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L'infanzia mondiale rischia l'omologazione. La causa? L'uso spropositato della tecnologia. Che siano bambini cinesi, inglesi, indiani, statunitensi o italiani non importa. Le frontiere sono cadute e tutti corrono lo stesso rischio.
E' quello che emerge dall'indagine del Censis Media e minori, scenari internazionali, sfide per il futuro, presentata da Giuseppe De Rita, presidente del Censis, e dalla responsabile del settore politico e culturale dell'istituto, Enrica Manna. L'esempio più lampante dell'omologazione infantile sono i programmi per bambini per eccellenza: i cartoni animati. Quelli prodotti in Giappone vincono ovunque, perfino nel mercato Usa, perché i costi produttivi sono bassissimi (il rapporto è di 1/5).
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Canali televisivi
I canali nel mondo dedicati ai bambini sono 87 e negli ultimi tre anni ne sono nati ben 50. Dalle stime risulta che la diffusione della tv nelle case ha raggiunto il 70 per cento delle famiglie. Gli investimenti pubblicitari nel settore sono in continua crescita: solo in America il marketing rivolto ai bambini ammonta a dodici miliardi di dollari. Il motivo è chiaro: i bambini americani influiscono sugli acquisti per oltre cinquecento miliardi di dollari l'anno.
"Un minore seriale"
Giuseppe De Rita ha spiegato, che l'offerta in questo settore è "così forte che crea il minore indistinto e seriale". "Mi riferisco - ha precisato - ai termini utilizzati nella perizia psichiatrica di Novi Ligure. Non per dire che i minori sono tutti killer o patologici ma per indicare la mancanza al gusto della diversità, non c'è rinnovamento nei bambini e negli adolescenti". Quindi il rischio di omologazione è "reale": basti pensare che sono operativi quattro grandi canali nel mondo che si rivolgono al pubblico infantile e adolescenziale.
Televisione
Ogni giorno un minore dedica quattro ore e quindici minuti del suo tempo libero, all'utilizzo dei media. E per il 25 per cento dei bambini, l'orario complessivo sale a cinque ore e quindici minuti. Nonostante siano numerosi gli strumenti tecnologici a loro disposizione, la televisione è il "grande attrattore" per tutti i bambini europei, "il comune denominatore che accomuna tutti gli stili di fruizione".
Qualità televisiva
Il Censis avverte che l'offerta della tv per i minori "cresce a ritmi vertiginosi". Ma non a vantaggio della qualità, che anzi in Europa è "in peggioramento generale". La qualità risente soprattutto dell'aumento dell'importazione. In particolare, i paesi dell'Est sono interessati da importazioni massicce di prodotti sempre più scadenti e con un tasso di violenza altissimo. In India e in Cina, la quasi totalità di programmazione per bambini è d'importazione. In America Latina i programmi in chiaro sono sempre più mediocri. Sono solo le pay tv a trasmettere programmi di una certa qualità. Il Giappone, grazie ai costi concorrenziali, persegue una massiccia politica d'esportazione di programmi scadenti. In contrapposizione sono proprio i prodotti nazionali, che cominciano ad adottare strategie di sostegno alla qualità. L'Australia è un'oasi felice: sta perseguendo un'intelligente politica di sostegno alla qualità, anche attraverso le quote.
Demarcazioni sociali
Ma l'utilizzo dei media crea anche una netta separazione tra i bambini del mondo. I media nei Paesi in via di sviluppo sono mezzi di "socializzazione", nei paesi industrializzati invece "isolano". Nei Paesi europei, nel Nord America, in Giappone e in Australia i ragazzi possiedono in casa, spesso nella loro camera, tutta la tecnologia multimediale immaginabile. In altre aree del pianeta, come Africa, Asia e America Latina) la situazione è radicalmente diversa: sebbene la tv abbia conosciuto un rapido sviluppo è ancora la radio il mezzo più diffuso.
Differenze interne
Differenze sociali si rilevano anche negli stessi Paesi, in base all'appartenenza di fasce di reddito o di etnie. In America del Nord il 78 per cento dei ragazzi bianchi possiede un computer, contro il 55 per cento degli afro-americani e il 48 per cento degli ispanici. In India su 100 bambini solo il 2,3 per cento ha accesso a vecchi e nuovi media, il 30 per cento solo ai vecchi, ma sono in prevalenza bambini appartenenti ai ceti alti. Il resto ne è completamente escluso. L'intrattenimento elettronico, quindi video giochi e palystations, ha un business in rapida crescita; nel 1998 il guadagno è stimato in 18 miliardi di dollari.
Conseguenze psicologiche
Questa realtà infantile, non può che creare "preoccupazione". Gli effetti negativi dal punto di vista psicologico e culturale nei minori sono concreti, ma non diretti, a "cascata". Significa che è nel lungo termine che producono isolamento, difficoltà di relazione, paure, sindromi di diffidenza nel mondo, povertà linguistica, coazione al consumo, insorgenza di pregiudizi e stereotipi. Quindi il rischio è che i genitori possano non rendersene immediatamente conto.
Teoria del bambino competente
Infine il Censis chiarisce che la cosiddetta "teoria del bambino competente" sia stata "fraintesa". La sua competenza riguarda la strumentazione e la tecnologia, di certo non la consapevolezza.
Grandinotizie.it/8 febbraio 2002
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