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Agricoltura:
in passato l'agricoltura era di gran lunga il settore nel quale lavorava il maggior
numero dei bambini sfruttati. Oggi molte altre tipologie di lavoro e sfruttamento
si sono affiancate e sostituite a quelle rurali. Tuttavia, ancora oggi, in Africa
sul totale di 80 milioni di bambini lavoratori, il 70 per cento è impiegato nei
campi; in America Latina il 60 per cento su un totale di quindici milioni. Nella
più vasta area indoasiatica il lavoro agricolo occupa quasi la totalità dei baby-lavoratori:
in Bangladesh, l'82 per cento dei 6,1 milioni di minori sfruttati.
Benin: piccolo stato dell'Africa occidentale tra i più colpiti dalla piaga
della schiavitù dei bambini. Qui il 27 per cento della popolazione infantile lavora.
Ogni anno, gli "adulatori", spesso zii e parenti espatriati nei Paesi più ricchi,
fanno il giro dei poverissimi villaggi dell'entroterra e convincono le famiglie
a cedere i figli per poche decine di migliaia di lire, e con la falsa promessa
di una somma mensile, frutto del lavoro del figlio. Denaro che non verrà mai inviato
alla famiglia e che solo in pochissimi casi viene concesso al bambino in cambio
della fatica e degli abusi subiti.
Il "mercato" di minori si svolge anche negli altri Stati subsahariani, come il
Mali, il Togo, il Sudan.
"Carretta" del mare: vengono così dette le imbarcazioni pericolanti dove
sono stipati i bambini schiavi prelevati dagli "adulatori" nei villaggi poveri
dell'entroterra subsahariano, per essere trasferiti nelle piantagioni della Costa
d'Avorio e del Gabon, dove vengono rivenduti ad un prezzo dieci volte superiore
a quello di acquisto. Molti bambini non sopravvivono ai viaggi asfissianti, alla
scarsità di cibo e acqua, alle cattive condizioni igieniche all'interno delle
"carrette".
Diritti dei minori: solo nella seconda metà del secolo scorso, a livello
internazionale, europeo e delle singole nazioni, sono stati approvati programmi
e leggi che riconoscono i bambini non solo come individui da tutelare e proteggere,
ma anche da rispettare. Milioni di casi di violenza, sfruttamento e schiavitù
infantile in tutto il mondo dimostrano che una coscienza universale sui diritti
dei minori è ancora da acquisire.
E Emarginazione: sfruttamento e schiavismo infantile sono più gravi dove vivono
minoranze etniche in stato di marginalità sociale e di povertà economica. Come
gli albanesi in Grecia e in Italia, gli asiatici in Canada, i birmani in Thailandia,
i neri e gli ispanici negli Usa, gli indios in Brasile.
Futuro: in alcune parti del mondo le condizioni di vita dei minori sono
talmente disperate che risulta difficile immaginare per loro un futuro migliore.
Bambini bruciati dal sole e dall'arsura nelle piantagioni dell'Africa occidentale,
curvi sotto i carichi di carbone in Colombia, sfiniti dal lavoro nei laboratori
tessili in India, nelle fabbriche che producono palloni in Pakistan, tra i cumuli
di discariche nelle Filippine dove cercano materiale da riciclare, nelle cave
del Perù dove cercano l'oro. Nei Paesi sottosviluppati i bambini sono consumati
dalla fatica e dalle malattie, o mandati a morire nelle guerre tribali. Ma la
piaga dello sfruttamento minorile è profonda anche nei Paesi industrializzati,
con forme di violenza di solito più legate alle nevrosi e alla delinquenza delle
società ricche. Come la pedofilia, la prostituzione, la pornografia, il traffico
di organi.
Guerra: più di 300 mila minori di 18 anni sono attualmente impegnati in
conflitti nel mondo. Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio
in 25 Paesi, soprattutto in Africa. La maggioranza dei bambini ha tra i 15 e i
18 anni, ma ci sono reclute di 10 anni. Anche le ragazze vengono impiegate, seppur
in numero minore, e spesso sono soggette a stupri e molestie sessuali.
Istruzione: sebbene, a partire dal 1980, nel mondo in via di sviluppo il
numero degli iscritti alla scuola elementare sia complessivamente aumentato, più
di 130 milioni di bambini in età scolare non hanno ancora accesso all'istruzione
elementare. Le femmine sono circa il 60 per cento. In molti Paesi la disparità
tra maschi e femmine aumenta nell'istruzione secondaria.
Livello economico della popolazione infantile: nei Paesi poveri, il 30
per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e la maggioranza
dei poveri sono donne e bambini. Nel mondo industrializzato si calcola che in
alcune nazioni ricche più di un bambino su dieci cresca in famiglie che vivono
al di sotto della soglia della povertà. Che è ovunque la causa principale dello
sfruttamento e degli abusi sui bambini.
