| |
Una vita nel cinema, quella di Aristide Massaccesi, noto al grande pubblico come Joe D'Amato. Senza dubbio uno dei più prolifici registi italiani, avendo diretto quasi 200 film. Dotato di ottima abilità tecnica e produttiva - era capace di girare in tempi molto stretti a costi decisamente bassi - e grande versatilità: una qualità che gli ha consentito di esplorare ogni tipo di film, ogni genere o sottogenere, inventando e reinventando filoni del cinema popolare. Esordisce giovanissimo come assistente fotografo di scena ne La carrozza d'oro di Jean Renoir, nel 1952. Continua a lavorare nel cinema negli anni Cinquanta e Sessanta, svolgendo ruoli diversi: assistente fotografo, assistente operatore, operatore alla macchina da presa, direttore della fotografia. Partecipa a più di ottanta film prima di dedicarsi alla regia, collaborando con registi quali Elio Petri, Jean-Luc Godard, Michele Lupo, Riccardo Freda, Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli.
Una lunga serie di esperienze che lo convince, negli anni '70, a fare da solo. E da solo lavora veramente, perché in moltissimi dei suoi film cura, oltre alla regia, la sceneggiatura, la fotografia, la produzione. In un'industria cinematografica in forte espansione affronta l'horror, il western, il fantastico, il post-atomico, l'avventuroso. E per ogni genere, un nome diverso, Chan Lee Sung, Kevin Mancuso, Peter Newton, Michael Wotruba e numerosi altri altrettanto fantasiosi come Italian Network. A volte anche il suo nome anagrafico. Senza dubbio lo pseudonimo più usato, e quello per cui è conosciuto, rimane Joe D'Amato. Indissolubilmente legato al genere che lo ha regalato alla notorietà, l'erotico, che Massaccesi è riuscito a girare con trame credibili, ambientazioni circostanziate e attori capaci di essere "personaggi".
Il suo debutto nella regia è del 1972 con il film Un bounty killer a Trinità. Dell'anno successivo è l'horror La morte ha sorriso all'assassino, interpretato da Klaus Kinski. Poi la predilezione per l'erotico e la storica serie di Emanuelle interpretata da Laura Gemser (Emanuelle e Francoise, le sorelline, 1975; Emanuelle nera, Orient reportage, 1976; Emanuelle in America, 1976; Emanuelle e gli ultimi cannibali, 1977; Emanuelle, perché violenza alle donne?, 1977; Emanuelle e le porno notti nel mondo, 1978). Una produzione interminabile di film di genere senza dimenticare altre perle, diverse dall'erotico ma egualmente conosciute, come Giubbe Rosse (1975), Buio Omega (1979), Antropophagus (1980) e Ator l'invicibile (1982).
Muore, per un infarto, il 23 gennaio del 1999.
|