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L'idea di sensualità,
insieme a quelle di trasgressività, di sfrenata esuberanza e incosciente
eccesso, sono state strettamente connesse con la musica fin dalla
storia più antica, e addirittura ancora più indietro fino a perdersi
nel mondo del mito. Nell'antica Grecia Dioniso veniva celebrato
con canti e danze, e la funzione della musica era centrale. Musica
e vino facevano sprofondare i seguaci nella più profonda ed estatica
ebbrezza e i Misteri si concludevano nelle più sfrenate pratiche
orgiastiche. Facevano inoltre parte del seguito del dio ninfe
- figure mitologiche immaginate come bellissime fanciulle dedite
al canto e alla danza - e satiri, divinità raffigurate con coda,
corna e zampe caprine, sempre intenti a danzare e a suonare la
siringa o la zampogna, e dotate di enormi falli.
Lo stesso spirito che dominava i Misteri dionisiaci e i riti orgiastici
dei Baccanali romani attraversa più o meno incolume duemila anni
di storia, e torna a vivere in alcuni fenomeni che hanno caratterizzato
la scena musicale del ventesimo secolo.
Il blues, originariamente nato come canto di lavoro degli
schiavi neri, divenne agli inizi del secolo una musica dalla spiccata
sensualità, cantata da calde voci, suonata in ambienti il più
delle volte molto raccolti e affollati, bui e fumosi. Dal blues
nacque poi il jazz, genere musicale dal ritmo frenetico, che animò
la vita notturna delle maggiori città europee e americane lungo
tutta la prima metà del secolo scorso. Il clamore, e spesso lo
scandalo, accompagnavano le serate del Cotton Club di Harlem,
dei club di New York (dove Kerouac, Ginsberg e compagni
andavano ad ascoltare le folli note di Dizzy Gillespie,
Charlie "Bird" Parker, Miles Davis), delle "caves"
di Parigi (dove Sartre, Boris Vian e altri cosiddetti
"esistenzialisti" si riunivano per ascoltare le canzoni di Juliette
Gréco e di Edith Piaf), considerate dai cronisti dell'epoca
(i "cacacarte", come li chiamava Vian) dei veri e propri luoghi
di perdizione. Tanto che a poco a poco "esistenzialismo" finì
per diventare sinonimo di "immoralità".
Nella metà degli anni '50 (per la precisione nel 1954 con Rock
around the clock di Bill Haley) nasce il rock. Se per
le generazioni precedenti il blues era stato la musica del diavolo,
ora, per altri versi, il rock viene da più parti accusato di portare
i giovani alla perdizione, di eccitare gli animi, di favorire
la dissoluzione. Questo soprattutto perché il rock si è subito
imposto come musica giovane. Non solo perché era suonata da giovani
per i giovani, ma anche perché era alimentata da un fondamentale
senso di trasgressione, di rottura col passato e con tutti i suoi
valori. Era inoltre una musica da ballare, una musica vivace,
concitata, una musica per così dire sudata, che lanciava i corpi
in agitati movimenti e che generava eccitazione al limite dello
stordimento. Elvis Presley ne incarnò appieno lo spirito
con le sue canzoni d'amore, la sua voce calda e profonda e soprattutto
le sensuali movenze del suo bacino, che gli procurarono il soprannome
di "Elvis the pelvis".
Elvis fu tra l'altro il primo di una serie di personaggi che rappresentarono,
senza possibilità di distinzione, sia la figura della rock star,
che quella del sex symbol idolatrato e desiderato da milioni di
adolescenti (e non). Seguirono Jimi Hendrix, che fece della
sua chitarra un simbolo fallico dal quale far sgorgare note di
infinita dolcezza, ma anche sommessi lamenti e strazianti urla
di dolore; Jim Morrison, che fece scandalo più volte perché
durante i concerti, sul palco, aveva mimato fellatio con il chitarrista
Robby Krieger, gridato al pubblico di "fare l'amore col
vostro vicino finché non state male", slacciato i suoi pantaloni
e incitato le ragazze a salire sul palco e fare l'amore con lui.
