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Lui. Vengo a prenderti stasera? Magari con la mia Torpedo blu? Lei. No grazie. Troppi preliminari.
La risposta più che probabile sembrerebbe certa. E il discorso si aprirebbe a mille e mille interpretazioni sull'uomo ormai ridimensionato e svuotato dal primigenio ruolo di "cacciatore", sulla donna che sceglie e che colleziona maschi, sulla seduzione che perde il mistero e pure il vizio e così via.
Ma non è solo questo. Se l'eros non spiegasse solo l'eros, ma tornasse buono per raccontare ciò che chiamiamo modernità? Un compito che pertiene alla filosofia e che la filosofia assume su di sé. Basti pensare alle riflessioni di Jean Baudrillard sul libro scandalo La vie sexuelle di Catherine M. di Catherine Millet. L'idea è accattivante e la perseguiamo. Mica per niente, "per capire come va il mondo" avrebbero detto i nostri nonni.
"L'ingenuità è pensare che ci si tolga il vestito per spogliarsi, per mettersi a nudo, e accedere così alla verità nuda, del sesso o del mondo" dice Baudrillard. "Questa oscenità radicale è a sua volta un velo, l'ultimo dei veli. Stavolta però insopprimibile. Il velo che si interpone quando si crede di averli stappati tutti". Il filosofo francese stronca alla radice l'opera dell'autrice, addirittura ne estirpa il pensiero che lo ha generato.
Sacrosanto. E tutto perfettamente in linea con il gioco delle parti. Lui fa il suo mestiere di pensatore, mentre lei continua a fare i soldi.
Ormai il meccanismo è svelato. L'evoluzione della società si spiega attraverso il sesso. Tutto in un colpo solo. Superati l'erotismo e l'allusione si arriva dentro - a piè pari e con un solo balzo - la pornografia e la didascalia. Il paradosso è un altro però. Che non è pornografico ciò che è pornografico, ma è pornografico il mondo. Nel senso di semplificato, "in vetrina", didascalizzato.
Le questioni che da navigati voyeur possiamo osservare sono diverse.
Uno. Il sesso come fine, esperimento, collezione è storia vecchia come il cucco. Basta fare un giro in una qualsiasi provincia italiana per trovarne conferma nei racconti recenti e passati non solo di voci maschili, basse e baritonali, ma anche - seppur più recondite - dei femminili soprani. Nessuna rivoluzione del costume nel libro della Millet dunque, anzi il gatto lo si continua ad accarezzare dal verso del pelo. Diceva Beppe Grillo qualche decennio fa parlando della semplicità degli americani: "Ridono ancora delle battute sulla cacca e sul pisello". La storia si ripete. Nonostante si faccia uso smodato di internet, ovvero del simbolo della nuova tecnologia, per consumare il detto e ridetto.
Due. Il livello letterario. E soprattutto l'effetto realistico che si è voluto rendere. Baudrillard mira alle gambe della scrittrice. "La corruzione del potere è immettere nel reale tutto ciò che era nell'ordine del sogno" dice il filosofo. Dunque va da sé che è un'operazione furba, di potere, che rovista nel già fatto e rifatto della letteratura naturalistica, del "romanzo che si fa da sé" di fine Ottocento.
Tre. La fisonomia del "liberato". Anche su questo punto il filosofo ne dice quattro alla Millet. Un'intellettuale che mette nero su bianco ostentando le proprie esperienze sembra uscita più da un ciclo di sedute psicanalitiche (psicoanalisi freudiana ovviamente) che da un'esperienza di vita. E quanto alla liberazione sessuale sarebbe sufficiente risalire a qualche decennio fa per trovarne sviscerati i più profondi motivi. Anche qui, novità zero.
Infine quattro. Baudrillard avrà pure ragione, ma conta chi resta con i soldi in mano. E la Millet in questo senso non ha da imparare da nessuno.
La morale che si ricava: l'uomo di oggi non ha memoria, dunque puoi fare tanti soldi. Come riuscirci? Ruba qua e là dal passato e racconta che quello che hai prodotto è assolutamente nuovo. Ci crederanno tutti. Quali strumenti occorrono? E' sufficiente il sesso, la vera antenna del mondo.
Il pensiero laico in conclusione: la Millet non ci sorprende e dunque non fa fare salti in avanti alla nostra consapevolezza, ma - ahinoi - il filosofo nemmeno. Dunque? Non ci resta che continuare nell'attività voyeuristica. E ammetterlo.
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