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Una scena dall'opera "Don Giovanni"
 
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I due volti della seduzione maschile
Casanova e Don Juan
Differenze e analogie tra realtà e finzione letteraria

La letteratura, fra le innumerevoli figure di grandi seduttori che ha lasciato in eredità, ha tramandato due personaggi maschili che più di ogni altro hanno finito per incarnare, nell'immaginario collettivo, l'archetipo dell'infallibile seduttore e dell'infaticabile amante: Don Giovanni e Casanova. Capita spesso infatti oggi di sentirli chiamare in causa per riferirsi a uomini perennemente occupati ad applicare la sottile arte della seduzione, e che fanno della conquista amorosa un primario scopo di vita.

"Quello sì che è un Don Giovanni" o "è proprio un insaziabile Casanova", si dice. E il più delle volte frasi del genere si usano in riferimento alla medesima persona, come se Don Giovanni e Casanova fossero sinonimi, due appellativi equivalenti e interscambiabili.

In realtà, però, ci sono numerose e profonde differenze tra i due personaggi. Anzi, si potrebbe dire addirittura che i due sono l'uno l'esatto opposto dell'altro. Come risulta da un esame, per così dire, caratteriale.

Casanova, tanto per cominciare, è realmente esistito. Giovanni Giacomo Casanova è una figura storica del Settecento di cui conosciamo - è proprio il caso di dirlo - vita morte e miracoli. Don Giovanni, invece, è pura finzione. È frutto della fantasia popolare, prima, e dell'immaginazione artistica, poi. È un eroe leggendario di cui si inizia a sentir parlare nel tardo Medioevo e, successivamente, personaggio letterario che assumerà diverse fisionomie, a seconda che a farlo rivivere siano lo spagnolo Tirso de Molina (El burlador de Sevilla, del 1630), il francese Molière (Don Giovanni, del 1665), l'italiano Carlo Goldoni (Don Giovanni o la punizione del dissoluto, del 1730), l'inglese Byron (Don Giovanni, scritto tra il 1819 e il 1824) o, ancora, Lorenzo da Ponte che nel 1787 scrisse il libretto per il Don Giovanni di Mozart.

Ovviamente per quante modifiche i diversi autori possano aver apportato alla figura del personaggio originale, la caratteristica fondamentale è rimasta immutata: Don Giovanni è un infaticabile seduttore. È sua convinzione infatti che, per dirla col Don Giovanni mozartiano, "chi a una sola è fedele verso l'altre è crudele". E dunque, se amarne una è far torto alle altre, non ne ama alcuna. Sempre alla ricerca di nuove conquiste, Don Giovanni non ama alcuna donna con cui giace. Non è fedele ad alcuna di loro. Nel piacere che traspare dagli occhi dell'attuale amante presagisce e già pregusta il piacere che leggerà negli occhi della successiva, perennemente perso in un vortice che non conosce pausa alcuna.

Anche Casanova, come del resto ogni libertino, è convinto che amarne una è far torto alle altre. Ma la conclusione a cui giunge è l'esatto opposto di quella di Don Giovanni. Casanova, infatti, le ama tutte. E a tutte è (e rimane, almeno a giudicare dalla passione con cui parla delle proprie amanti nella Storia della mia vita) fedele. Se quello mira a conquistare più donne possibili, questo mira invece a soddisfare il più possibile (e il massimo numero di volte possibile) la stessa donna. Don Giovanni è un instancabile seduttore che registra - come farebbe un contabile scrupoloso e distaccato col proprio libro mastro - tutte le proprie conquiste. Casanova un inguaribile sedotto che redige le proprie memoires più che altro per rivivere e riassaporare le trascorse passioni. Il primo gode dei piaceri procuratigli dalle amanti, le usa e poi le abbandona. E dopo le sfugge anche. Il secondo gode nel far godere le proprie amanti e, incapace di abbandonarle, vorrebbe tenerle tutte per sé. E se pure alle volte finisce per metterle nelle condizioni di abbandonarlo, non prenderà mai lui l'iniziativa, lasciando che a decidere siano sempre loro. O il Caso, entità supremamente femminile (il Fato nella mitologia greca è personificato da Ate, Tiche e le Moire, e forse non è un caso che nella religione cristiana la Provvidenza abbia poi preso il suo posto).

In breve, Casanova ama le donne fino all'idolatria. Don Giovanni sembra disprezzarle sopra ogni cosa.

Nonostante le apparenze, dunque, i due sono profondamente diversi. E incolmabile è la distanza che li separa. Tutta la distanza che passa tra mito e storia. Ma anche tutta la distanza che separa colui che disperatamente ama da colui incapace di amare.

Simone Collini/Grandinotizie.it/8 maggio 2001 ore 13:30


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