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I bambini prodigio di ieri e di oggi
Geni o mostri?
Il successo precoce e i suoi effetti sulla crescita

Geni a cui si aprono tutte le strade, soddisfatti, eclettici e interessanti o mostri isolati, invidiati, compatiti e sempre troppo impegnati? Quale verità si nasconde nelle trame più profonde della vita dei bambini superdotati? Quanta natura devono sottomettere per far brillare le loro doti? E chi ne trae più vantaggio? Nella letteratura, nella musica, ma anche in teatro, al cinema o sul palcoscenico i piccoli prodigi affascinano e al contempo inquietano.

Le vite dei bambini-fenomeno, patrimonio storico di tutti, non dipingono un quadro allettante, almeno non sempre. Ad esempio, il genio di Giacomo Leopardi (1798-1837), poeta italiano tra i più amati, è stato fonte di dolorosi traumi per il giovane compositore. A soli nove anni il poeta di Recanati ha scritto il suo primo sonetto ispirato dalla lettura dei poemi omerici. In quello stesso periodo ha cominciato lo studio come autodidatta della lingua ebraica, del latino, greco, inglese, spagnolo e francese. Già nella Storia dell'astronomia (1813) e nel saggio Sopra gli errori popolari degli antichi (1815) trapela quello che sarà il suo mondo poetico. Dai diciotto anni in poi, in un ritmo sempre più frenetico, ha composto tragedie, epigrammi, saggi e discorsi. Ma la sua vita è stata caratterizzata dalla solitudine, dalla grave malattia agli occhi dovuta al troppo studio così come la profonda curvatura della sua fragile schiena. E un radicato senso del "nulla" ha segnato i suoi scritti.

Una sorte simile è toccata a un altro enfant prodige della letteratura mondiale, il poeta francese Arthur Rimbaud (1854-1891). Tra i rappresentanti più ammirati del diciannovesimo secolo ha avuto il suo periodo di maggiore creatività tra i sedici e i diciannove anni, sebbene abbia cominciato a scrivere all'età di quattordici. Considerato l'incarnazione del poeta maledetto, compone il suo primo capolavoro - Il battello ebbro - nel 1871. Il fuoco che ha dentro e che lo ha spinto a scappare di casa a poco più di quindici anni è lo stesso che brucia tutte le sue certezze, anche quelle ereditate da una tradizione di stili e forme almeno millenarie.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) ha cominciato a conoscere la musica a tre anni, quando il padre impartiva lezioni alla sorella. All'età di quattro era già in grado di leggere le note, suonare il cembalo e comporre. E' stato proprio il padre a trovarlo nel 1760 mentre armeggiava con carta e penna scrivendo il suo primo concerto per il pianoforte. A sei anni l'imperatrice Maria Teresa d'Austria lo ha ascoltato eseguire un concerto con un solo dito e la tastiera del piano coperta da un panno. L'anno successivo il bambino prodigio ha composto la sua prima pagina di musica sacra, il Kyrie K33. Cattive da subito le sue condizioni fisiche e preoccupanti anche quelle psicologiche, Mozart è morto di febbre dopo una vita di stenti economici.

Un'instabilità emotiva, ma certamente non economica, caratterizza anche la vita di un altro musicista, di tutt'altro genere ed epoca. Michael Jackson - il "giovane prodigio della porta accanto" - è nato nel 1958 quinto di nove fratelli. Già nel 1964 con quattro di questi - i Jackson five - ha debuttato nel mondo dello spettacolo esibendosi in festival e manifestazioni. A partire dal 1968, a soli dieci anni, il grande salto. Il contratto con la Major Motown ha fruttato a tutto il gruppo una serie di tour professionali in giro per gli Stati Uniti. Così è arrivata la fama ed è finita l'infanzia di Michael. Nel 1972 il mito del pop ha registrato il suo primo album da solista, Go to be there. Oggi sono famosi soprattutto i suoi eccessi eccentrici, come il dormire in una camera iperbarica, assumere medicinali per decolorare la sua pelle o la mania per l'igiene. Tristemente noti alla cronaca anche alcuni episodi di pedofilia, mai provati, che lo vedrebbero responsabile di atti di libidine su minori.

