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Brasile. Il caso dei meninos de rua
Colla e violenza
Sulla strada storditi dalle droghe, uccisi dalla polizia

In Perù li chiamano pàjaros fruteros, i merli; in Zaire moineux, i passerotti; in Brasile meninos de rua. Sono i bambini delle strade del Terzo e del Quarto mondo. Fanno i venditori ambulanti nei mercati, nelle stazioni, davanti ai cinema e ai centri commerciali, tra le automobili imbottigliate nel traffico. Lustrano le scarpe dei turisti, portano i bagagli, rovistano tra i rifiuti per raccogliere materiale da riciclare.

Qualcuno ha una casa e tanti fratelli che ogni sera consegnano ai genitori il guadagno del lavoro quotidiano. Perché, seppur misero, anche il contributo dei piccoli è indispensabile alla sussistenza. Vivono nei bassifondi poveri e degradati, dove le scuole cadono a pezzi e non ci sono posti per giocare.

Molti, invece, non hanno una casa, né una famiglia. Fuggiti da genitori violenti, oppure abbandonati dopo i primi anni di vita, perdono la loro identità, diventano schiavi di padroni senza scrupoli, o pedine in mano alla criminalità organizzata che li costringe a rubare, prostituirsi, spacciare droga.

Solo in Brasile, ci sono quasi cinque milioni di bambini lavoratori. Una metà vive nelle aree rurali e taglia la canna da zucchero, tratta pesticidi, scava nelle miniere. Occupazioni faticose e pericolose, che causano continuamente incidenti e malattie. L'altra metà cresce nelle strade. Alcuni scavano tra i rifiuti e prendono le malattie della pelle, ulcerazioni e scabbia, oppure si feriscono con il vetro e il ferro arrugginito e muoiono di tetano. Spesso mangiano i resti del cibo avariato, e si avvelenano. Molti rubano, spacciano, si prostituiscono, annusano le droghe di colla che stordiscono e attenuano i morsi della fame, infine rischiano di essere uccisi dalla malavita, dagli altri giovani o dalla polizia.

Fino a qualche anno fa, la polizia si avventava su di loro come su branchi di cani randagi, per arrestarli e rinchiuderli. Nel 1996 a Rio de Janeiro, in seguito al massacro di sei meninos, un ufficiale di polizia, reo confesso dell'assassinio dei ragazzini, fu processato e condannato. Per la prima volta veniva punito un reato tanto orribile, ma i maltrattamenti e le violenze erano all'ordine del giorno. Un rapporto del tribunale dei minori ha calcolato che, fino alla metà dei Novanta, venivano uccisi quotidianamente, anche dalle armi della polizia, da uno a tre minori. Le "spedizioni punitive" erano commissionate dai commercianti, o dalla gente infastidita dai piccoli mendicanti, ladri o annusatori di colla.

Solo sul finire degli anni Ottanta, in tutto il Brasile un vasto movimento di opinione pubblica cominciò a sostenere le iniziative dei sindacati e delle associazioni non governative a favore dell'infanzia. L'orrore degli abusi e delle violenze sui piccoli abitanti della strada cominciò a fare il giro del mondo, finalmente diffuso dai giornali e televisioni, anche grazie al ritorno della democrazia dopo decenni di dittatura.

Nel 1990 fu approvato uno Statuto per i bambini e gli adolescenti che, fra l'altro, fissa a 14 anni l'età minima per l'accesso al lavoro e prevede che i bambini costretti a lavorare siano adibiti ad occupazioni "educative". Il riconoscimento di diritti dei minori, fino a quel momento calpestati, ha determinato la riduzione del numero e della ferocia delle retate, che oggi sono duramente contestate da gran parte della società civile.

Lo Statuto affida compiti di grande responsabilità alle municipalità che, insieme ai sindacati, alle associazioni umanitarie e agli stessi bambini, studiano e avviano piani di recupero basati soprattutto sull'istruzione. I dieci articoli del testo legislativo hanno segnato un'inversione di tendenza e sono considerati un varco di speranza per i bambini brasiliani.

Governo e parti sociali discutono su due linee di azione. C'è chi ritiene che si debba proibire il lavoro minorile e chi pensa che bisogna, innanzitutto, cercare di limitare lo sfruttamento e migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e alimentari dei piccoli, che saranno, tuttavia, costretti a lavorare finché le condizioni economiche della loro famiglia non miglioreranno. E' un dibattito acceso che provoca duri scontri nelle istituzioni e nell'opinione pubblica brasiliana. Il grave problema dello sfruttamento e della miseria infantile, infatti, è ancora tutto da risolvere. Mentre la disparità di reddito nella popolazione continua a crescere, e milioni di piccoli continuano a smarrire la loro infanzia sulle strade.

Grandinotizie.it/3 gennaio 2002


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