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Un prestito di
seicento dollari, il primo numero composto sul tavolo di una cucina,
un nome scelto per caso. In copertina una splendida Marylin
Monroe. È un boom: 50mila copie vendute d'un botto. Corre
il 1953. Inizia il culto di Playboy e del coniglietto in
frack che lo rappresenta nel mondo.
Hugh Hafner, Hef per il mondo, è l'artefice di un successo
editoriale senza precedenti. Seduce America proponendole una rivista
dai contenuti erotici, ma dalla veste elegante e patinata. La
seduce e ne "mette a nudo l'anima". Una volta denudata l'aiuta
a rivestirsi con abiti nuovi. "Nessuna persona intelligente -
scrive l'americano Thomas Weyr - può capire gli Stati Uniti
senza leggere Playboy, che è uno specchio della sua cultura".
Pochi numeri e accanto ai nudi generosi delle conigliette immortalate
da Helmut Newton e Russ Meyer compaiono i testi
di Irwin Shaw, Somerset Maughan e Norman Mailer.
Seguono quelli di Ernest Hemingway, Truman Capote,
Vladimir Nabokov, Jack Kerouac. Tutti già all'apice
del successo.
Non appena Alex Haley inaugura le sue Candid Conversation
- l'intervista a tutto tondo capace di trasformare un personaggio
in una star - giornalisti, scrittori, uomini politici e di spettacolo
iniziano a proporsi come nome da "mettere a nudo". E di buon grado
si concedono per almeno sei ore al proprio intervistatore: sei
ore infatti è considerato un tempo appena sufficiente perché un
giornalista possa idealmente spogliare il proprio interlocutore
come una coniglietta. Per intervistare Robert Redford,
Larry Dubois impiega due anni.
Bertrand Russell, Paul Sartre, i Beatles,
Fidel Castro, Malcom X: anche loro si denudano.
Persino Jimmy Carter, alla vigilia delle elezioni presidenziali
del 1976, si concede alle domande di Playboy. "Confessandosi,
temeva di perdere la Casa Bianca - racconta Hef - invece la guadagnò
grazie ai nostri sette milioni di lettori".
Nel gennaio del 1981 vengono intervistati anche John Lennon
e Yoko Ono: la rivista arriva in edicola il giorno dopo
l'assassinio dell'ex Beatles.
Negli anni Sessanta Hef diviene un dei principali bersagli dei
movimenti femministi. Lui si difende sostenendo che "prima di
scoprire i capezzoli delle donne, Playboy ha dato valore
al loro pensiero".
Il '71 segna l'anno del massimo splendore per il "coniglietto
in frack" ("il coniglio è un animale giocoso e sexy insieme. In
frack, poi, è particolarmente carino": così spiega Hef la scelta
del logo simbolo della sua rivista) viene tradotto in sedici lingue
ed edizioni diverse. Nel '72 sbarca in Italia e alle bionde californiane
in copertina sostituisce le bellezze mediterranee: la prima cover
è di Agostina Belli. La seguono Pamela Prati, Sabina
Ciuffini, Gloria Guida, Heather Parisi, Carla
Bruni.
E sul primo numero tricolore, diretto da Furio Lettich,
accanto a quella di Nabokov compare la firma di Italo Calvino
già mostro sacro della letteratura italiana. In seguito, chiamati
da nuovo direttore Oreste Del Buono, arrivano anche Pier
Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Sergio Saviane,
Alberto Bevilacqua.
Gli anni Ottanta segnano il declino della pubblicazione italiana
mentre negli Stati Uniti la rivista sostiene con difficoltà la
concorrenza dei nuovi magazine erotici, Penthouse in testa. Ma
è la rivoluzione telematica a decretarne la crisi. Il sesso virtuale
disponibile in Rete regala emozioni ben maggiori di quello offerto
dalle riviste patinate.
Ma se le edicole decretano la debacle della rivista, la storia
del costume ne rispetta il mito perché - come precisa Hef - "Playboy
non è una rivista del sesso, ma include il sesso nella vita, e
per questo è così unico".
E oggi a settantacinque anni suonati e "abbronzati" - festeggiati
a Milano - Hef rivendica il suo contributo alla rivoluzione dei
costumi sessuali, sostenendo che dalle colonne del suo giornale
patinato ha aiutato la gente a capire che "il sesso è gioia e
non solo procreazione".
Lia Romagno/Grandinotizie.it/ 17 maggio 2001
ore 15:38
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