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Come tutte le forme
di espressione, anche il linguaggio pubblicitario conosce fasi
diverse. Gli anni Ottanta sono segnati dal richiamo ai buoni sentimenti:
mulini bianchi, famiglie unite da una marca di pasta, atmosfere
serene e rassicuranti. Gli anni Novanta si aprono all'insegna
dell'invito al risparmio. Con la crisi economica la pubblicità
punta soprattutto ad enfatizzare la convenienza. Il tema centrale
di spot e manifesti è il prezzo. Dalla seconda metà del decennio
avviene una vera e propria "svolta erotica". Non perché il sesso
nella pubblicità sia una cosa nuova, anzi. Dagli anni Settanta
in poi la pubblicità televisiva è affollata di ammiccanti bionde
che invitano ad acquistare birre, calze e mozzarelle. Adesso però
il linguaggio si fa più esplicito e più forte. Negli spot cominciano
ad apparire abbigliamenti sadomaso, fruste e situazioni inimmaginabili
fino a poco prima. Voglia di cambiare e di stupire, ma anche di
sfruttare in pieno le potenzialità del mezzo.
Il predominio della televisione nel mondo della comunicazione
fa degli spot il veicolo pubblicitario più importante e più completo.
Lo spot può contare non soltanto sulle immagini, ma anche sul
commento musicale, sul tipo di luce, di fotografia, persino di
durata. Lo spot è di per sé un atto di seduzione. Entra nelle
case e cerca di conquistare il pubblico attraverso una serie di
segni e di simboli che spesso appartengono al linguaggio sessuale.
C'è l'ammiccamento, il corteggiamento, la conquista dello spettatore.
L'erotismo fine a se stesso non appartiene al linguaggio pubblicitario.
Lo spot non deve divertire lo spettatore, ma convincerlo ad acquistare
il prodotto. Per questo non è corretto parlare di spot "porno-chic".
La pornografia è il sesso per il sesso, cosa che non interessa
ai pubblicitari. Per gli spot è quindi più corretto parlare di
erotismo, mai di pornografia.
Sono moltissimi gli spot televisivi con messaggi appartenenti
al campo semantico dell'erotismo. E' il caso di quasi tutte le
pubblicità sui profumi, sia maschili che femminili. In primo piano
ci sono sempre corpi nudi bellissimi e levigati. Di sottofondo
melodie sensuali. È un richiamo al sesso "pacifico", gradevole.
Nulla di sconvolgente, insomma. Diversa la linea della Martini.
Qui gli spot sono dei cortometraggi lesbo-sadomaso, con due protagoniste
vestite in pelle nera che lottano fino a graffiarsi e a sanguinare.
Anche gli spot di articoli di vestiario (soprattutto se intimo)
hanno frequenti riferimenti al sesso. E' il caso degli spot Levis
del 1995. Due adolescenti si incontrano in gran segreto per fare
l'amore. Lui però compra i preservativi nella farmacia del padre
di lei e quando va in visita ufficiale dai futuri suoceri l'imbarazzo
generale è insostenibile..In questo caso sul sesso si fa ironia
e si manda al tempo stesso un messaggio sociale chiaro: non si
fa sesso senza profilattici. Anche la Diesel ha scelto di scherzare
sul sesso. La multinazionale di Renzo Rosso ne ha fatto
addirittura uno dei capisaldi della propria comunicazione pubblicitaria.
Celebre lo spot del bravo padre di famiglia che di nascosto gira
film porno. Cosa c'entrano i jeans in tutto questo? Nulla, ma
come dimenticare quello spot?
Si sono "dati al sesso" anche gli spot di gelati e dolci. Viene
spesso ripresa una bocca femminile che si avvicina ad un cremino
dalla evidente forma fallica, allo scopo di evocare, nemmeno tanto
velatamente, un rapporto orale. E' sempre il sesso il richiamo
forte usato dalla primavera del 2000 in poi per reclamizzare portali
e giornali on line. Il presidente dell'istituto di ricerca Future
Concept Lab Francesco Morace ha recentemente dichiarato:
"Il sexy spot è un messaggio ideale per comunicare le nuove tecnologie
e internet. E' un po' come se le umanizzasse. Un erotismo hard
può essere letto come una compensazione alla freddezza del computer,
della virtualità e di tutto quello che forse ancora non ci appartiene
fino in fondo". Secondo alcuni psicologi il sesso è invece l'esca
per spingere il pubblico a scoprire il nuovo mondo di internet.
Di fronte ad una novità non c'è nulla di meglio che far intravedere
una promessa di piacere sessuale.
D'altra parte tra i pubblicitari vale da sempre una massima: "Non
hai un'idea per la campagna? Sesso, sesso e ancora sesso!".
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/17 aprile
2001 ore 13:26
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