Miniere: nelle miniere di oro e diamanti della Costa d'Avorio e del Sudafrica,
e in quelle di carbone della Colombia, i bambini lavorano con un equipaggiamento
ridotto al minimo e respirano continuamente polvere di carbone. Molti soffrono
di malattie respiratorie, tubercolosi, bronchite e asma.
Nepal: lo sfruttamento infantile colpisce pesantemente le bambine, che
fin dalla tenera età sono occupate in mansioni faticose, come la raccolta della
legna, la cura dei fratellini, il lavoro dei campi, le attività artigianali, la
tessitura. Poche vanno a scuola, vengono nutrite con cibo di peggiore qualità
rispetto ai loro coetanei maschi e ricevono meno cure mediche. Le ragazze che
abitano nei campi-lavoro delle industrie - soprattutto tessili nella regione di
Kathmandu - sono assillate dall'incubo delle molestie sessuali da parte dei lavoratori
adulti con i quali dividono le camere durante la notte.
Orario di lavoro: in Italia, il 30 per cento dei bambini-lavoratori è impegnato
per almeno otto ore al giorno; il 19 per cento più di otto ore; l'11 per cento
almeno quattro ore; il 23 per cento più di quattro ore; il 3 per cento non ha
orari. Sono dati raccolti in uno studio della Cgil del novembre 2000 sui Lavori
minorili.
Pietre: vicino alla capitale peruviana, Lima, le cave a cielo aperto danno
lavoro a milioni di bambini, che spaccano pietre per dieci ore al giorno. Le imprese
edili comprano a prezzi convenienti i materiali estratti dalle cave per costruire
palazzi e strade, mentre i bambini sopportano le intemperie, il sole e i venti
che sferzano l'altopiano. Usano martelli, picconi, arnesi pesanti. Le loro schiene
crescono curve, i loro occhi, pieni di polvere, perdono la vista.
Qualità, marchio della: tra i progetti in discussione in Italia per combattere
il lavoro minorile, c'è la proposta di istituire un "marchio della qualità del
lavoro" per le imprese italiane che negli ultimi cinque anni non abbiano riportato
condanne per la violazione della legislazione nazionale che fissa l'età minima
di ammissione al lavoro (15 anni, 18 per attività faticose).
Religione: storia, cultura e religione dei popoli svolgono da sempre un
ruolo importante nel determinare lo stato dei minori. Ancora oggi, molte convinzioni
popolari legate all'interpretazioni dei testi religiosi generano violenze fisiche
e psicologiche su bambine e adolescenti. Nei Paesi islamici centinaia di fanciulle
sottoposte all'atroce tortura dell'infibulazione (la suturazione dei genitali),
o costrette a sposarsi in tenerissima età, ingoiano quotidianamente la loro disperazione.
Servizio domestico: dovrebbe essere meno pericoloso rispetto ad altre forme
di sfruttamento, ma non è così. I bambini che fanno parte della servitù vengono
pagati pochissimo o per nulla, i padroni ignorano i loro diritti e decidono autonomamente
su modalità e orari di lavoro. I servi-bambini non vanno a scuola, non giocano,
crescono lontano dalla famiglia e dagli amici, sono sottoposti ad abusi fisici
e sessuali. Alcuni di loro hanno solo cinque anni.
Turismo sessuale: il turismo sessuale, o più precisamente lo sfruttamento
sessuale dei minori nell'ambito del turismo, è la definizione sintetica e un po'
superficiale che nasconde un fenomeno ben più articolato e profondo. Pedofilia,
pornografia e prostituzione minorile sono le leve di un mercato turistico che
procura un giro d'affari di oltre 5 miliardi di dollari.
Ultimi dati sullo sfruttamento dei minori: nel mondo sono 250 milioni
i minori tra i cinque e i quattordici anni che lavorano. Sono dati dell'Organizzazione
internazionale del lavoro (Oil) riferiti ai Paesi in via di sviluppo. Molti altri
milioni di bambini vivono in stato di semi o piena schiavitù in Europa, soprattutto
nei Paesi dell'ex blocco socialista, nel Nord America, in Oceania. In Italia,
secondo un recente studio della Cgil, i lavoratori minorenni sono più di 350.000.
Valore aggiunto: i minori impiegati nelle aziende costituiscono un valore
aggiunto per l'impresa, perché il loro lavoro costa poco e spesso non viene regolarizzato
con contratti che fissano il limite e le modalità di ore lavorative.
Zaire: i bambini che vivono per le strade vengono qui chiamati moineaux,
i passerotti. Come negli altri Paesi in via di sviluppo, chiedono l'elemosina,
rovistano tra i rifiuti per trovare materiale da riciclare e da mangiare, lustrano
le scarpe, fanno i venditori ambulanti, ingrossano le bande di teppisti e della
criminalità organizzata.
Grandinotizie.it/ 3 gennaio 2002
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