcriminalità e sulla criminalità che
coinvolge i minori".
Valentina Venturi
Grandinotizie.it/26 aprile 2001
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