|
Il commercio come canale dI solidarietà
e delle ideologie. E' ciò in cui credono le migliaia di operatori impegnati nelle
"botteghe equosolidali" sparse in tutta Europa. Diffondere un messaggio che insegni
a non vedere nel guadagno l'unico obiettivo delle attività e progettare aiuti
per i popoli in difficoltà. Gaga Pignatelli è la presidente della cooperativa
Pangea nata proprio per tali finalità.
Cos'è una bottega equosolidale?
"E' un negozio che vende prodotti artigianali e alimentari provenienti dal Sud
del mondo. Si tratta dell'applicazione pratica del concetto di un commercio egualitario
e solidale. Nella bottega equosolidale si commercializzano beni come in ogni altro
negozio, ma nel rispetto dei popoli. In più, persegue lo scopo di informare i
clienti e sensibilizzarli al problema dello sfruttamento dei lavoratori poveri".
Ovvero?
"Ci sono una serie di livelli che regolamentano l'attività di una bottega equosolidale.
Il principio più importante su cui si basa è quello di non sfruttare le popolazioni,
soprattutto di non fomentare l'impiego della manodopera infantile. La giustizia
è un altro valore che perseguiamo. Vogliamo dimostrare che il commercio non deve
necessariamente seguire le regole imposte dalle multinazionali che badano solamente
al profitto. Nelle botteghe equosolidali si vendono prodotti naturali, di ottima
qualità ed anche belli, ma chi li produce viene pagato il giusto e non sfruttato,
come accade spesso alla monodopera del Sud".
A quale Sud vi riferite?
"Tutto il Sud del mondo. Dall'America all'India all'Africa per arrivare fino all'Oriente.
Il Sud di ciascun continente risulta sempre essere l'area più sfruttata e noi
ci occupiamo di loro".
Quali sono i prodotti venduti?
"Di tutto. Si producono giocattoli, strumenti musicali, capi di abbigliamento
e si lavora il vetro e il legno. Ci sono anche tante buone cose appartenenti al
settore alimentare. In questo caso le materie prime arrivano dal Sud del mondo
e in ogni Paese Occidentale vengono lavorate per ottenere un alimento piacevole
secondo i gusti locali".
Ma i prezzi sono piuttosto alti?
"Sì, anche perché dietro ad ogni bottega c'è un progetto sociale. Oltre a pagare
direttamente e il giusto la manodopera del Sud, si crea un margine di profitto
affinché si possano realizzare piani di utilità pubblica come scuole od ospedali.
Possiamo creare vie di fuga a quei bambini che altrimenti sarebbero condannati".
E' questa la vostra posizione rispetto ai bambini bisognosi?
"Innanzi tutto ci opponiamo al lavoro minorile. In secondo luogo, pagando il giusto
alle famiglie permettiamo ai piccoli del Sud di condurre una vita più normale.
Infine, i progetti che perseguiamo sono spesso diretti alla cura dei più piccoli".
Quante botteghe equosolidali esistono?
"In Europa circa tremila ed in Italia più di trecento. Solo a Roma ce ne sono
dieci".
Ed il giro d'affari?
"Il fatturato cresce sempre di più e questo vuol dire che anche il messaggio arriva.
Mentre in Europa le botteghe equosolidali esistono da più di trent'anni, in Italia
ci sono solamente da dieci. Però continuano a moltiplicarsi e sono molto sviluppate.
Questo anche perché i consumatori stanno accrescendo la loro sensibilità verso
i problemi dovuti allo sfruttamento".
Come trovare una bottega equosolidale?
"Basta andare su Internet. All'indirizzo www.commercioequo.org
si avranno tutte le spiegazioni su cos'è il commercio equo e solidale. Nel sito
dell'Associazione italiana botteghe nel mondo, www.assobdm.it,
vengono date tutte le informazioni necessarie. Poi c'è il sito www.altromercato.it
in cui si elencano anche i prodotti che l'importatore più importante, il Ctm,
commercia in Italia ed i luoghi dove trovarli. Ovviamente, ciascuno di questi
siti fornisce una serie di link che permette un viaggio completo nel mondo del
commercio equosolidale".
Grandinotizie.it/3 gennaio 2002
|