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Trecentomila i minori impegnati in conflitti
Bambini soldato
Cause, conseguenze e aspetti meno noti di un dramma

Sono oltre trecentomila i minori di diciotto anni attualmente impegnati in conflitti armati in 25 Paesi. Anche in passato i bambini sono stati impiegati come soldati. Oggi però questo fenomeno sta conoscendo un incremento senza precedenti. Soprattutto in Africa, dove al momento ci sono circa 120.000 soldati con meno di diciotto anni. Ma anche in Asia, America ed Europa diversi eserciti arruolano minorenni.

Perché?
L'uso delle nuovi armi automatiche è molto semplice per un bambino. Un mitra Ak-47, ad esempio, può essere portato in spalla molto facilmente anche da un ragazzino di dieci anni. I bambini sono poi più controllabili e ricattabili. Non serve pagarli. In Sierra Leone, molti di loro sono rapiti piccolissimi ed indottrinati con la cultura dell'odio verso il nemico. Il capo militare ha diritto di vita e di morte. Ci sono storie terribili: bambini rapiti e costretti ad uccidere i genitori. Una volta troncato il legame con la famiglia d'origine, il bambino soldato è uno strumento terribile in mano al suo padrone. Affronta il pericolo con più incoscienza di un adulto. Drogati e minacciati dai capi bambini sono spediti ad attraversare campi minati o inviati come spie oltre le linee nemiche. Il bambino è tendenzialmente un soldato dal "grilletto facile", pronto ad uccidere senza pietà e senza motivo.

Sono reclutate a forza anche molte ragazze. Spesso diventano schiave sessuali delle truppe. In Etiopia le ragazze costituiscono il trenta per cento delle forze di opposizione armata.

Le guerre degli ultimi anni sono soprattutto guerre civili, contraddistinte dall'odio etnico e nazionalistico. Chi combatte non si preoccupa di rispettare le Convenzioni di Ginevra. Le guerre durano molti anni e c'è il bisogno di reclutare sempre forze nuove. All'inizio del secolo i civili erano appena il 5 per cento delle vittime di guerra. Oggi sono il 90 per cento.

Conseguenze
Il bambino che sopravvive ad un conflitto sconta per sempre ripercussioni psicologiche gravissime. Molti di loro continuano ad essere perseguitati da incubi e attacchi di panico. Difficile il reinserimento nella vita civile. Le ragazze finiscono spesso col diventare prostitute.

Il diritto umanitario internazionale e la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia fissano a quindici anni l'età minima per il reclutamento militare e la partecipazione ai conflitti armati. Minori di 18 anni sono attualmente impiegati in Afghanistan, Etiopia, Pakistan, Algeria, Territori Occupati, Somalia, Congo, Sierra Leone, Ruanda, Cambogia e molti altri Paesi. Ma non è un problema dei soli Paesi del Terzo Mondo. Anche in Italia, ad esempio, un minore può arruolarsi volontariamente. Lo stesso accade nel Regno Unito, Francia e Stati Uniti. Con un paradosso evidente: un ragazzo di quindici anni non può votare, non può guidare un'auto, non può (giustamente) avere un porto d'armi. Ma può arruolarsi e combattere una guerra.

Grandinotizie.it/3 gennaio 2002


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