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E' la Carta fondamentale dei
diritti dei bambini, una sorta di Costituzione universale con valore programmatico
e giuridico per gli Stati che vi aderiscono. La Convenzione Internazionale
sui Diritti dell'infanzia è stata approvata dall'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite il 20 novembre 1989, dopo circa dieci anni di dibattiti tra giuristi
ed esperti scelti dai Paesi membri dell'Onu. I diversi assetti giuridici dei singoli
Stati, ma soprattutto le differenze culturali e religiose, hanno reso lunga e
complessa l'elaborazione del testo. Tuttavia oggi, a dodici anni dall'accordo
infine raggiunto, i principi enunciati continuano ad influire in modo concreto
ed efficace sulle legislazioni nazionali e ad esigere sempre nuovi adeguamenti
a tutela dei minori.
Analisi e statistiche rilevano che, in molte zone del Terzo o del Quarto mondo,
la firma della Convenzione e i conseguenti adeguamenti legislativi hanno generato
un miglioramento delle condizioni infantili. Nei Paesi dove dilaga la prostituzione
minorile, come lo Sri Lanka e le Filippine, sono entrate in vigore leggi penali
più severe sullo sfruttamento sessuale, mentre in Belgio, Germania, Francia e
Italia, da dove abitualmente partono centinaia di "turisti sessuali", sono state
introdotte norme per punire, in patria, chi abusa sessualmente dei bambini all'estero.
In Pakistan, in Nepal, nelle Filippine e in Portogallo, Paesi storicamente segnati
dalla piaga del lavoro minorile, è stata finalmente introdotta per legge l'età
minima lavorativa. E decine di Stati, tra i quali la Tunisia e il Brasile, hanno
modificato la loro Costituzione per introdurre nuove disposizioni a favore dell'infanzia.
La Convenzione ribadisce i diritti al nome, alla sopravvivenza, alla salute, all'istruzione;
condanna la discriminazione razziale, religiosa, di sesso o estrazione sociale;
afferma la superiorità degli interessi del minore nelle azioni legislative, nelle
iniziative pubbliche e private che riguardano l'infanzia e l'adolescenza; impegna
lo Stato a garantire la crescita e lo sviluppo dell'infanzia. Elenca, inoltre,
altri diritti che si direbbero di "nuova generazione", come la privacy, l'opportunità
di godere di un ambiente naturale e sano, il diritto del bambino ad essere ascoltato
in tutti i procedimenti che lo riguardano, soprattutto in sede legale.
Un rigido meccanismo di controllo osserva e giudica l'azione degli Stati firmatari
attraverso il Comitato per i Diritti dell'Infanzia, o Comitato dei Dieci, perché
composto di dieci personalità note per la loro alta moralità e competenza e scelte
in modo da rappresentare tutte le aree geografiche del pianeta. I governi nazionali
sono obbligati a presentare un rapporto al Comitato entro due anni dalla ratifica
- in seguito ogni cinque anni - segnalando i provvedimenti di adeguamento delle
leggi nazionali ed esponendo future iniziative e piani politici per proteggere
e migliorare le condizioni di vita dei più piccoli.
Attualmente il 96 per cento dei bambini vive in Stati obbligati dalla Convenzione
a tutelarne i diritti. Solo gli Stati Uniti e la Somalia non hanno ancora apposto
la loro firma all'accordo dell' '89, che di certo è una delle più alte espressioni
di civiltà e umanità finora condivise nel mondo.
Grandinotizie.it/3 gennaio 2002
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