Fu poi la volta dei Rolling Stones che, come si leggeva
sul loro primo album "sono più di un semplice gruppo: sono uno
stile di vita". Uno stile di vita fatto di sesso, alcol e droga,
perennemente sotto il segno della trasgressione. È rimasta impressa
nell'immaginario collettivo la foto di Mick Jagger che,
nei primi anni '70, dissacra il tabù della sessualità cavalcando
un fallo gigante.
Furono questi tra l'altro gli anni caratterizzati dallo slogan
del "sesso, droga e rock 'n' roll", ma anche gli anni del "flower
power", dalla cultura hippy che si era battuta contro la sessualità
istituzionalizzata e relegata nel solo rapporto familiare, anch'esso
formalizzato mediante rigide regole. Anche in questa battaglia
ruolo centrale venne ricoperto dalla musica, dalle canzoni dei
Greateful Dead, di Crosby, Stills, Nash & Young
(si pensi, solo per fare un esempio, al testo di Love the one
you're with), dei Jefferson Airplane e di tutti quegli artisti
che esaltarono l'amore libero nei "tre giorni di amore, pace e
musica" che si svolsero nell'agosto del '69 a Woodstock.
Terminati gli anni '60 il "fate l'amore, non fate la guerra" degli
hippie viene soppiantato, nella prima metà degli anni '70,
dal "trova e distruggi" dei punk. Le collanine colorate e
le coroncine di fiori cedono il posto agli spilloni e alle borchie.
La musica dei Sex Pistols è contro la sessualità istituzionalizzata,
ma anche contro la "normale ovvietà" del sesso, contro lo stesso
rapporto sessuale, definito dal cantante Johnny Rotten
("il marcio") Lydon come "due stupidi minuti di patetici
rantoli e di ridicoli sospiri". E tuttavia il sesso nella sua
valenza di trasgressione rimane centrale nella musica punk, sebbene
estremizzato in atteggiamenti sadomasochistici.
Uguale e contrario a quello del punk fu il movimento del Glam
Rock, fatto di mascara e di lustrini, di scambi di identità,
di travestimenti e di travestitismo. Icona di questa corrente
fu ovviamente David Bowie e il suo alter ego Ziggy Stardust,
(androgina creatura creata e incarnata da Bowie, e immortalata
in una foto di Mick Rock mentre mima una fellatio al chitarrista
degli Spiders from Mars Kick Ronson). Ma stelle lucenti
furono anche "l'iguana" Iggy Pop e il Lou Reed di
Walk on the wild side, di Vicious e di Venus
in furs.
Nel decennio successivo lo slogan "sesso, droga e rock 'n' roll"
è destinato a tramontare. Gli anni '80, infatti, portano poca
buona musica e un ospite indesiderato: l'Aids, che ha non
pochi rapporti con il mondo del rock (si porta via, tra gli altri,
la splendida voce dei Queen, Freddie Mercury) e
che è imparentato in maniera molto stretta sia col sesso che con
la droga.
Quello che segue è storia recente. La connessione fra sesso e
musica continua a vivere in modo più o meno esplicito, specialmente
nella musica latinoamericana, ispanica, o ispanoamericana,
che, tra l'altro, ha dato origine al tango, danza estremamente
sensuale. Ispanoamericani sono infatti gli attuali sex symbol
(i vari Ricky Martin e le varie Jennifer Lopez)
e latinoamericani i successi che si succedono un'estate dopo l'altra,
dalla Lambada alla Macharena, dal Menehito al Mambo.
Sesso e musica, insomma, sembrano andare ancora d'amore e d'accordo.
Sebbene oggi il connubio tra le due non miri - né porti - alla
trasgressione, ovvero al superamento, alla liberazione, alla rottura,
dei vincoli e delle divisioni tra uomo e dio (nei Misteri dionisiaci
e nei Baccanali), tra individuo e individuo (fine anni '60) e
tra uomo e donna (metà anni '70). Ma sembra essere invece unicamente
diretto al raggiungimento del più immediato divertimento.
Simone Collini/Grandinotizie.it/4 maggio 2001
ore 18:30
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