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"Sono ossessionato
dal sesso, mi piace filmarlo". Così il regista Tinto Brass
ha spiegato la sua scelta artistica. Sin dal film La Chiave
girato del 1983 con Stefania Sandrelli. Il suo modo di
intendere l'erotismo è assoluto e sempre espresso con schiettezza.
Perché a un certo punto della sua carriera, ha scelto di raccontare
il sesso?
"Ho deciso di affrontare a viso aperto la materia sesso che prima
era trattata surrettiziamente, come se ci si vergognasse a trattarla.
L'ho aggredita dal film La Chiave".
Esiste un confine tra pornografia ed erotismo?
"Ma certo che esiste! La materia è la stessa, il sesso, solo che
nell'erotismo prevale la mediazione linguistica, estetica, di
linguaggio, il modo con cui si racconta una cosa. La pornografia
racconta la cosa in sé per sé, indipendentemente da come è mostrata,
filmata, illuminata, da quali sono le battute o i movimenti di
macchina. Nella pornografia è importante mettere la macchina nell'inforcatura
delle cosce".
E lei che approccio ha?
"Quando dicono che io sono ossessionato dal culo dicono una mezza
verità. E' vero che il culo mi ossessiona, ma soprattutto mi ossessiona
il modo come filmarlo, come illuminarlo. Come renderlo, che si
esprima. Perché sono attratto dall'erotismo? Perché esiste solo
quando c'è una forma che lo esprime. La pornografia esiste comunque:
quando fai vedere un contenuto sessuale siamo nel campo pornografico.
Per arrivare all'erotismo ci vuole una mediazione estetica, linguistica.
Siccome io sono ossessionato da fatti estetici, l'erotismo per
me è un invito a nozze!".
Filone porno: filone ricco. E' un'industria in grado di salvare
il cinema italiano?
"Come industria no. Copre una fetta di mercato che riguarda solo
le video cassette. Non ci sono più i cinema a luci rosse. Le video
cassette oramai sono visionate nella tranquillità, intimità, nudità
della propria casa: è più comodo. Non è una soluzione per l'industria
cinematografica, ma ha le sue legittimazioni da tutti i punti
di vista. Anche quello di funzionare come strumento meccanico
per sollevare il pene a chi ha dei problemi di erezione. E provocare
delle lubrificazioni: ci sono anche delle donne che si bagnano
vedendo quei film, mi sta benissimo".
Tra le attrici dei suoi ultimi film, quale era la più imbarazzata?
E la più disinibita?
"Molto spesso ci sono dei problemi. Dipende dallo spessore dell'attrice.
La Sandrelli - La Chiave 1983 - è un'autentica attrice,
non ha avuto nessun problema a fare le scene che prevedeva il
copione. Tanto più una è un'attrice vera, tanto meno ha problemi.
Una "sgallettata" non è in grado di distinguere tra il personaggio
e la vita di tutti i giorni. Lascio all'immaginazione collettiva
i nomi…".
Qualche altro nome?
"La Koll - Così fan tutte 1991 - ha un bello spessore
di attrice: quando corrispondeva al personaggio lei non ha avuto
problemi a farlo. Altre hanno la "sindrome da mass media". Per
loro il mio film è un pretesto: hanno la notiziola sul giornale
e non si preoccupano di quello che stanno facendo. Le attrici
vere sanno distinguere tra un film con me e un altro che tratta
la materia sesso, ma che non è un film d'autore. Ci sono dei limiti,
hanno un bel culo ma un cervelletto un po' meno... La Grandi
- Miranda 1985 - ha avuto un periodo un po' alterno. Mi
aveva rinnegato e poi ha capito che aveva fatto un gran film".
Si sente un po' un talent scout?
"In ogni regista c'è il piacere di lavorare con grandi attori.
Io ho lavorato con Vanessa Redgrave o Silvana Mangano
e ho portato alla luce le loro qualità. Io sono la levatrice dei
talenti emergenti".
I provini…
"I provini… Intanto è un momento piuttosto infame, le attrici
sono chiamate a fare una scena senza sapere il contesto, cosa
succede. Malgrado questo riesco a cogliere il barlume di un qualche
talento che corrisponde per lo meno al personaggio che deve interpretare.
Rivendico un titolo di merito nel riconoscimento. Sono il loro
trampolino di lancio".
Perché non c'è mai la stessa attrice nei suoi film? E' una
sua scelta o delle attrici con cui ha lavorato?
"Perché sono ariete, l'ariete è attratto dalla novità. Io ho un'unica
donna fissa, stabile che è mia moglie, tutte le altre le cambio
costantemente. Ad ogni modo dipende dallo spessore dell'attrice:
con la Sandrelli farei un altro film, la curiosità non si è esaurita
con una volta sola".
Si identifica con il film che sta girando?
"Io devo essere in uno stato di eretio perennis quando giro un
film, altrimenti non ci riesco. Non sempre i registi ammettono
che fare cinema è una eretio… Al bando gli eufemismi, diamo "pene
al pene".
Perché ha scelto Anna Galiena per il suo nuovo film Angelo
Nero?
"Sono pieno di curiosità nei suoi confronti. Trabocco. Gli stimoli
che mi dà sono notevoli. Sono parecchi anni che ero attratto da
lei professionalmente, finalmente ho trovato la "chiave giusta"
per aprire lo scrigno del suo immaginario, soprattutto sessuale
ed erotico. Io sono molto fiducioso: è una grande attrice, ha
un corpo splendido. Vita stretta, dei fianchi sontuosi, un seno
opulento proprio come erano le donne degli anni in cui è ambientato
il film, nella metà del '45. E poi è come sono le donne del mio
immaginario: io le donne le ho scoperte a quell'età".
Rocco Siffredi è entrato nel mondo del cinema con i film porno
e ora ha interpretato con Romance un ruolo che lo ha inserito
nel cinema "colto". Che ne pensa?
"C'è un progressivo slittamento verso l'abbandono di certe ipocrisie.
Rocco Siffredi è un bel campione, un bel vessillo italiano,
è l'asta del vessillo. Di conseguenza incontra il successo e il
riconoscimento di un pubblico femminile sempre più vasto. Romance
non mi è piaciuto: è un film colto ma ci sono elucubrazioni tristi
sulla sessualità, masturbazioni mentali. Per quanto riguarda Rocco,
i suoi dieci minuti sono splendidi. Il punto di vista femminile
che emerge dal film non è una novità. La donna che rivendica la
sua sessualità, ma sono discorsi che si facevano negli anni Sessanta.
La cosa buona è stato l'utilizzo di Rocco Siffredi".
Valentina Venturi/Grandinotizie.it/19 aprile
2001 ore 20:30
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