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Un bidello metteva a disposizione
i locali della scuola romana elementare Don Rinaldi, sulla Via Tuscolana a Roma,
e gli operatori filmavano in diretta le violenze sessuali sui minori, costretti
in alcuni casi anche a drogarsi e a prostituirsi. Alle spalle un "Fronte di
liberazione pedofilo", e il suo braccio armato la "Brigata pretoriana",
per produrre il materiale ideologico a sostegno dell'attività criminale e progettare
attentati contro magistrati, carabinieri e sacerdoti impegnati nella lotta contro
la pedofilia. Le vittime sono almeno centoventotto, tra i nove e i tredici
anni, maschi e tutti italiani, tranne uno. Trentasette fra loro sono già stati
identificati.
E' questo lo sconvolgente scenario scoperto da una vasta operazione condotta nei
primi mesi del 2001 dagli investigatori della procura di Roma, coordinati dal
Pm Maria Monteleone. Sei persone sono state arrestate. Nell'indagine sono coinvolti
professionisti, medici, imprenditori, che hanno ricevuto informazioni di garanzia.
Sono state sequestrate 89 mila foto, 128 videofilmati, 5000 file con immagini
hard crittografate. Attraverso il controllo di trentaquattro cellulari, sono state
riscontrate più di duemila telefonate sospette tra gli indagati. I Cd con i "cataloghi"
dei bambini venivano venduti a 150-200 mila lire l'uno e i filmati a 500 mila
lire.
Tutto è cominciato nel settembre del 2000. La madre di un ragazzo di tredici anni
di Ciampino si rivolge ad un'assistente sociale, perché suo figlio ha cambiato
carattere, è stanco, svogliato, spesso volgare. Le indagini, scattate al riscontro
dei primi indizi, portano a un ex-poliziotto di trentasette anni, Roberto Marino,
impiegato informatico al Provveditorato agli studi che, si scopre, faceva coppia
con il tredicenne da quando quest'ultimo aveva solo undici anni. L'uomo finisce
in carcere e la squadra informatica della polizia inquirente sottopone il suo
computer a operazioni di "decrittazione" che svelano, una dopo l'altra, tutte
le parole per accedere alla rete organizzata dei pedo-terroristi, che ora viene
alla luce. A ottobre, Marino finisce in carcere, già allora sospettato di essere
il motore di una vicenda che andava molto oltre l'abuso sessuale di un unico bambino.
Al suo legale, Marino, racconta la sua infanzia di bambino fragile e solo, orfano
di padre, cresciuto in un collegio dove è stato ripetutamente violentato da un
adulto
Adesso tutto sembra confermare che l'ex poliziotto, un mago dell'informatica,
si sia servito degli archivi del Provveditorato per selezionare i bambini da
adescare. Secondo la ricostruzione della procura e dei carabinieri, aveva
creato una "vera e propria anagrafe" degli studenti romani nati tra il 1978 e
il 1990, in seguito restringendo la ricerca ai nati tra il 1984 e il 1985. Al
Provveditorato affermano che è "tecnicamente impossibile" che Marino abbia acquisito
dati personali sugli studenti sfruttando il suo ruolo di impiegato esecutivo,
ma dalle indagini risulta che i bambini schedati sono circa 30 mila, molti
con famiglie problematiche alle spalle. Gli elenchi relativi alla fascia di età
più bassa riportano in dettaglio gli indirizzi e le generalità dei piccoli, in
alcuni casi anche le loro abitudini, e i dolci preferiti.
Alla schedatura seguivano le battute di caccia - nominate Harem project,
Handle with care, Enfant harem - per catturare la giovane "selvaggina"
soprattutto nelle aree definite "canoniche": Villa Borghese, alcuni parcheggi
dell'Eur, Monte Caprino. Erano segnate in una mappa accurata che divide la
capitale in zone di adescamento. In rilievo, le sale da gioco, i bar, i locali
di ascolto della musica. Un amico del tredicenne di Ciampino che a settembre ha
fatto scattare l'inchiesta, ha raccontato di essere stato trascinato in un "locale
di periferia… dove ci sono uomini di una certa età a caccia di ragazzini. Vogliono
i più piccoli. Slavi, rumeni, polacchi, anche italiani… Poi se ne vanno nelle
dark room. Ce ne sono quattro."
