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Il 900, secolo della letteratura erotica al femminile

Nel settimo secolo avanti Cristo fu la poetessa greca Saffo a cantare l'amore con voce femminile. Poi, per quasi 2500 anni le donne sembrarono tacere. La letteratura erotica divenne di incontrastato dominio maschile e le eroine femminili che trovavano posto nei romanzi d'amore poterono parlare di innamoramento, di gelosia, di passione, di desiderio e di godimento dei sensi solo per bocca di uomini.

E così è stato fino a tutto il secolo diciannovesimo. Nel 900, poi, la svolta. La scrittrice britannica Virginia Woolf inizia, a partire dal primo decennio, a riportare sulla carta i moti interiori provocati dalla passione amorosa. E però la sua è una rappresentazione da cui sembra rimaner fuori la parte, per così dire, più ardentemente carnale.

Più o meno negli stessi anni escono invece in Francia i quattro romanzi della serie Claudine, che, raccontando le avventure di una sensuale adolescente di provincia, scandalizzano i benpensanti della Belle Epoque. Pubblicati come opera dello scrittore francese Willy (nome d'arte di Henry Gauthier-Villars) erano in realtà un'autobiografia romanzata scritta in gran parte da sua moglie, Sidonie Gabrielle Claudine Colette, che negli anni a venire, con lo pseudonimo di Colette, diverrà fra le più ammirate, ma anche le più discusse scrittrici francesi. Tanto nella vita, quanto nelle opere, infatti, non smetterà mai di esaltare la bellezza del corpo come valore e di rivendicare il diritto delle donne a godere.

A partire da questo momento la terra di Francia e la lingua francese sembreranno essere particolarmente favorevoli alla letteratura erotica al femminile.

Negli anni Trenta inizieranno ad esser pubblicati i diari di una ragazza non particolarmente bella, ma dal profondo fascino, nata a Parigi, vissuta per diversi anni a New York e poi tornata nella sua città natale. La ragazza si chiama Anaïs Nin e i suoi diari prendono i titoli di Henry and June, Incesto, Fuoco. In essi prende corpo la figura di una donna che vuole vivere appieno la propria vita, e goderne anche, tirandosi fuori da ogni schema precostituito e immergendosi con abbandono in un flusso di emozioni di cui conosce rischi e pericoli, ma di cui ancor più conosce la potenza salvifica. Il diario è per la Nin il compagno privilegiato a cui tornare dopo ogni incontro avuto con i compagni in carne e ossa: il marito Hugh (a cui rimarrà infedelmente fedele tutta la vita), l'amico-amante Henry Miller, l'amato Gonzalo Moré e tutta una schiera di uomini (e di donne) che rivestiranno il ruolo di strumenti di piacere, ma anche di conoscenza.

La strada è ormai aperta all'esplorazione del sesso con occhi, mani e labbra femminili. La lingua è ancora quella francese e le fantasie, i desideri, gli amori e gli amplessi raccontati sono quelli di Pauline Réage, di Emmanuelle Arsan e di Marguerite Duras.

Nel giugno del 1954 viene pubblicato in Francia Histoire d'O, romanzo in cui protagonista era la bella O, perfetta incarnazione dell'innamorata che offre tutto e che tutta si offre al suo uomo. Il suo padrone. Dal quale verrà legata, frustata, marchiata a fuoco e data ad altri uomini. Pubblicato come opera di Pauline Réage, ancora oggi non è chiaro chi ne sia il reale autore. O la vera autrice. Fin dalla metà degli anni '70 infatti (periodo in cui, dopo l'indifferenza con cui venne accolto all'uscita, iniziò a riscuotere un ampio successo, soprattutto grazie al lancio pubblicitario riservatole dagli americani, che erano stanchi delle loro femministe militanti e ben felici di caldeggiare un'eroina femminile che provava piacere a farsi picchiare e umiliare) iniziò a circolare la voce che dietro il nome della Réage, si nascondesse in realtà Jean Paulhan, autore tra l'altro di Le Marquis de Sade et sa complice e di un commento alla Justine del "divin marchese". Nonché, guarda caso, dell'entusiastica prefazione allo stesso Histoire d'O. Oggi, comunque, l'opinione più accreditata è che dietro lo pseudonimo di Pauline Réage si nascondano in realtà due autori, Paulhan e una donna che, sembra, contribuì non poco a dar corpo, sulla carta, alla bella O.

Nel 1967, a Parigi, Emmanuelle Arsan dà alle stampe Emmanuelle, vero e proprio inno alla pienezza della vita sessuale e al godimento dei sensi. Un'opera in cui tra amplessi multipli e orgasmi estatici, fellatio e cunnilingus, verghe tremanti e ventri palpitanti, l'erotismo si erge in tutta la sua dignità. Dapprima libro per pochi, nel giro di un decennio viene pubblicato in tutto il mondo, vende milioni di copie e fornisce l'ispirazione per l'omonimo film, che, nella metà degli anni '70, batte ogni record di incasso.

Altro grande successo dell'editoria francese sarà, nella metà degli anni '80, L'amante, di Marguerite Duras, una storia d'amore, in gran parte autobiografica, fra una giovanissima europea e un miliardario asiatico. Una favola erotica riesumata dai ricordi dell'adolescenza in cui la passione, l'erotismo e il lirismo si fondono insieme raggiungendo un perfetto equilibrio.

Altrettanto prolifica comunque è stata anche la letteratura erotica al femminile che ha visto la luce al di fuori della lingua e dei confini francesi. Ricordiamo solo brevemente Paura di volare di Erica Jong, Le età di Lulù di Almudena Grandes, Il macellaio di Alina Reyes, Il tuo nome scritto nell'acqua di Irene Gonzales Frei e, in Italia, Hot line di Francesca Mazzuccato, Schiavo e padrona di Claudia Salvatori e Il sesso degli angeli, E duro campo di battaglia il letto, Ti vedo meglio al buio di Una Chi.

In Italia, inoltre, la letteratura erotica scritta da donne ha raccolto un tal consenso che la casa editrice Borelli ha da diversi anni inaugurato la collana "Pizzo nero", che, come recita il suo slogan, è dedicato ai "Romanzi erotici per le donne scritti dalle donne".

Simone Collini/Grandinotizie.it/6 giugno 2001 ore 11:20


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