Sempre di disturbi psicologici soffre l'attrice due volte premio Oscar - Sotto accusa (1988) e Il silenzio degli innocenti (1991) - Jodie Foster (1962). Con le treccine bionde e un microcostume tirato via da un cane, la star americana ha esordito in televisione a due anni grazie alla pubblicità di un noto prodotto solare. La sua prima pellicola - Mayberry R.F.D. - è del 1968 ma il vero esordio è arrivato a dieci anni al fianco di un giovanissimo Michael Douglas in Due ragazzi e un leone. La sua consacrazione però è giunta con il film Taxi driver diretto da Martin Scorsese e con Robert De Niro (1976). Questo è lo stesso anno in cui da autodidatta ha imparato a parlare perfettamente il francese. L'episodio che ha segnato la sua vita risale al 30 marzo 1981 quando un suo fan squilibrato ha attentato alla vita dell'allora presidente Usa Ronald Reagan per impressionarla riprendendo il copione proprio di Taxi driver.

Anche un altro piccolo divo del cinema è finito sulle pagine della cronaca. Macaulay Culkin (1980), famoso protagonista di Mamma ho perso l'aereo (1990), ha raggiunto il successo a dieci anni e a tredici aveva già guadagnato cinquanta milioni di dollari. Proprio per questioni economiche i genitori hanno divorziato dopo feroci litigi su chi dovesse amministrare il denaro della piccola star. Questo evento ha coinvolto l'ancora giovane Macaulay in un turbinio di storie di sesso e droga che lo hanno cancellato dal grande schermo.

Una vita normale, invece, per Shirley Temple (1928), la "riccioli d'oro" che a cinque anni sapeva recitare, cantare ed anche ballare. Dopo aver esordito all'età di tre anni è stata campione di incassi fino al 1938, battendo al botteghino nomi del calibro di Clark Gable, Bing Crosby e Gary Cooper.

Uno dei più geniali interpreti del teatro italiano Edoardo de Filippo (1900-1984) ha calcato il primo palcoscenico a sette anni e fino ai venti ha recitato ogni genere di rappresentazione, dalla commedia italiana alla rivista. Poi con il fratello Peppino è passato alla compagnia del Teatro nuovo di Napoli dove già recitava la sorella Titina. I tre prodigi sono un raro esempio di personaggi diventati famosi da bambini che hanno condotto comunque una vita senza forti scossoni o gravi problemi.

Anche i bambini prodigio dello sport sembrano estranei al destino dei loro colleghi geni. Il calciatore Gianni Rivera (1943), ad esempio, a sedici anni giocava già in serie A debuttando con la formazione degli Orsi grigi, ovvero l'Alessandria. Nel 1960 poi è stato acquistato dal Milan dove ha giocato fino alla fine della sua prestigiosa carriera conclusasi nel 1979 con lo scudetto della stella. Al suo attivo anche il "pallone d'oro", ricevuto nel 1969. Poi l'ingresso in politica, culminato con l'incarico di vice ministro alla Difesa nei governi dell'Ulivo.

Il centauro marchigiano Valentino Rossi, nato nel 1979, ha dimostrato un certo feeling per i motori fin dall'età di undici anni quando ha debuttato nel campionato italiano Sport production nella categoria 125. Nel 1994, dopo un anno, si è classificato primo in sella alla Cagiva, così come nel 1997, a diciotto anni, è diventato campione della classe 125 del campionato mondiale con l'Aprilia. Nel 1999 ha vinto il motomondiale classe 250 ed ora è l'uomo da battere nel campionato mondiale 2001 in sella alla nuova Honda.


Grandinotizie.it/3 gennaio 2002


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