Nel memoriale di Marino si legge: "Dove un ragazzino è isolato, in un campo di
pallone, una pineta, un campo di nomadi, io trovo la mia preda". Nei luoghi della
caccia, nelle sale giochi o altrove, il rituale dell'adescamento si ripete
sempre uguale. I pedofili chiedono ai bambini di seguirli in cambio di regali:
dai gettoni per azionare la slot macchine, ai telefoni cellulari, gli orologi,
le scarpe griffate, il computer. Ma anche peluches e pupazzi per i più piccoli,
e cocaina per i più grandi. A primi cenni di resistenza arrivavano le minacce:
"Se parli dico tutto ai tuoi genitori, dico che eri d'accordo, attento perché
potrebbero anche allontanarti dalla tua famiglia".
La gang aveva fissato delle riunioni periodiche, ogni venerdì, dalle 18 alle 20
a Villa Borghese. Agli incontri partecipavano anche gli altri cinque arrestati:
Giuseppe Buonviso, 34 anni, carabiniere in congedo "per scarso rendimento",
lavorava come buttafuori in un locale notturno di Roma dove reclutava minorenni
e clienti. Franco Scoppetti, 59 anni, il bidello della scuola Don Rinaldi,
conosciuto negli ambienti della pedofilia come "il maestro", per la sua lunga
esperienza nel campo. Avrebbe messo a disposizione i locali della scuola, di sera
e soprattutto nei periodi di vacanza, ma avrebbe risparmiato dalle violenze gli
alunni della scuola. Andrea Salvatucci, 49 anni, molto conosciuto nel giro
dei pedofili, infermiere di un noto medico romano, al quale avrebbe procurato
ragazzini per accoppiamenti e abusi. Claudio R, 40 anni, avrebbe costretto
alla prostituzione, nella zona di Valle Giulia, i figli di 11 e 14 anni. Andrea
La Valle, un "faccendiere" che teneva i legami con i clienti facoltosi, accompagnando
le piccole vittime ai "festini" organizzati per gli incontri sessuali.
Il noto medico romano per cui lavorava Salvatucci è uno fra i tanti
insospettabili indagati in questa inchiesta. Tutti ricchi signori, che pagavano,
con grosse cifre, l'intera operazione: dai soldi per i giochi, al gelato, alla
prestazione sessuale e l'eventuale uso di droghe. Sembra che il medico, sui quarantacinque
anni, appartenente ad una famiglia proprietaria di otto centri specializzati privati,
tra cliniche e poliambulatori della capitale, fosse già stato implicato in una
truffa ai danni della sanità pubblica. Adesso è accusato di aver organizzato un'orgia
a pagamento con quattro bambini in uno degli ambulatori di sua proprietà.
Un' un'ideologia malata ed esaltata, partorita a quanto sembra dalla mente dell'ex-poliziotto,
sosteneva i crimini compiuti dalla banda. "L'unico pedofilo che cambia è quello
morto", "La Brigata pretoriana" è l'unica alternativa al "massacro della comunità
dei pedofili e deve rispondere colpo su colpo in un clima di escalation militare".
Slogan e manifesti siglati Fronte di liberazione dei pedofili, raccolti
nella documentazione trovata a casa di Marino, programmavano "l'eliminazione
fisica" di magistrati, sacerdoti e carabinieri impegnati nella tutela dei
minori, oppure minacciavano ritorsioni sui loro familiari. Per esempio,
adescare i figli dei carabinieri per ricattare il padre.
Nella casa di Marino, è stato sequestrato un arsenale di materiale altamente
tossico per potenziali bombe chimiche: le armi della guerriglia pianificata contro
il "fronte antipedofili". Ma molte altre erano le tecniche terroristiche in
fase di progettazione, registrate nel memoriale dell'ex-poliziotto: "la contaminazione
alimentare introducendo nei contenitori di zucchero dei bar polvere e granelli
di vetro per provocare gravi lesioni allo stomaco e agli intestini", o anche "si
può far deragliare una locomotiva o contaminare l'aria di una line ferroviaria",
e così via con altre fantasie allucinate e aberranti.
Grandinotizie.it/23 maggio 2001
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